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Scudetto Inter, i 5 volti del 21°: Chivu il condottiero, la leadership di Lautaro e molto altro

Scudetto Inter, i 5 volti del 21°: i protagonisti principali dell’impresa dei nerazzurri. Chivu il condottiero, la leadership di Lautaro e non solo
La vittoria di ieri sera a San Siro contro il Parma per 2 a 0 ha permesso all’Inter di laurearsi ufficialmente Campione d’Italia per la 21^ volta nella storia del club. La squadra di Chivu ha raggiunto il traguardo con 3 giornate d’anticipo dalla fine del campionato. Una vittoria cercata, voluta e ottenuta da un gruppo straordinario, da una squadra di campioni che ha voluto rialzare la testa dopo la delusione della finale di Champions League persa lo scorso anno e dall’annata conclusasi con zero trofei. Ieri notte a San Siro si è già celebrato il primo trofeo stagionale, con i festeggiamenti che sono poi proseguiti in Piazza Duomo, dove nella notte i tifosi hanno accolto anche l’arrivo dei propri beniamini. Ma la stagione non è ancora conclusa: il 13 maggio all’Olimpico di Roma ci sarà infatti la finale di Coppa Italia contro la Lazio, altro obiettivo stagionale per la Beneamata. Quali sono stati i 5 volti di questa impresa?
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Chivu, caschetto ed elmetto: da psicologo a condottiero del 21° scudetto
Non si può non iniziare proprio da Cristian Chivu. Il condottiero che ha preso la squadra dalle macerie dopo l’addio di Inzaghi e gli ha saputo ridare autostima, felicità e piacere nello giocare a calcio, introducendo anche principi di gioco nuovi e più moderni. Nei primi mesi ha fatto da psicologo. Poi da parafulmine, prendendosi le responsabilità e mettendoci la faccia nei momenti più complicati della stagione, quando le vittorie faticavano ad arrivare e quando nessuno scontro diretto veniva portato a casa. Si è messo il caschetto, come quando a scendere in campo era lui, e la squadra ha indossato l’elmetto per scendere in guerra. Il risultato non poteva che essere questo. Un modo di comunicare anche con la stampa, schietto, diretto, sincero. Nessuna maschera, nessun alibi. Poi le scelte forti e alcune anche impopolari fatte per le formazioni da schierare e per le sostituzioni: la fiducia fin da subito nel giovane Pio Esposito, la scelta di piazzare Akanji al centro della difesa permettendo alla squadra di stare più alta, la gestione delle energie di Dimarco… E i meriti del tecnico romeno non finiscono di certo qui.
Lautaro, il capitano non così tanto silenzioso (e goleador)
Il suo sfogo post eliminazione dal Mondiale per Club sembrava il presagio per una scissione interna dello spogliatoio, invece è stato la scintilla per ripartire al massimo per questa stagione. In campo, Lautaro Martinez, ha saputo agire da 9 e da 10, dialogando col suo fido compagno Thuram ma dimostrando anche di integrarsi alla perfezione con i nuovi arrivati Pio Esposito e Bonny. Leader in campo e fuori, nonostante una stagione condizionata da alcuni infortuni, è lui il capocannoniere indiscusso di questa Serie A 2025/26: 16 gol e 5 assist in 27 presenze in campionato.
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Dimarco, il recordman di sempre in Serie A
Come non menzionare la stagione assolutamente straordinaria di Federico Dimarco. L’esterno nerazzurro si candida prepotentemente a ricevere il premio di miglior giocatore della stagione in Serie A. Recordman di assist: 18 assistenze per i propri compagni. Ma anche gol, ben 6, con tanto di grinta e spinta costante sulla corsia mancina. Ha giocato più minuti delle precedenti stagioni con Inzaghi e non ha nascosto fin da subito di trovarsi bene sotto la gestione di Cristian Chivu, il quale ha sempre cercato di lasciarlo in campo più che poteva. Uno dei capitani aggiunti di questa squadra.
Calhanoglu, l’uomo dei momenti difficili e dai gol pesanti
Un gran merito di questa vittoria dello scudetto passa dalle prestazioni e dai gol di Hakan Calhanoglu. Anche la sua stagione è stata rallentata da alcuni problemi fisici, ma nonostante ciò è riuscito finora a collezionare ben 9 gol e 4 assist in 22 presenze. A detta di molti è stato il miglior centrocampista del campionato. Ha lasciato la sua impronta sul terreno di gioco: con lui in cabina di regia l’Inter gioca a meraviglia, la palla gira più velocemente e tutti sanno cosa fare. Infonde tranquillità ai compagni ed è in grado di dare la scossa, da leader tecnico, anche nei momenti di difficoltà. I suoi gol sono anche pesanti. Basta citare la doppietta all’andata alla Juve (nel match poi perso), il gol sia all’andata che al ritorno col Napoli, il gol determinante e meraviglioso contro la Roma e poi anche la doppietta della rimonta in Coppa Italia contro il Como.
Zielinski, classe ed eleganza per dare una marcia in più al centrocampo
Concludiamo restando a centrocampo, con un altro giocatore che ha trovato nuova linfa sotto la guida di Cristian Chivu. Piotr Zielinski è stato il tocco di genio e di classe in questa stagione e nel gioco dell’Inter. Ha agito da mezzala sinistra ma anche da regista basso in assenza di Calhanoglu, non facendo rimpiangere praticamente mai il turco. Eleganza sopraffina, piede vellutato: danza sul pallone, stordisce gli avversari con le finte di corpo e realizza gol di una bellezza assoluta che da anni i tifosi nerazzurri non vedevano realizzare dai propri centrocampisti con questa continuità e qualità.