
Due espulsioni, due partite pesantissime e un filo rosso che riporta alla notte più dolorosa della Nazionale: contro lo Shakhtar Bastoni aveva convinto da centrale nella difesa a tre. Poi…
Ci risiamo. Alessandro Bastoni finisce sotto i riflettori per un’espulsione e, inevitabilmente, la memoria torna a Zenica, alla notte che ha segnato l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale. Questa volta è successo con la maglia dell’Inter, contro lo Shakhtar Donetsk, in una partita che i nerazzurri sono comunque riusciti a vincere grazie al gol decisivo di Carlos Augusto. Due cartellini rossi, due contesti differenti, un’identica necessità: imparare a governare le emozioni quando la tensione sale.
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Eppure, fermarsi all’espulsione sarebbe ingeneroso nei confronti della prestazione offerta dal difensore prima di quel fatale doppio giallo. Perché Bastoni, schierato da centrale nella difesa a tre, aveva disputato una gara convincente, mostrando qualità che appartengono al suo repertorio migliore: aggressività, coraggio, personalità e attenzione nelle chiusure.
Da Zenica a San Siro: il centrale torna al centro della scena
C’è un dettaglio che rende ancora più significativo il parallelismo: l’ultima volta che Bastoni aveva giocato da centrale in una difesa a tre prima della sfida europea era stata proprio a Zenica, contro la Bosnia-Erzegovina, nello spareggio mondiale del 31 marzo 2026. Quella sera, con l’Italia avanti 1-0, il difensore venne espulso direttamente al 41′ del primo tempo per un intervento in ritardo su un avversario lanciato verso la porta. Gli azzurri finirono poi eliminati ai rigori, mancando la qualificazione al Mondiale.
Contro lo Shakhtar, invece, Bastoni aveva interpretato bene il ruolo di perno della retroguardia nerazzurra. In una posizione che richiedeva letture rapide e capacità di gestire gli attaccanti avversari, aveva mostrato personalità, senza rinunciare ad accorciare in avanti quando necessario. Le sue chiusure erano state importanti e il suo atteggiamento, almeno fino al primo cartellino giallo, appariva quello di un difensore concentrato e pronto a prendersi responsabilità.
Il problema è arrivato quando la partita si è trasformata in una battaglia nervosa. Il primo giallo, comminato al 66′ per proteste, è apparso quantomeno discutibile nella gestione dell’episodio. Bastoni non ha però saputo resettare immediatamente la situazione: appena due minuti dopo, nel tentativo di liberarsi dalla marcatura di Ocheretko in area, ha allargato le mani colpendo l’avversario al volto. Un gesto evitabile, punito con la seconda ammonizione e la conseguente espulsione.
La differenza con la Bosnia: un’ingenuità che non cancella la prestazione
Il paragone con Zenica è inevitabile, ma va maneggiato con attenzione. Contro la Bosnia, Bastoni aveva commesso un errore grave in una situazione difensiva delicata, tentando un recupero in ritardo su un avversario lanciato verso la porta. Quell’episodio aveva pesato enormemente sul destino della Nazionale, ma la sconfitta non poteva essere attribuita esclusivamente al difensore: nel corso della partita erano emersi anche altri problemi e responsabilità, compresi errori nella gestione delle situazioni difensive.
Inoltre, nei giorni successivi Cristian Chivu aveva rivelato un particolare importante sulle condizioni del giocatore: Bastoni era arrivato alla convocazione azzurra in condizioni fisiche precarie, tanto che l’allenatore nerazzurro aveva raccontato di averlo lasciato con le stampelle. Un elemento che non cancella l’errore, ma aiuta a inquadrare meglio il contesto nel quale era maturato.
Contro lo Shakhtar, invece, non è emerso un problema legato a una rincorsa o a una condizione atletica insufficiente. Il rosso è stato soprattutto il risultato di una gestione sbagliata della tensione: Bastoni si è lasciato innervosire dagli avversari e ha reagito in modo sproporzionato a una situazione dalla quale avrebbe dovuto uscire con maggiore lucidità.
Lo stesso Chivu, nel post-partita, ha riconosciuto che il difensore era stato provocato, aggiungendo però che aveva commesso un’ingenuità. Una lettura equilibrata: riconoscere il contesto senza trasformarlo in un alibi.
L’Inter deve ripartire dalla prestazione, ma Bastoni deve imparare la lezione
La vittoria finale ha attenuato le conseguenze dell’espulsione, ma non deve far passare in secondo piano l’episodio. Lasciare la squadra in dieci in una partita europea complicata significa esporre i compagni a uno sforzo supplementare e rischiare di compromettere un risultato costruito con fatica.
Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato giudicare Bastoni soltanto attraverso il cartellino rosso. La sua prestazione da centrale aveva offerto indicazioni positive e confermato la sua capacità di interpretare il ruolo con qualità e personalità. Il punto non è mettere in discussione il suo valore, ma chiedergli maggiore controllo nei momenti di massima tensione.
Da Zenica a San Siro, il filo conduttore è la necessità di trasformare un errore in una lezione. La differenza sta nelle circostanze e nelle responsabilità, ma il messaggio per Bastoni non cambia: un difensore del suo livello deve saper distinguere una provocazione da un pericolo reale e non concedere agli avversari il vantaggio di una reazione impulsiva.
Contro lo Shakhtar l’Inter è riuscita a rimediare, trovando il gol vittoria nonostante l’inferiorità numerica. Non sempre, però, ci sarà un Carlos Augusto pronto a risolvere tutto. Bastoni resta un pilastro nerazzurro, ma la sua maturità passerà anche dalla capacità di non ripetere certi errori.