
Il commissario straordinario della FIGC analizza il momento del calcio italiano tra la corsa alle elezioni federali, la crescita delle Nazionali e la necessità di riformare il sistema professionistico: nel mirino anche il sovraffollamento delle competizioni
Giovanni Malagò fa il punto sul presente e sul futuro del calcio italiano. In attesa dei prossimi sviluppi legati alle elezioni federali, il commissario straordinario della FIGC ha rilasciato un’intervista ai principali quotidiani italiani, affrontando diversi temi: dal campionato di Serie A al percorso delle Nazionali, fino alla questione sempre più discussa dei calendari congestionati.
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Tra i passaggi più significativi c’è anche un riferimento diretto all’Inter, indicata come la squadra più forte sulla carta, nonostante le sorprese offerte dal torneo e i complimenti rivolti alla Lazio.
Malagò promuove il campionato e guarda al futuro della Nazionale
PAROLE – «È un campionato avvincente, ricco di sorprese. Complimenti alla Lazio; l’Inter, sulla carta, resta la squadra più forte. Il movimento migliora, anche se siamo lontani dal livello che vorrei. Intanto stiamo ricostruendo entusiasmo: per Italia-Francia abbiamo già venduto quarantamila biglietti. L’Under 21 di Baldini si è qualificata agli Europei e può puntare alle Olimpiadi di Los Angeles. Le Azzurre si giocheranno la qualificazione ai Mondiali negli spareggi di dicembre. L’Italia sta tornando. Vogliamo che torni protagonista, con lo sguardo al 2032, quando ospiteremo gli Europei».
Calendari troppo pieni, Malagò apre alla riduzione delle competizioni
Uno dei nodi principali riguarda il numero crescente di partite e le conseguenze sul sistema calcistico, tra infortuni, costi e ricavi. Malagò non esclude interventi, ma sottolinea la necessità di un’intesa condivisa tra tutte le componenti.
RIDUZIONE SQUADRE – «Non escludo una riduzione, ma servirebbe una riforma dell’intero sistema professionistico. Non si può imporla dall’alto: occorre un accordo tra tutte le componenti. I calendari sono congestionati e gli infortuni aumentano, ma il problema è più ampio. I costi crescono e i ricavi dipendono anche dal numero degli eventi. Ridurre le competizioni significa incidere su montepremi, sponsor, diritti tv. A un certo punto tutti dovranno rinunciare a qualcosa. Denunciare il sovraffollamento dei calendari significa affrontare soltanto una parte del problema».