
Sebastiano Esposito 7 anni fa faceva il suo esordio in Champions League con la maglia dell’Inter: Antonio Conte gli concede mezz’ora contro il Dortmund
Nel calcio ci sono sere in cui le favole s’intrecciano con la storia. È il 2019 e l’Inter di Antonio Conte si gioca le sue carte in Champions League contro il Borussia Dortmund: serve una vittoria a tutti i costi per restare in corsa.
Dopo il vantaggio siglato da Lautaro Martínez, i nerazzurri soffrono la pressione e la stanchezza di Romelu Lukaku. Con Alexis Sánchez infortunato, Conte decide di azzardare: a mezz’ora dalla fine manda in campo il diciassettenne Sebastiano Esposito. A soli 16 anni e mezzo diventa il secondo esordiente più giovane nella storia dell’Inter nella massima competizione europea, secondo solo al leggendario Giuseppe Bergomi.
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Non è una passerella di cortesia, ma una battaglia vera. Di fronte a lui svetta un gigante del calcio mondiale come Mats Hummels. Esposito, però, non mostra alcun timore reverenziale: attacca la profondità, brucia sullo scatto il difensore tedesco e fa valere la sua esuberanza fisica fino a farsi travolgere in area. Dal dischetto Lautaro si fa ipnotizzare da Bürki e sulla respinta il giovane attaccante manca per un soffio il tap-in che lo avrebbe consegnato alla leggenda. Toccherà poi a Candreva chiudere i conti sul 2-0, ma per Esposito quella è la notte della consacrazione, il primo capitolo di una dinastia calcistica condivisa con i fratelli Salvatore e Francesco Pio.
Oggi Sebastiano Esposito milita nel Sassuolo ed è un protagonista affermato in Serie A. Per l’esperienza accumulata sembra in circolazione da una vita, ma a ventitré anni ha ancora il tempo e le qualità per scrivere pagine importantissime. Quella notte magica contro il Dortmund, tuttavia, rimane impressa nella memoria di tutti gli appassionati.