
Il nuovo esterno nerazzurro parla del suo arrivo all’Inter, delle caratteristiche tecniche, della fede e della famiglia: «La migliore qualità è probabilmente la duttilità». E su San Siro: «È uno stadio davvero iconico»
Djed Spence si racconta ai microfoni di DAZN. Il nuovo esterno dell’Inter ha parlato delle emozioni legate al suo arrivo in nerazzurro, delle proprie caratteristiche tecniche e delle persone che hanno accompagnato il suo percorso, senza dimenticare i ricordi legati al calcio e il significato della fede nella sua vita.
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L’arrivo all’Inter e i primi ricordi calcistici
«Quando mi ha chiamato l’Inter mi ha fatto sentire bene: è un grande club, sono molto contento. E’ una sensazione fantastica essere nei campioni d’Italia e in un grande club: speriamo di poter ripetere questa sensazione e di fare una grande stagione come l’anno scorso. Sono una persona divertente, tranquilla e sicura di me. Il mio primo ricordo legato al calcio? Non so, forse un giocatore: probabilmente Ronaldo e Ronaldinho, avevo le lo loro foto appese al muro.
Nessuno nel mio ruolo mi ha fatto innamorare del calcio, ho sempre avuto la passione per il gioco a dire il vero. Le mie caratteristiche? Il dribbling, portare la palla in avanti: ogni giorno lavoro sui cross. Se fisicità, duttilità e velocità sono i miei punti di forza? Sì, la migliore probabilmente è la duttilità».
La fede, la pressione e il significato di Godspeed
«Godspeed? E’ uno slogan che uso: faccio tutto alla velocità dettata da Dio. Quindi, qualunque sia la velocità alla quale Lui voglia che io vada, io lascio che sia Lui a guidarmi e ho semplicemente fede in Lui. E’ qualcosa a cui mi sono avvicinato più avanti nella mia carriera.
I compagni in spogliatoio? Parlo molto ma mi piace anche osservare: dipende dalla situazione. Prima della partita affronto la pressione pregando: poi lascio tutto nelle mani di Dio. Se dovessi spiegare chi è Djed Spence? Direi sicuro di sé e appassionato. Il numero 99? Sono nato il 0 e il numero preferito di mio padre è il 9».
La firma, la famiglia e il legame con San Siro
«Il giorno della firma con l’Inter è stato un giorno speciale per me e la mia famiglia: è stato un enorme onore entrare a far parte di questo club. Una giornata fantastica: c’erano mio padre, mia madre, mio cugino e le mie tre sorelle. Siamo una famiglia speciale, siamo molto uniti: le mie sorelle significano tutto per me.
Ashley Young? Un grande giocatore ai suoi tempi: ha avuto una grande carriera anche a livello internazionale. Sono già stato a San Siro? Circa due anni fa contro l’Inter: è stato bello, i tifosi urlano davvero. A San Siro si sente la loro presenza, è uno stadio davvero iconico. Maicon? Offensivo, fisico: un grande giocatore semplicemente».