Moratti ad AS: «Mourinho è il miglior allenatore che abbia mai avuto all’Inter, volevo portare Messi in nerazzurro». Poi svela il suo più grande rimpianto
Hanno Detto

Moratti ad AS: «Mourinho è il miglior allenatore che abbia mai avuto all’Inter, volevo portare Messi in nerazzurro». Poi svela il suo più grande rimpianto

Dall’addio di Mourinho al sogno Messi, l’ex presidente nerazzurro si racconta ad AS: «La Champions del 2010 è stata indimenticabile, ma eliminare il Barcellona mi ha dato ancora più gioia»

Lunga intervista di Massimo Moratti al quotidiano spagnolo AS. L’ex presidente dell’Inter ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza alla guida del club nerazzurro, soffermandosi sui campioni che ha sognato di acquistare, sui grandi trasferimenti del passato e sul rapporto con José Mourinho. Spazio anche a Lautaro Martinez, Ronaldo, Lionel Messi ed Eric Cantona, senza dimenticare i ricordi legati alla Grande Inter di suo padre Angelo e alla storica conquista della Champions League del 2010.

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— Presidente, in Italia i titoli sono importanti e continuerò a chiamarla così. Recentemente Joan Laporta ha raccontato al Corriere della Sera che il Barcellona aveva tentato di acquistare Lautaro Martinez, ma che Marotta aveva impedito il trasferimento.

«È da molto tempo che non parlo con Laporta, ma è logico. Lautaro fa parte della storia dell’Inter. È normale che Marotta abbia deciso di non venderlo. Forse finirà la sua carriera lì. Del resto, è logico che l’Inter faccia muro per il suo capitano e grande simbolo»

— A proposito di Inter e Barcellona, Ronaldo ha appena compiuto cinquant’anni. Fu lei a portarlo via ai blaugrana, in un’operazione che forse ha cambiato il calcio. Come riuscì a concludere quell’affare in tempi così rapidi, nel cuore della notte?

«Il punto è che il Barcellona aveva fissato un prezzo. Forse pensavano che fosse alto, ma per me non lo era. Lo considerai interessante, accessibile. Era un’operazione che potevamo permetterci. Poi, naturalmente, loro si pentirono, ma ormai era troppo tardi. L’accordo con l’Inter era stato concluso. Ronaldo era felicissimo di venire a giocare in Italia. Anche questo influì sul trasferimento. Il Barcellona si arrabbiò moltissimo, perché non se lo aspettava. Pensavano che con quella cifra Ronaldo non sarebbe andato via, ma per me non rappresentava un problema».

— Giovanni Branchini mi disse che il Barcellona aveva promesso a Ronaldo determinate cifre per il rinnovo, salvo poi fare marcia indietro. Come sono sempre stati, invece, i suoi rapporti con il Real Madrid? Florentino Pérez le portò via Mourinho, al quale era molto legato.

«Eccezionali, sempre. Nessun problema. Abbiamo sempre avuto un rapporto sano, piacevole. Sì, anche quando acquistarono Mourinho. Sono una persona tranquilla, che ama il calcio in tutte le sue sfaccettature. È uno sport nel quale può succedere di tutto, ed è questo che lo rende ancora più grande. Bisogna saper relativizzare le cose. Mourinho voleva andarsene e se ne andò».

— Mourinho desiderava allenare il Real Madrid. Ho l’impressione che lei abbia vissuto la sua partenza senza particolare amarezza.

«Sì, voleva andarsene. Che cosa potevo fare io? Il suo sogno era vivere un’esperienza al Real Madrid. E così è stato. Oggi lo vediamo nuovamente lì».

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MORATTI: «MOURINHO È STATO IL MIGLIOR ALLENATORE CHE HO AVUTO ALL’INTER»

— Ai suoi occhi Mourinho è cambiato come allenatore? Al di là della recente sfida al Camp Nou, la sua carriera sembrava attraversare un momento difficile. Dopo la sconfitta per 3-4 contro la Roma all’Olimpico, molti parlavano di declino. Ora, invece, il quadro sembra completamente diverso.

«Ho grande stima di Mourinho. Conosco il suo carattere, e quello è difficile da cambiare. La sua ossessione per la vittoria è sempre riconoscibile. Grande personalità, determinazione… Il punto è che il calcio è cambiato, è diventato sempre più complicato. Ci sono tante novità, idee moderne… Bisogna adattarsi, ma Mourinho è sempre lo stesso. Bisogna anche aggiungere che i calciatori di oggi non sono quelli di una volta. Voglio dire che il senso di appartenenza si regge su equilibri fragili. Senza dubbio c’è meno attaccamento a un club. Non è facile gestire tutto questo. Da questo punto di vista, Mourinho è uno degli allenatori più preparati a gestire magnificamente un gruppo e a trasmettergli una mentalità vincente. Non ho dubbi. Lo ripeto perché lo conosco. È il miglior allenatore che abbia mai avuto all’Inter. Sono molto legato a lui. Quello che ha fatto qui in due anni è stato il massimo».

MORATTI: «HO FESTEGGIATO PIÙ L’ELIMINAZIONE DEL BARCELLONA CHE LA VITTORIA DELLA CHAMPIONS»

— Ripensando alla Champions League conquistata nel 2010, quale momento le regalò la gioia più grande: l’eliminazione del Barcellona oppure il successo nella finale contro il Bayern Monaco?

«Sono stato più felice al Camp Nou. Ho festeggiato persino di più la qualificazione alla finale dopo aver eliminato il Barcellona di Guardiola rispetto alla vittoria per 2-0 sul Bayern Monaco al Bernabéu. È stato tutto sensazionale, senza dubbio. Indimenticabile».

MORATTI: «VOLEVO MESSI ALL’INTER. LO AVEVO VISTO QUANDO ERA ANCORA UN RAGAZZINO»

— In una recente intervista lei ha confessato che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di portare Messi all’Inter. Quanto c’era di vero in quella dichiarazione?

«Più che parlare di follia, le dirò un’altra cosa. Lo vidi giocare in una competizione Under 17, quando ancora nessuno parlava di lui come di una futura stella mondiale. Capii subito che era speciale. Non soltanto per la sua qualità, ma anche per la fame e la voglia di vincere. Messi faceva già paura. Ricordo che già allora parlavo di lui con molti giornali italiani. Sì, volevo acquistarlo. In effetti, feci in modo che venisse contattato diverse volte, ma senza mai fare nulla di scorretto o che potesse risultare spiacevole. Sapevo che il Barcellona, il club che lo aveva aiutato a crescere, stava per proporgli un contratto. Non volli intromettermi. Quello che è successo dopo è storia. Il Barcellona riuscì a trattenerlo saldamente. Voglio anche sottolineare che Messi, in qualche modo, mi ringraziò per l’interesse. Mi regalò la sua maglia per dimostrarmi la sua simpatia. Me la fece recapitare, sì».

MORATTI: «MESSI ERA UNA DELLE MIE GRANDI DEBOLEZZE»

— Messi rappresenta il grande rimpianto della sua carriera da presidente, il campione che avrebbe voluto portare a Milano senza riuscirci?

«Sì, anche se, conoscendo l’affetto che legava il club e il giocatore, non è che abbia forzato molto la mano, sinceramente. Non lo considero qualcosa che non sono riuscito a ottenere, perché, come le ho detto, non ho insistito troppo. Ammetto però che Messi era una delle mie grandi debolezze in quegli anni. Lo ammiravo moltissimo».

— C’è un altro calciatore che avrebbe voluto fortemente acquistare, ma che non è mai riuscito a vestire la maglia nerazzurra?

«Eric Cantona. Un giocatore fantastico. È stato lui il vero grande sogno proibito».

«LA GRANDE INTER DI MIO PADRE? LUIS SUAREZ ERA L’ARCHITETTO»

— Torniamo alla Grande Inter di suo padre, quella di Mazzola e Luis Suárez, protagonista di sfide memorabili contro il Real Madrid. Qual è il ricordo più vivo di quell’epoca?

«Il presidente era mio padre. Forse quello è stato il periodo più bello della storia del club. Gli anni di Helenio Herrera, cinque stagioni nelle quali l’Inter lottò per vincere tutto in Italia e in Europa. Le Coppe dei Campioni contro Real Madrid e Benfica, gli anni Sessanta, sempre con lo stesso gruppo di giocatori… E soprattutto il grande Luisito, l’architetto. Una persona straordinaria, che cambiò la direzione del calcio. Un precursore. Uno dei migliori calciatori di sempre del campionato italiano».

— Ancora oggi la dirigenza dell’Inter si rivolge a lei per un parere sui giocatori o sulle operazioni di mercato? In passato ha portato in nerazzurro tantissimi campioni, da Recoba a Zanetti, passando per Vieri, Ibrahimović, Figo, Milito ed Eto’o.

«No. Ormai cerco di nascondermi. Non rispondo. Non voglio intromettermi in nulla. Cerco sempre di restare in disparte, per non interferire in alcun modo. Sono fuori dal mondo del calcio, anche se continuo a seguirlo».

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