
Jones, il centrocampista inglese si racconta a DAZN: dall’impatto con il mondo nerazzurro al lavoro per la squadra oltre le statistiche
Ambizione, energia, esperienza e connessione con l’ambiente: Curtis Jones, in un’intervista concessa ai microfoni di Dazn, non si è risparmiato ripercorrendo i motivi che lo hanno spinto ad abbracciare il progetto dell’Inter di Cristian Chivu e fissando i traguardi per questa stagione, senza nascondere il grande sogno europeo.
SUL SUO ARRIVO ALL’INTER – «So che oggi il calcio è tutto incentrato su gol, assist e statistiche del genere. Io forse non segno tanto quanto altri, ma faccio tante altre cose sul campo che compagni e staff notano e apprezzano. Voglio aiutare la squadra e mostrare la miglior versione di me stesso. Quando abbiamo giocato contro l’Inter in Champions League, abbiamo vinto la partita (con il Liverpool, ndr) ma ho notato subito la connessione tra giocatori e tifosi. Io e il Liverpool abbiamo sempre avuto questo tipo di legame speciale con i fan, il nostro dodicesimo uomo in campo. Penso che per chi ama l’Inter valga la stessa cosa. Quindi è stata una scelta facile».
DA MILANO FINO ALLE DIFFERENZE CON LA PREMIER LEAGUE – «Qui è diverso. La mia famiglia è felice e questa è la cosa più importante. Sono arrivato in un club dove tutti sono fantastici. Mi sento a casa, non mi sento davvero come un nuovo acquisto. Mi sembra di essere qui da molto tempo. Differenze tra Serie A e Premier League? Non credo ci sia tutta questa differenza. Da fuori tutti pensano che la Serie A sia un campionato più lento e che il livello non sia così alto. Sono d’accordo solo in parte. Le partite sono più lente per il modo di affrontarci degli avversari. Al Liverpool era esattamente uguale. Essendo una delle squadre più forti del campionato, difficilmente gli avversari venivano a pressarci, ma rendevano tutto più difficile con un blocco basso. Se sei la squadra più forte, con i migliori giocatori, è questo quello che gli avversari faranno. In Italia come in Inghilterra».
COSA PORTI ALL’INTER? – «Energia, ma anche calma. Sono un giocatore a cui piace prendersi dei rischi, ma allo stesso tempo credo che sia importante venire a giocare bassi per non avere troppa pressione. Ma non voglio essere solo quel tipo di giocatore. In zona gol, voglio provare a fare gol, a servire assist. Ci sono dei momenti in cui mi prenderò dei rischi e non funzionerà, ma voglio sempre provare a portare energia e passione ai tifosi. L’obiettivo è vincere il campionato. Ma se vogliamo provare a lottare per la Champions League, credo ci sia bisogno di un’energia diversa. Io, Jones Stones e Djed Spence siamo qui per portare esperienza e intensità».
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SULLE CRITICHE ALLA SQUADRA – «I tifosi possono avere sempre le loro opinioni, ma se ripenso alla partita di Madrid, in cui ho fatto più tiri, ho creato più di chiunque altro nella squadra, in cui sono stato più coinvolto, in cui ho preso anche una traversa, non credo di essere molto d’accordo con le critiche post Madrid. Anche contro la Roma la squadra tutta non credo abbia giocato bene fino a quando non abbiamo segnato il primo gol. Ci saranno sempre partite in cui riusciremo a giocare bene, e sarà una soddisfazione, e altre in cui gli avversari non ci permetteranno di giocare così. Non incolperò mai un allenatore o un modo di giocare, preferisco focalizzare le responsabilità su di me. Non sarò mai timido. Non avrò mai paura. Non voglio essere un giocatore che ha sempre una via d’uscita facile. Voglio correre dei rischi con la palla, anche quando sono sotto pressione. Quando funziona è fantastico, ma devo accettare che non può essere sempre così. Ci sono cose che faccio in campo di cui i compagni si accorgono e che i tifosi potrebbero non vedere».
SULLA CHAMPIONS LEAGUE – «Sono convinto al 100% che possiamo essere competitivi in Champions League. Se guardo i miei compagni, per qualità e individualità, c’è la possibilità di segnare, fare assist, creare occasioni. Sento un forte spirito di squadra, un’energia generale. Siamo in grado di rimontare, anche quando l’avversario segna per primo. Non ci spaventiamo. Non perdiamo la testa. I tifosi sono fantastici. Anche questo è di grande aiuto. Sento semplicemente che la squadra ha quello che serve. Non avrei mai scelto una squadra che non avesse tutto il necessario. Ci possono essere dei dettagli da migliorare, ma il divario non è così ampio».