Icardi non dimentica l'Inter: «Un ritorno sarebbe speciale, il finale è stato doloroso. Vorrei chiudere in modo diverso»
Hanno Detto

Icardi non dimentica l’Inter: «Un ritorno sarebbe speciale, il finale è stato doloroso. Vorrei chiudere in modo diverso»

Icardi non dimentica l’Inter. Intervistato tra le colonne de La Repubblica, l’argentino, ex capitano dei nerazzurri, ha parlato del suo legame con il club

Mauro Icardi ha concesso una lunga intervista a La Repubblica, parlando del proprio futuro dopo essere rimasto senza squadra, del legame con l’Inter e della possibilità di tornare in Italia. Il centravanti argentino, classe 1993 e autore di oltre 280 gol in carriera, ha spiegato di aver ricevuto diverse offerte ma di non aver ancora trovato un progetto capace di convincerlo fino in fondo.

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NESSUNO SI ASPETTAVA DI VEDERE ICARDI A NOVEMBRE SENZA SQUADRA – «Nemmeno io, ma non ho mai scelto una squadra soltanto per averne una. Ho ricevuto offerte ma ho preferito aspettare, piuttosto che accettare un progetto di cui non fossi convinto fino in fondo».

DALLE FOTO CHE PUBBLICA SUI SOCIAL, SEMBRA VIVERE UNA FASE SERENA – «Sì, è un bel momento. Il divorzio con Wanda Nara in Italia ha chiuso un capitolo importante e oggi guardo avanti con serenità. Con Eugenia condivido amore e complicità. Ho la tranquillità di poter essere me stesso. Poi, naturalmente, una fotografia non racconta tutta la vita. Ci sono cose che custodisco nel mio cuore. Ma la felicità che vedete è vera».

SOGNA DI TORNARE ALL’INTER? – «Sarebbe speciale. Ho vissuto anni importanti, con quella maglia e la fascia da capitano ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso. Ma un ritorno avrebbe senso solo con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, lo faccio per essere utile e per vincere».

SE POTESSE TORNARE INDIETRO, CAMBIEREBBE QUALCOSA NELLA SUA ESPERIENZA ALL’INTER? – «Non ciò che ho provato per quei colori, né quanto ho dato. Cambierei il modo in cui ho gestito alcuni momenti, soprattutto alla fine. Perdere la fascia di capitano mi fece molto male. La vivevo come una responsabilità, un motivo d’orgoglio. Nello stesso periodo avevo un problema al ginocchio, giocavo ogni partita con infiltrazioni, per il grande dolore. Il fatto che quel grosso problema fosse messo in dubbio fu difficile da accettare. Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto».

SE LE DICO DERBY, CHE IMMAGINI LE VENGONO IN MENTE? – «La partita cominciava giorni prima. La sentivi per strada, negli sguardi della gente. Entravi a San Siro e capivi che un gol avrebbe cambiato tanto, per molte persone. Per fortuna ne ho fatto qualcuno. Anche una tripletta, e quell’indimenticabile rete al 92’. Sono le emozioni per cui vive un attaccante: tanta pressione, poco spazio per sbagliare, i tuoi tifosi che esplodono di gioia».

LE MANCA LA VITA IN ITALIA? – «Molto. Lì sono cresciuto come uomo e come calciatore. Vorrei tornarci con un progetto che mi accenda, e la possibilità di costruire qualcosa di importante. Il legame con il passato c’è, ma si guarda al futuro».

E DEL CALCIO ITALIANO, HA NOSTALGIA? – «Della Serie A mi piace la cura per i dettagli. È una grande scuola. Di un movimento in area si discute per una settimana. È un ambiente esigente, e io lo sono con me stesso».

SENTE ANCORA I SUOI COMPAGNI DELL’INTER? – «Con alcuni ho rapporti stretti. Quando condividi anni di spogliatoio, certi legami profondi restano. È una delle cose belle del calcio».

CHE EMOZIONE SAREBBE AFFRONTARE L’INTER DA AVVERSARIO? – «Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia».

CHE EFFETTO LE FA PENSARE CHE IL MEAZZA SARÀ ABBATTUTO? – «Contiene una parte di me: l’ingresso in campo, l’attesa della partita, il boato ai gol. Capisco però la necessità di avere strutture moderne, che aiutino ad aumentare i ricavi, per colmare il gap con le grandi squadre europee».

C’È QUALCOSA DI LEI CHE I TIFOSI ITALIANI ANCORA NON CONOSCONO? – «Sono più tranquillo di come si immagina. Mi piace stare in famiglia. Su di me c’è sempre stata molta attenzione, ma lasciavo correre, anche quando non mi riconoscevo in ciò che leggevo. Chi mi conosce, sa chi sono».

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COSA FARÀ DOPO IL RITIRO? – «Potrei restare nel calcio, ma ho anche attività finanziarie e immobiliari. Con il mio avvocato e agente Letterio Pino, persona di grande fiducia, seguo progetti legati ai giovani, con un occhio al sociale. Vorrei dare un’opportunità ai ragazzini che non possono permettersi di giocare. Ci lavorerò. Ma oggi ho ancora progetti importanti, mi sento pienamente un calciatore».

COSA VORREBBE DICESSERO DI LEI LE SUE FIGLIE, DA GRANDI? – «Che si sono sentite amate e hanno potuto contare su di me. Il mio sogno è vederle crescere in armonia, e avere accanto la donna che amo».

L’intervista restituisce dunque l’immagine di un Icardi ancora fortemente legato all’Inter e al calcio italiano, ma deciso a non accettare una destinazione soltanto per tornare in campo. Il messaggio è chiaro: il prossimo passo dovrà avere ambizione, convinzione e un obiettivo concreto.

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