
Se davvero l’Inter vuole costruire il proprio futuro, non può permettersi di perdere Petar Sucic proprio adesso: il croato va valorizzato, blindato e messo nelle condizioni di diventare un punto fermo del progetto nerazzurro
Ci sono giocatori che vanno semplicemente gestiti. E poi ci sono giocatori sui quali non si può scherzare. Petar Sucic appartiene alla seconda categoria. Se le indiscrezioni sul possibile adeguamento contrattuale e sulle richieste di maggiore spazio dovessero trovare conferma, la risposta dell’Inter dovrebbe essere una sola: nessun passo indietro, nessuna esitazione, nessuna apertura a scenari che possano mettere in discussione la permanenza del croato a Milano.
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Perché Sucic va tenuto. A tutti i costi.
Il centrocampista è arrivato all’Inter con un contratto fino al 2030 e uno stipendio da circa 1,5 milioni di euro a stagione. Ma il punto non è soltanto economico. Il punto è che, nel frattempo, il suo status è inevitabilmente cresciuto. E quando un giovane talento dimostra di avere qualità, personalità e margini di crescita, il compito di una società ambiziosa dovrebbe essere quello di accompagnarne l’evoluzione, non di aspettare che siano altri club a bussare alla porta.
La questione del minutaggio, dunque, non va liquidata come un semplice capriccio. Un giocatore che vuole giocare di più non sta necessariamente chiedendo privilegi: sta chiedendo responsabilità. Sucic vuole sentirsi importante e, soprattutto, vuole capire quale posto occupi nel progetto nerazzurro. È una richiesta che l’Inter deve ascoltare con attenzione.
Perché c’è una differenza enorme tra perdere un giocatore arrivato a fine ciclo e rischiare di perdere un talento che potrebbe rappresentare il centrocampo nerazzurro per molti anni.
E qui entra in gioco anche la società. Se Dario Baccin è già consapevole della situazione, come riportato, allora bisogna intervenire per tempo. Adeguare il contratto, se necessario, può essere una scelta assolutamente sensata. Non per farsi ricattare, sia chiaro, ma per riconoscere concretamente la crescita di un calciatore che l’Inter considera parte del proprio futuro.
E soprattutto bisogna fare chiarezza sul campo.
Sucic deve giocare di più. Deve avere continuità, deve poter sbagliare, crescere, prendere confidenza con il calcio italiano e assumersi responsabilità sempre maggiori. Se ogni prestazione deve diventare un esame e ogni panchina un interrogativo sul suo futuro, si rischia di mandare un messaggio completamente sbagliato.
Le sirene inglesi, poi, devono essere un campanello d’allarme. Non perché l’Inter debba tremare davanti a qualunque interesse proveniente dalla Premier League, ma perché quando un giovane talento comincia ad attirare attenzioni importanti, significa che qualcuno dall’esterno ne sta riconoscendo il valore.
E sarebbe paradossale se fosse proprio l’Inter a non riconoscerlo fino in fondo.
Il club nerazzurro deve avere una visione precisa: Sucic non è semplicemente un giocatore della rosa, ma un investimento sul futuro. Il contratto fino al 2030 rappresenta già una base importante, ma un progetto credibile non vive soltanto di scadenze. Vive di fiducia, spazio, responsabilità e riconoscimento.
Per questo, se il croato chiede un adeguamento, se chiede maggiore centralità, la strada migliore non è irrigidirsi. È sedersi a un tavolo e trovare un’intesa. L’Inter deve far capire a Sucic che Milano è casa sua e che il suo futuro è nerazzurro.
Perché una cosa deve essere chiarissima: non si scherzi con Petar Sucic.
Se davvero si vuole costruire una squadra competitiva oggi e ancora più forte domani, certi giocatori vanno protetti. E il croato è esattamente uno di questi. Blindarlo, valorizzarlo e responsabilizzarlo non sarebbe una concessione al giocatore: sarebbe una scelta strategica dell’Inter.
Il messaggio deve arrivare forte e chiaro, dentro e fuori dal campo: Sucic resta. Sucic cresce. Sucic diventa protagonista.
Tutto il resto viene dopo.