Trevisani e Pastore discutono sugli scontri diretti e l'Inter
Hanno Detto

Scontri diretti e comunicazione: botta e risposta tra Trevisani e Pastore sulle parole di Chivu

Trevisani e Pastore hanno discusso a Fontana di Trevi sull’atteggiamento del tecnico dell’Inter e sulle sue uscite sui social

Durante l’ultimo appuntamento con la trasmissione Fontana di Trevi, Giuseppe Pastore e Riccardo Trevisani si sono resi protagonisti di un acceso confronto in merito alla comunicazione di Cristian Chivu. Al centro del dibattito sono finite le recenti esternazioni del tecnico nerazzurro sugli scontri diretti e il suo attacco al mondo dei social, tema che ha visto i due opinionisti esprimere posizioni decisamente contrastanti.

La divergenza sulla definizione di scontro diretto e il confronto sul Milan

Ad aprire la discussione è stato Giuseppe Pastore, ricordando l’incrocio tra i nerazzurri e il Milan:

«Chivu si ricorda bene che quando incontra il Milan era secondo, quindi era uno scontro diretto. Parlavamo di scontro diretto. Anche nel post partita ha attaccato quelli dei social, anche Chivu qualche errore l’ha fatto…»

Di diverso awiso Riccardo Trevisani, che ha preso le difese dell’allenatore rumeno analizzando il rendimento con le altre grandi del campionato:

«La richiesta di definizione dello scontro diretto per me è corretta: nel senso che lui con le 3 squadre arrivati in Champions, cioè Napoli, Roma e Como, lui ha fatto bene»

«Sì, però lo scopri a fine campionato»

«Ma se lui dà 30 punti al Milan che gliene fotte dello scontro diretto?»

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Il ruolo degli allenatori nell’odio social e la gestione della pressione

La discussione si è poi spostata sulla responsabilità delle dichiarazioni pubbliche dei tesserati. Pastore ha criticato l’approccio dell’allenatore nerazzurro, sottolineando come certi atteggiamenti post-partita rischino di alimentare le tensioni invece di placarle:

«Gli allenatori si dimenticano che quello che loro dicono viene ripreso, diffuso e parlano ai tifosi molto più di quanto parlino i giornalisti. Quindi ai fini del famoso odio social, che poi in realtà esisteva anche prima dei social, come penso ricordiamo tutti, legato al calcio, è molto più d’impatto una frase detta male da un allenatore o da un giocatore o da un dirigente che non una domanda maliziosa di un giornalista, perché ha molto più risonanza. Mi sembra un po’ pigro ridurre il problema dell’odio, parola che non userei per quanto riguarda il calcio, alle domande dei giornalisti o dei social. Se volessi fare polemica io direi che Chivu la sera dopo Inter-Juve ha sbagliato parecchio nell negare l’evidenza. Anche quello è un modo per alimentare l’odio. Evidentemente tutti commettiamo degli errori. Quindi eviterei di dare lezioni di stile o di buone maniere. Detto ciò è un modo per tenere alta la pressione in maniera magari un po’ muscolare, anche come espressione facciale, anche oggi con la stampa era un po’ arcigno, spizzoso, ma è anche un po’ il modo di essere delle grandi Inter…»

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