
Il ritorno al sistema collaudato ridà sicurezza e vittoria al De Kuip: dai tempi di Conte e Inzaghi certi meccanismi sono scolpiti nella memoria della squadra
Date all’Inter il 3-5-2 e nessuno si farà male. La notte di Rotterdam contro il Feyenoord ha spazzato via i dubbi e restituito al popolo nerazzurro la versione più solida, concreta e riconoscibile della squadra di Cristian Chivu. Abbandonato senza troppi rimpianti l’esperimento sfortunato del 3-4-2-1 — proposto dall’allenatore per far fronte all’emergenza numerica nel reparto avanzato —, l’Inter è tornata a fare ciò che le riesce meglio: dominare il campo attraverso spartiti e sincronismi mandarizzati nel tempo.
Dalle radici con Conte e Inzaghi al retroscena estivo di Chivu
Non si tratta di una semplice scelta tattica, ma di un vero e proprio abito sartoriale cucito addosso a questa rosa. È dai tempi di Antonio Conte, e successivamente con la gestione di Simone Inzaghi, che l’Inter interpreta e recita a memoria i principi del 3-5-2. Quei movimenti tra quinti, le catene laterali e i tempi di inserimento delle mezzali sono meccanismi Mandati a memoria che i veterani del gruppo conoscono alla perfezione.
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Già al suo arrivo sulla panchina nerazzurra lo scorso anno, Chivu aveva accarezzato la suggestione del 3-4-2-1 — motivo per cui la dirigenza in estate aveva seguito a lungo la pista Lookman per garantirgli quell’imprevedibilità tra le linee —. Tuttavia, lo stesso tecnico romeno aveva compreso molto presto quanto il vestito inzaghiano fosse l’unico in grado di garantire le necessarie coperture e l’equilibrio ideale tra i reparti. Il ritorno alla strada maestra si è rivelato ancora una volta la medicina corretta: riallacciati i fili con il passato, l’Inter ha ritrovato i tre punti e le proprie certezze incrollabili.