
La Gazzetta dello Sport si sofferma sul lunedì di Hakan Calhanoglu, in campo con la sua Inter per commemorare le vittime in Turchia
Sarebbe dovuta andare diversamente la partita tra Sampdoria e Inter per Hakan Calhanoglu, definito dalla Rosea “un leader ferito” nel lungo e toccante focus dedicato a lui:
CALHANOGLU– L’ultima settimana è stata a dir poco dura per Hakan Calhanoglu, devastato dalle notizie e dalle immagini in arrivo dalla sua Turchia, stravolta da un terremoto con pochissimi precedenti tantissime vittime. […] Ennesima missione compiuta per lui, migliore in campo a Genova e sempre più leader nel gruppo di Simone Inzaghi. Proprio quando altri mostrano passaggi a vuoto sul piano della concentrazione e su quello del nervosismo, lui dà l’esempio senza nemmeno farci caso. […]
Poi il campo: il riscaldamento con la maglietta “Pray for Turkiye” – tenuta anche sotto alla divisa durante la partita – e lo striscione che gli hanno dedicato i tifosi. “Vicini a Siria e Turchia – la scritta -, Calha uno di noi”. Infine, il toccante minuto di raccoglimento per il disastro del sisma, cominciato nel silenzio più assoluto e concluso con un toccante applauso unanime. Prendi un cuore, torturalo e rimettilo al suo posto: lo stato d’animo di Hakan a pochi minuti dal fischio d’inizio, con gli occhi lucidi a tradire lacrime trattenute a fatica.
[…]Ci potevano essere tutti gli alibi per avere la testa altrove, per un momento di disorientamento, per una concentrazione labile. E invece niente: Calhanoglu è stato il migliore in campo, continuo e costante, pronto a dare l’ennesima conferma della corretta scelta di Inzaghi.
[…]Per poco non ci è riuscito, con due conclusioni di potenza che hanno sfiorato di pochissimo il palo di Emil Audero. Quella maglia era pronta per essere mostrata alla telecamera per una composta esultanza, non è successo. Ma chissà quanta rabbia c’era in quelle conclusioni con ambizioni da gol partita. “La vita va avanti”, ha detto prima del match. Ma un calcio al dolore andava dato.