
Ashley Young ha ricordato l’esperienza all’Inter con Conte nel podcast Overlap in relazione alle voci che lo associano allo United, spiegandone il metodo di lavoro
Ashley Young, ex giocatore dell’Inter, è tornato a parlare di Antonio Conte, allenatore con cui ha lavorato durante la sua esperienza nerazzurra. Intervenuto nel podcast The Overlap, l’ex esterno inglese ha raccontato alcuni aspetti del metodo del tecnico salentino, soffermandosi anche sulle indiscrezioni che ciclicamente lo accostano a grandi club europei.
CONTE VIENE ACCOSTATO AI CLUB O È LUI AD ACCOSTARSI? – «Direi la seconda. Penso che sia più appropriato associare il suo ruolo al lavoro, dicendo che vuole riportare in auge la storia dei grandi club e cose del genere».
L’ESPERIENZA ALL’INTER – «Ho lavorato sotto la sua guida a Milano. È pazzo, tra l’altro. Davvero pazzo. È un po’ come Diego Simeone a bordo campo. Lo senti parlare in continuazione. Le riunioni erano lunghe. Quando dico lunghe, intendo che, se perdevamo la partita, potevamo andare a fare la riunione dopo la partita e questo bloccava letteralmente tutto, e potevamo rimanere lì per tre o quattro ore».
PERCHÉ CONTE RESTA POCO NEI CLUB – «Credo che questo sia uno dei motivi per cui non dura a lungo in certi posti, perché non mette alla prova solo i giocatori, che cerca di testare mentalmente, ma anche il consiglio di amministrazione e i proprietari».
Infine, Young ha espresso i propri dubbi su un eventuale futuro di Conte al Manchester United, legandoli soprattutto alle richieste fisiche e mentali del tecnico.
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CONTE AL MANCHESTER UNITED – «Si è parlato molto delle statistiche di corsa del Manchester United. Se non dovessero correre con Antonio Conte rischierebbe di diventare un disastro».
.Le parole di Young restituiscono dunque il ritratto di un allenatore estremamente esigente, capace di chiedere molto a ogni componente del club. Un metodo che, secondo l’ex nerazzurro, può produrre risultati importanti ma anche generare forti tensioni se l’ambiente non riesce a sostenerne l’intensità.