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Zenga: «Inter? Mi ricordo ogni partita che ho giocato»

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Walter Zenga, ex storico portiere nerazzurro, ha parlato al podcast dell’Inter. Queste le sue parole

L’ex storico portiere dell’Inter, Walter Zenga, è intervenuto ai microfoni del podcast ufficiale del club, dove ha parlato anche del suo periodo in nerazzurro:

INIZIO – «Il campo di allenamento era sui Navigli, l’allenatore era Italo Galbiati. Mi danno questa borsa con dentro il materiale e mi dicono: “guarda che lo devi curare, pulire e lavare”. Avevo quella maglia di lana nera con i bordi blu che se c’era freddo andava bene, se piove diventa un disastro ma con la bella stagione erano delle saune ma non ti interessava assolutamente nulla, non ci facevi nemmeno caso».

TREDICESIMO SCUDETTO – «San Siro così pieno non l’ho mai visto, l’ho visto sì la finale di Coppa UEFA con il Salisburgo però quella volta lì, a quattro partite dalla fine, vincere un campionato, ripeto a quattro partite dalla fine, e di là c’erano Maradona, Careca e compagnia bella. Dall’altra parte Gullit e Van Basten, Vialli e Mancini. Vincere così è devastante. Quando Lothar fa gol diventa un’emozione unica ma la cosa bella erano gli ultimi tre minuti che penso siano durati novanta».

ULTIMA PARTITA – «La cosa che mi ricordo come se fosse ieri è che noi arriviamo allo stadio, entriamo a vedere il campo, stava leggermente piovigginando e tutto lo stadio appena siamo entrati scandiva il mio nome. Mi diedero una forza enorme, entrai negli spogliatoi e  pensavo “io a questa gente qua devo regalare qualcosa” e così è stato. Sono uscito da vincitore. Io sapevo già di andar via e quando entrai in campo la gente, soprattutto la Curva, intonò il mio nome con forza, coma quasi a dirmi “lo sappiamo ma tu sei uno di noi”, In quella partita nemmeno con il bazooka mi avrebbero fatto gol. Poi mi hanno fatto una domanda in diretta e io, sono sempre molto schietto, mi dissero: “dicono che questa sia la tua ultima partita con l’Inter” e io risposi “e chi se ne frega”, perché quello era lo scenario nel quale uno se vuole uscire deve uscire da campione, non può farlo dalla porta secondaria».

INTERISMO – «Quando nasci interista è difficile scegliere una sola partita, sono state 473 e me le ricordo tutte, una ad una».