Zanetti rivela: «Mi manca allenarmi, non le partite»
Hanno Detto

Zanetti rivela: «Mi manca allenarmi, non le partite. Dopo l’infortunio a 39 anni pensavano avrei mollato invece…»

Javier Zanetti ha svelato il segreto della sua longevità ai microfoni del podcast The Long Game di Melissa Satta. Le parole dell’ex leggenda nerazzurra

Javier Zanetti ha costruito una delle carriere più longeve e prestigiose della storia dell’Inter, arrivando a giocare fino a 40 anni. Ospite del podcast The Long Game di Melissa Satta, l’attuale vicepresidente nerazzurro ha raccontato quale sia stato, secondo lui, il segreto della sua longevità, soffermandosi sulle abitudini che ancora oggi fanno parte della sua quotidianità.

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IL SEGRETO DELLA LONGEVITÀ – «Tutti me lo chiedono, tutti mi dicono che sono uguale a 30 anni fa. Io vivo alla giornata, faccio tutto con tantissima passione. Mi piace allenarmi, se riesco mi alleno tutti i giorni. Del calcio la cosa che mi manca di più sono gli allenamenti, non le partite o l’atmosfera degli stadi come dicono in tanti. Mi manca lo stare con i compagni e condividere certi momenti. Gli allenamenti mi fanno sentire bene. Mi piace giocare a padel, ma solo per divertirmi ed allenarmi. Tutto ciò che faccio è basato su una vita sana».

COSA SIGNIFICA LONGEVITÀ – «Il cercare di stare bene con se stessi. Ogni giornata ho sempre qualcosa da fare: al di là del lavoro da vice presidente, tra sede e campo, cerco sempre di organizzare qualcosa per me. Dedicare del tempo a me e alla mia famiglia è fondamentale».

LA LONGEVITÀ IN CAMPO – «Madre natura mi ha permesso di giocare fino a 40 anni, mi ha aiutato tantissimo. Poi la grande cultura del lavoro, io sentivo di essere un esempio per gli altri in quanto capitano. Ti racconto un aneddoto: il giorno del mio matrimonio mi sono allenato la mattina, mia moglie lo sapeva e non è rimasta sorpresa».

Zanetti ha poi ricordato anche il momento più delicato della parte finale della propria carriera, quando un grave infortunio sembrava poter anticipare il suo addio al calcio.

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L’ULTIMO INFORTUNIO E IL RITIRO – «Il ritiro? Non ci pensi all’inizio, cerchi sempre di goderti il momento con grande responsabilità. Io ho vinto la Champions a 37 anni, era la mia ultima opportunità. L’unico infortunio grave l’ho avuto a 39 anni, tutti pensavano che avrei mollato. Ma io non volevo finire la carriera così, volevo chiudere davanti ai tifosi. Ho recuperato in cinque mesi quando di solito ce ne vogliono minimo otto per una rottura del tendine d’Achille. Dopo l’infortunio entro in campo per 10′ e mi sento bene. Poi, finita la partita, sotto la doccia mi dico che avrei fatto l’ultima stagione. Avrei potuto continuare, ma per me è stato meglio ritirarmi quando stavo ancora bene, senza che qualcuno me lo dicesse. Non avrei mai immaginato una carriera così».

Una scelta maturata quindi in autonomia, dopo aver raggiunto un ultimo obiettivo personale: tornare in campo e salutare il calcio giocato nelle condizioni che riteneva migliori. Per Zanetti, il lavoro quotidiano, la passione e l’attenzione alla propria vita fuori dal campo sono stati elementi centrali di una carriera arrivata fino ai 40 anni.

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