Handanovic sul derby e la porta dell'Inter: «La gestione di Martinez è perfetta. Chivu? I risultati parlano per lui. Sul mio futuro dico questo»
Hanno Detto

Handanovic sul derby e la porta dell’Inter: «La gestione di Martinez è perfetta. Chivu? I risultati parlano per lui. Sul mio futuro dico questo»

Handanovic, l’ex capitano nerazzurro si racconta a Repubblica: i ricordi del derby, l’alternanza tra i pali e il sogno panchina

Intervistato da Repubblica, l’ex portiere dell’Inter Samir Handanovic ha parlato della gestione di Martinez, della sfida scudetto nel derby di Milano e del suo futuro personale:

SUL SUO PRIMO DERBY – «Era il 7 ottobre 2012. Samuel segnò subito, finì 1-0. Per me era tutto nuovo: le coreografie, l’atmosfera, San Siro che impazzisce».

SUL DERBY DEL LOCKDOWN – «Noi portieri siamo lì per quello. Fu strano, nello stadio vuoto. Ma i derby normali non esistono. Capita di tutto, compreso che la squadra più in difficoltà vinca e ribalti un campionato. Come loro l’anno dopo con Giroud. Ecco, se potessi rigiocare un derby, sarebbe quello».

SU MAIGNAN E PEPO MARTINEZ – «Mike è una certezza, Pepo ha tutto da dimostrare. Ha tanti occhi puntati su di lui e un’eredità pesante da gestire. In porta ogni errore finisce sotto la lente d’ingrandimento. La differenza la fa il carattere».

SULLA CONCORRENZA TRA MARTINEZ E PROVEDEL – «È sana. Chivu li ha gestiti benissimo, con grande sensibilità, dando fiducia a Martinez anche nei momenti complicati e concedendo a Provedel la sua occasione al momento giusto».

SU CHI GLI HA INSEGNATO DI PIU’ – «Adriano Bonaiuti. Mi ha seguito per 11 anni, non l’ho mai messo in discussione. Ogni portiere deve trovare una filosofia e seguirla. Io ho seguito la sua e lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me».

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SUGLI ALLENATORI PIU’ IMPORTANTI – «Spalletti e Conte. Il primo mi chiedeva di essere l’uomo in più nella costruzione. Ero già pronto, sapevo giocare con i piedi. Da Conte ho imparato la mentalità vincente, che coinvolge tutto il club. L’asticella si alza per tutti».

SU CHIVU COME ALLENATORE – «È bello che l’Inter abbia dato questa opportunità a un allenatore cresciuto nel club, che si è dimostrato all’altezza. Cristian conosce il calcio, viene dalla scuola dell’Ajax, sta facendo bene, i risultati lo dimostrano».

COS’E’ CAMBIATO QUANDO E’ DIVENTATO CAPITANO DELL’INTER – «Rimasi la stessa persona, ma con più responsabilità. La fascia toglie energie al campo. Devi essere un esempio in tutto: come ti presenti, come ti alleni, il comportamento, persino i vestiti. Devi essere giusto con i compagni, e fare da tramite con allenatore e società».

COME CAPIRE QUANDO RITIRARSI – «Quando perdi il fuoco dentro. Vai allo stadio e non senti più il brivido. Per me non è stato faticoso smettere, sapevo già cosa volevo fare. Ho sostituito il campo da calcio con quello di padel. In un anno da osservatore per l’Inter, ho studiato da tecnico. Poi per due ho allenato le giovanili».

SULLE POSSIBILITA’ DOPO L’ESPERIENZA ALL’INTER – «De Zerbi mi voleva al Brighton. Mi sarebbe piaciuto vederlo lavorare da vicino, anche come secondo portiere. Ci furono contatti con la Fiorentina di Italiano, ma niente. A Udine mi piacerebbe tornare come allenatore».

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SULL’ESPERIENZA COME ALLENATORE DELLE GIOVANILI DELL’INTER – «Ho dato ai ragazzi tante cose e ho imparato molto da loro, anche a livello emotivo. Devi essere educatore e psicologo. I giovani sono spugne. Non è solo calcio e i soldi c’entrano ancora poco».

SULL’ADDIO DALL’INTER COME ALLENATORE – «Dovevo prendere la Primavera, ma non ci siamo trovati d’accordo su alcune cose, compreso il rapporto con l’Under 23, e ci siamo lasciati, senza polemiche. Voglio seguire la mia strada, incidere e decidere. Ora sono pronto per una prima squadra. Ho preso la licenza Uefa Pro con una tesi sull’evoluzione del portiere nel gioco moderno».

SUL SUO SOGNO – «Guidare l’Inter. Ma una cosa alla volta. Intanto studio i club che mi piacciono: il Como di Fabregas, il Barcellona. Mi piace raggiungere i risultati attraverso il gioco. Amo il 4-3-3 e le sue varianti, ma i moduli non contano, contano le idee».

IL SEGRETO PER PARARE I RIGORI – «Intuizione e studio dei rigoristi, anche attraverso i video. Lo stesso giocatore non calcia allo stesso modo sullo 0-0 al novantesimo o sul 3-0. Nel primo caso la palla pesa di più e la porta sembra più piccola, ma non per tutti».

CI SARAI STASERA A SAN SIRO? – «Non credo, davanti alla tv mi concentro di più. Certo, allo stadio le emozioni sono diverse. Ero in tribuna alla semifinale di Champions con il Barcellona, ma sono uscito prima. Cosa mi sono perso…».

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