
Lautaro, dal ritiro dell’Argentina, toglie sassolini dalle scarpe rivelando come alcuni compagni pensassero alla rassegna iridata piuttosto che al club
Un retroscena destinato a far discutere quello svelato da Lautaro Martinez nel corso di un’intervista rilasciata dal ritiro della nazionale argentina durante la sosta. Il capitano dell’Inter è tornato con la memoria al periodo immediatamente precedente ai Mondiali del Qatar 2022, lanciando frecciate pesanti ad alcuni ex compagni di spogliatoio accusati di aver tirato i remi in barca per preservarsi in vista della competizione iridata.
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Lo sfogo del Toro: «Pensavano più al Mondiale che all’Inter»
Nelle parole del centravanti emerge tutto il rammarico per la mancanza di attaccamento dimostrata da una parte del gruppo in quei mesi caldi della stagione, contrapposta al proprio senso del dovere:
«In quel periodo c’erano tre o quattro compagni dell’Inter che avevano anche loro dei problemi fisici e pensavano più al Mondiale che al club. Io invece sono diverso. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, perché lo sento dentro di me».
Chi sono i destinatari? L’analisi di Tuttosport tra ex e indiziati
Immediata la caccia ai nomi da parte della stampa. Come sottolineato da Tuttosport, il quadro tracciato da Lautaro porta direttamente a tracciare un identikit piuttosto nitido di quei giocatori che, tra acciacchi reali o presunti, saltarono diverse gare in nerazzurro per poi presentarsi al top con le rispettive selezioni. Il primo principale indiziato è Romelu Lukaku, fermato da un infortunio alla coscia già in agosto e rientrato brevemente a ottobre prima di fermarsi nuovamente fino al Mondiale.
A lui si aggiunge Marcelo Brozovic, per il quale il mese di ottobre fu fatale a causa di un guaio muscolare che lo portò a disputare solo spezzoni di gara in nerazzurro in vista della rassegna iridata. Infine, tra i possibili destinatari della frecciatina viene inserito anche Denzel Dumfries, gestito con maggiore cautela da ottobre in poi e limitato a sole due partite giocate per tutti i novanta minuti tra campionato e Champions League.