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Marotta è l’uomo della rinascita: il dirigente che costruisce dalle macerie

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Beppe Marotta è l’uomo della rinascita nerazzurra in questi ultimi anni: il dirigente che costruisce dalle macerie

Ormai sappiamo tutti che il vero top player dell’Inter non è un giocatore, ma è un dirigente che porta il nome di Beppe Marotta. Dopo l’addio alla Juventus, il 13 dicembre 2018 sposa il progetto nerazzurro e assume l’incarico di amministratore delegato per l’area sportiva. Dal suo arrivo in nerazzurro il dirigente ha portato tanti cambiamenti positivi tra cui la cessione dell’ex capitano Mauro Icardi che era diventato “pericoloso” all’interno spogliatoio per il suo modo di comportarsi. In estate porta a Milano Antonio Conte, un allenatore che lui conosce molto bene e con cui ha vinto tanto alla Juventus, e su richiesta proprio del tecnico leccese acquista Romelu Lukaku dal Manchester United per 74 milioni di euro (l’acquisto più oneroso nella storia del club nerazzurro). Sotto la sua guida dirigenziale, al primo anno l’Inter torna a competere ad alti livelli sia in campionato, dove conquistato un secondo posto a -1 dalla Juventus, sia a livello europeo dove i nerazzurri arrivano in finale di Europa League che mancava da ventidue anni.

Il 2020 è l’anno della consacrazione all’Inter perché, grazie al straordinario lavoro di Antonio Conte, conquista il diciannovesimo scudetto che dalle parti della Milano nerazzurra mancava da 11 anni. Arrivano anche i momenti difficili per il dirigente nerazzurro perché in estate è costretto a cedere due pedine importanti della squadra come Hakimi (venduto al PSG per 60 milioni) e Lukaku (venduto al Chelsea per 115 milioni), oltre all’addio di Conte e il triste episodio di Eriksen agli Europei. Marotta si trova a fronteggiare un’emergenza della proprietà cinese Suning, ma nonostante il ridimensionamento riesce a fare acquisti funzionali al nuovo progetto Inzaghi come Dzeko, Calhanoglu (a parametro zero), Correa e Dumfries che adesso stanno dando i suoi frutti. Nuova prova di forza di Beppe Marotta che si dimostra nuovamente un top nel suo ruolo e conferma il debole per le sfide difficili, come è stata quella di riportare ad alti livelli un’Inter che prima navigava nella mediocrità. Adesso si può dire con certezza che lui è il volto della rinascita nerazzurra.