Bazzani: «L'Inter resta la squadra più forte, la Roma è la principale rivale. Nessun caso Dimarco. Icardi? Non serve né lui né una quinta punta. Ecco perchè» - ESCLUSIVA
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Bazzani: «L’Inter resta la squadra più forte, la Roma è la principale rivale. Nessun caso Dimarco. Icardi? Non serve né lui né una quinta punta. Ecco perchè» – ESCLUSIVA

L’ex calciatore e attuale opinionista DAZN, Fabio Bazzani, analizza la reazione nerazzurra contro il Feyenoord, le caratteristiche di Spence e Zielinski, le difficoltà negli approcci alle partite e la corsa scudetto

Fabio Bazzani, ex calciatore e oggi opinionista di DAZN, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Internews24 per analizzare il momento dell’Inter dopo la vittoria contro il Feyenoord e la sconfitta nel derby contro il Milan. Nel corso dell’intervista ha affrontato diversi temi: dalle soluzioni tattiche a disposizione di Cristian Chivu alle caratteristiche dei singoli, passando per le difficoltà negli approcci alle partite, il rendimento di Federico Dimarco e le prospettive nella lotta scudetto. Ecco le sue dichiarazioni.

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Dopo la sconfitta nel derby, l’Inter era chiamata a una risposta immediata a Rotterdam. Quanto è stata importante la reazione della squadra contro il Feyenoord?

«L’Inter, dopo il derby perso, sapeva di non poter sbagliare la partita di Rotterdam e di conseguenza è andata in campo con una mentalità di chi voleva subito indirizzare la partita e di chi era rimasto un attimino toccato e scottato dal derby. L’Inter se attacca la spina e ritrova subito quelle energie è una squadra che non ha perso la propria forza e i propri valori».

Quali differenze può offrire Spence a Chivu rispetto a Diouf?

«Spence è un giocatore meno qualitativo, ma può dare molta profondità e forza. Diouf è più giocatore da uno contro uno e viene più dentro il campo per caratteristiche. Mette più forza, mette più gamba, mette più profondità. Diouf mette un pochino più di qualità e imprevedibilità. Forse è il giocatore che ha un po’ più di uno contro uno, un po’ più di spunto nell’Inter».

Spence aveva comunque iniziato bene anche il derby contro il Milan, prima di calare nella ripresa. Come giudica la sua prestazione?

«Il primo tempo di Spence non mi era dispiaciuto nel derby, non l’aveva fatto malissimo. Aveva trovato poi Maignan che gli ha fatto quella grande parata. Nel secondo tempo è vero che si è spento, però mi è sembrata un’Inter spenta in generale».

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Anche Zielinski è stato protagonista contro il Feyenoord. Quanto può essere importante il suo contributo?

«Zielinski, conosciamo le qualità, conosciamo la forza di questo giocatore. Ieri ha trovato questo bellissimo gol da fuori area. Nel derby non ha giocato tanto, ma lui e Spence sono due giocatori importanti».

Zielinski può essere maggiormente valorizzato nel ruolo di mezzala sinistra oppure davanti alla difesa?

«Zielinski è un giocatore che mi piace anche da interno perché gli dà la possibilità di arrivare vicino all’area di rigore. Non dico che sia un po’ riduttivo, ma ruotano tanti centrocampisti di Chivu. Lui è un giocatore molto pericoloso sia in area di rigore che con i tiri dal limite. Lo può interpretare tutti e due, ma quando c’è Calhanoglu è normale che vada a fare la mezzala. Vedo più Calhanoglu come titolare in regia».

Uno dei temi più discussi dell’inizio di stagione nerazzurro riguarda gli approcci alle partite. L’Inter si è trovata spesso costretta a rimontare e nel derby non è riuscita a farlo. Secondo lei da cosa dipende questa difficoltà? È una questione mentale, tattica oppure legata agli avversari?

«Tattico no, perché comunque sia tatticamente l’Inter ormai conosce a memoria i principi che ha, ce li ha ben chiari, non è che ha snaturato un modo di giocare. Nel primo tempo del derby sì, ma non è che hai sbagliato l’approccio perché giocavi 3-4-2-1. I gol che l’Inter prende non sono figli del sistema di gioco, ma sono figli di una marcatura non fatta da Bisseck su Pulisic e un calcio d’angolo dove l’Inter rimane un po’ passiva su uno schema del Milan. Lì il sistema di gioco non c’entra niente, il sistema di gioco lì può avere influito sul fatto che l’Inter aveva meno armi offensivamente, non avendo le due punte quindi non ha riconosciuto determinate situazioni.

Tu mi hai fatto la domanda sull’approccio, l’approccio parte sempre dalla testa, non dal sistema di gioco. È difficile trovare la motivazione perché credo che Chivu ci abbia lavorato tantissimo, ci lavori con i giocatori durante la settimana, però se è una cosa ripetitiva, chiaro che ti balza agli occhi il pensiero che potrebbe essere, non dico superficialità, però anche un eccesso di confidenza. Un eccesso di consapevolezza di questa squadra che comunque è campione d’Italia e la più forte, ha percepito in questi anni di esserlo e magari tende anche inconsciamente ad approcciare in maniera un po’ morbida perché tanto prima o poi sa che la prenderà in mano questa partita.

Cosa che poi è successa perché nonostante sia andata sempre sotto, tranne che nel derby, bene o male le partite dopo le aveva portate a casa in campionato. Lì è veramente un aspetto difficile da fuori, perché credo che Chivu ci lavori giorno e notte, però se poi la cosa si ripete diventa una roba abbastanza inspiegabile. Io credo che sia proprio un aspetto che magari tendi, nel senso buono del termine, ad approcciare un po’ in maniera soft perché sai che la tua forza e la tua qualità comunque sia nell’arco dei 95 minuti, cioè non hai bisogno di risolvere tutto subito».

Federico Dimarco è finito sotto accusa per il suo rendimento e nelle ultime partite è stato superato nelle gerarchie da Carlos Augusto. Secondo te questo momento può essere legato anche alla questione del rinnovo contrattuale?

«Per quello che riguarda Dimarco adesso non conosco bene il ragazzo, però so quanto è legato alla maglia dell’Inter e cos’è l’Inter per lui. Di conseguenza non credo che un ritardo del contratto lo possa destabilizzare o togliere dall’attenzione dell’Inter perché comunque credo che sia un giocatore che quando mette la maglia dell’Inter non pensa più al contratto.

Penso che sia un calo fisiologico, psicofisico che ci possa stare, ma sono altrettanto certo che nel momento in cui arrivano le partite che contano l’Inter avrà bisogno di Dimarco e avrà Dimarco perché l’anno scorso ha fatto quello che ha fatto. Non sempre puoi ripetere quei tipi di campionati, ma rimane un giocatore di grande qualità, di grande personalità e nonostante un periodo di appannamento credo continuerà a essere un protagonista dell’Inter. Non credo che un ritardo del prolungamento lo possa aver destabilizzato e avergli fatto calare il rendimento».

Si è parlato anche della possibilità che l’Inter possa intervenire sul mercato per acquistare una quinta punta, con il nome di Mauro Icardi tra quelli accostati ai nerazzurri. Considerando anche il lungo infortunio di Lautaro, sarebbe un investimento opportuno?

«Secondo me no, credo che giocando come gioca l’Inter quattro attaccanti ha già un reparto offensivo di livello perché poi andando ad aggiungere un altro sì, ti può dare un’opzione in più, ma poi magari ti può togliere a quelli che hai già che comunque secondo me sono di valore perché Pio Esposito ha dimostrato di poterci stare, Thuram è sempre comunque sia una garanzia. Bonny quando è stato chiamato in causa comunque sia più o meno per me il suo contributo lo può dare e soprattutto c’è un Lautaro che secondo me è il vero giocatore che fa la differenza dell’Inter perché non solo è un leader tecnico ma è un leader emotivo, caratteriale. Di conseguenza penso che siano sufficienti quei quattro per poter essere competitivi ad un certo livello».

Il Milan ha conquistato il derby e può aver acquisito fiducia da questa vittoria. Può diventare una seria candidata per lo scudetto?

«Il Milan è chiaro che ha vinto un derby che ha sempre una parte importante e ti può dare quella fiducia, quella autostima. È anche vero che il Milan aveva perso solo una partita con il Bologna, ma è un percorso nuovo, è una costruzione nuova con Amorim. Per vincere un campionato ci vuole continuità e quindi per il Milan non è scontato trovarla, proprio perché è una squadra che è in costruzione con un nuovo allenatore, con un nuovo modo di pensare. Quindi mi dà l’idea della squadra che può fare una partita con tutti perché ha le qualità per poterlo fare, ma poi nelle rotazioni, nella continuità magari può pagare qualcosa».

Se l’Inter è la favorita per lo scudetto, chi vede come principale antagonista nella corsa al titolo?

«Io magari vedo più la Roma come anti-Inter, se mettiamo l’Inter come favorita perché ha lo scudetto sul petto, la Roma invece è già al secondo anno di Gasperini. È una continuità del lavoro di Gasperini, ha innalzato la qualità delle alternative. Molto dipenderà anche dal percorso in Champions, ma la Roma è una squadra con un’identità già certa, una sicurezza, una personalità soprattutto nel campionato italiano. Di poter essere, come posso dirti, la principale competitor all’Inter che ovviamente gli diamo l’etichetta della favorita essendo campione d’Italia, essendo ovviamente ancora la squadra più forte come rosa e tutto. Vedo la Roma come rivale più credibile».

SI RINGRAZIA FABIO BAZZANI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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