
I cugini festeggiano la stracittadina come fosse un trofeo, ma dopo la sbornia arriva puntuale la realtà: il derby non assegna coppe e a fine stagione contano soltanto i titoli conquistati
C’è qualcosa di tremendamente affascinante nel nuovo Milan. Una squadra che sembra aver trovato una missione esistenziale, un obiettivo capace di andare ben oltre la semplice ambizione sportiva: battere l’Inter. Tutto il resto, evidentemente, può aspettare. Anche l’Europa League, a giudicare da quanto accaduto contro il Ferencvaros subito dopo la vittoria nel derby.
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La sensazione, osservando i cugini rossoneri, è che si stiano lentamente trasformando nel Torino nei confronti della Juventus. Una sorta di specializzazione nella stracittadina, un campionato parallelo nel quale il risultato più importante dell’intera stagione è rappresentato dai novanta minuti contro i rivali cittadini. Vincere il derby diventa una questione di principio, quasi una ragione di vita. Tutto il resto passa in secondo piano.
E così, dopo aver battuto l’Inter, ecco partire i festeggiamenti, le celebrazioni, le rivendicazioni e quella sensazione di aver conquistato qualcosa di straordinario. Peccato che ci sia un piccolo dettaglio: il trofeo Derby non esiste. Non c’è una coppa da sollevare, non c’è una medaglia da aggiungere alla bacheca e soprattutto non vengono assegnati punti bonus in classifica per aver battuto i nerazzurri.
La sconfitta contro il Ferencvaros, arrivata proprio dopo la stracittadina, ha riportato immediatamente il Milan con i piedi per terra. Perché il calcio, quello vero, non si esaurisce in una partita contro i rivali di sempre. Ci sono competizioni da affrontare, obiettivi da raggiungere e soprattutto trofei da conquistare. Ecco, forse è proprio questo il particolare che qualcuno dalle parti di Milanello dovrebbe ricordare.
Dall’altra parte del Naviglio, invece, la prospettiva dovrebbe essere decisamente diversa. Perché per l’Inter il derby deve rappresentare una partita importante, certamente sentitissima, ma non può diventare l’unico metro di giudizio di un’intera stagione. L’ambizione di un grande club è vincere i trofei, non vivere di soddisfazioni momentanee contro i cugini.
Il paragone con il Torino non vuole essere una provocazione fine a sé stessa, ma una fotografia ironica di una mentalità che sembra prendere sempre più piede: preparare la partita contro la rivale cittadina come se fosse l’appuntamento più importante dell’anno, salvo poi rischiare di perdere di vista tutto il resto.
Naturalmente, perdere un derby fa male e vincerlo regala una soddisfazione enorme. Nessun interista potrebbe sostenere il contrario. Ma esiste una differenza sostanziale tra godersi una vittoria e trasformarla nel principale obiettivo stagionale.
La stagione non si giudica a settembre, ottobre o dopo una stracittadina. Si giudica a maggio, davanti alla classifica e soprattutto davanti alla bacheca. E lì non ci saranno premi per chi ha esultato più forte dopo il derby.
I rossoneri, intanto, possono continuare a godersi la loro piccola rivincita. L’importante è che non dimentichino di avere anche altre partite da giocare. Perché battere l’Inter è bello, ma alzare un trofeo a fine stagione è decisamente un’altra cosa.
E dalle parti di Appiano Gentile, possibilmente, si preferisce parlare di coppe piuttosto che di celebrazioni altrui.