Hanno Detto
Bergomi sull’Inter: «Chivu entra nella testa dei giocatori, lo staff lo completa ma lui arriva al cuore»

Bergomi, ex capitano nerazzurro, ha manifestato grande entusiasmo per la crescita dell’Inter e il lavoro del tecnico dopo la vittoria sulla Lazio
Dopo la vittoria dell’Inter per 2-0 contro la Lazio, Giuseppe Bergomi ha commentato la prestazione dei nerazzurri e il lavoro di Cristian Chivu negli studi di Sky Sport. L’ex capitano dell’Inter ha elogiato la maturità mostrata dalla squadra, sottolineando la qualità del lavoro tattico e mentale portato avanti dal tecnico rumeno.
«Sono stati bravi, l’Inter fa sempre dei bei gol quando segna. Quello contro la Lazio è arrivato presto e ha indirizzato la partita. La Lazio non pressava forte e voleva restare in partita, ma l’Inter ha gestito bene. Ha cambiato tipo di marcatura rispetto all’anno scorso: con cinque giocatori alti e altri meno alti, Chivu ha scelto la zona. È stata una partita seria, preparata bene», ha spiegato Bergomi.
«L’Inter ora tiene l’intensità più a lungo»
Bergomi ha notato una differenza significativa rispetto alla gestione precedente: «L’Inter l’anno scorso calava dopo la prima mezz’ora, ora tiene alta l’intensità e l’aggressività. Quando non riesce a riaggredire, commette fallo e si ricompatta subito. L’idea di raddoppiare e di andare a riaggredire è chiara, e la squadra lo fa con continuità».
L’ex difensore ha comunque ricordato che mantenere certi standard non è semplice: «Rimanere sempre al vertice non è scontato. L’Inter gioca bene, ma quando le partite si sporcano e il livello si alza, forse manca ancora qualcosa per gestire certi momenti».
«Chivu arriva al cuore, lo staff lo completa»
Poi Bergomi ha raccontato un retroscena sul tecnico: «Chivu ha una storia particolare. Ha iniziato con l’Under 14, poi ha rifiutato subito la Primavera, salvo accettarla più avanti prima di passare al Parma. Mi hanno detto che è un ragazzo che arriva al cuore e sa tirare fuori il meglio dai giocatori».
Infine, un elogio alla sua leadership silenziosa: «Negli staff moderni con 7-8 collaboratori ci si completa, ma conoscendo i suoi valori morali e la sua comunicazione perfetta, si capisce perché l’Inter si sia affidata a lui. Doveva entrare nella testa dei giocatori, e lo ha fatto. È in linea con quello che gli veniva chiesto».