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Momblano a CalcioNews24: «Sulla comunicazione di Chivu si può dire che ci sia stato un importante cortocircuito a partire dall’episodio Bastoni-Kalulu»

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Momblano, noto giornalista, opinionista e conduttore tv ha rilasciato un’intervista a CalcioNews24

Luca Momblano è stato intervistato ai microfoni di CalcioNews24. Il noto giornalista, commentatore e opinionista ha toccato diversi argomenti:

Ciao Luca. Con te partirei da un’analisi sull’inchiesta arbitrale scoppiata negli ultimi giorni. Partendo dal presupposto che al momento nessun club è indagato, quali pensi possano essere i risvolti pensando anche ad un possibile parallelismo con la situazione della Juve di 20 anni fa?

«Innanzitutto, come hai giustamente detto, è una vicenda che riguarda esclusivamente gli arbitri. Senza dimenticare però che gli arbitri sono il cuore e l’epicentro di tutto quello che noi commentiamo e osserviamo. Gli arbitri non sono solo i giudici, più terzi possibile, ma sono anche coloro senza cui non si giocano le partite. Le competizioni vengono ritenute valide ed ufficiali proprio perchè ci sono gli arbitri che devono svolgere al meglio il loro lavoro. Senza il pallone e senza l’arbitro quindi non si può giocare una partita di calcio. E’ una questione molto diversa dal provincialismo con cui si affronta spesso questa situazione. Ci metto dentro anche noi giornalisti e le istituzioni, i tifosi sono più legittimati a farlo. Cosa intendo per provincialismo? Se ci sono i club la questione è importante, se non ci sono i club è meno interessante… Questo sinceramente lo trovo abbastanza ridicolo. Qui siamo nel cuore della veridicità del nostro campionato e del nostro sistema. Questo non vuol dire che ci siano partite truccate né che ci siano combine ma vuol dire che se non funziona ed è gestito in maniera dilettantesca il mondo degli arbitri abbiamo un problema gigantesco. Qualcosa è trapelato anche se è un pò come se l’indagine fosse agli inizi… Poi in realtà pare che l’indagine sia quasi conclusa, ci sarà una proroga di 3/6 mesi. Per noi però siamo agli inizi e le cose possono cambiare giorno per giorno e in fretta. Difficile ora dire quali possano essere i risvolti. Se ci saranno dei club coinvolti è ovvio che tutto diventerà più fragoroso proprio perchè il nostro modo di vivere il calcio è provinciale nel bene e nel male. E’ molto partigiano in genere. Però biogna avere la forza almeno noi giornalisti di stare un attimo sopra, di svestire anche le maglie che abbiamo e dire c’è l’Inter? E’ grave. Non ci sono club coinvolti? E’ grave lo stesso. Qui servono spiegazioni, serve capire perchè i primi a non seguire le regole siano gli arbitri e i vertici arbitrali. Quindi dentro un momento storico dove anche la Federazione è senza un presidente, adesso lo sono anche gli arbitri perchè il ricorso di Zappi è stato respinto, senza un designatore perchè quello nominato ad interim conta zero… Qui siamo nel vuoto cosmico. I risvolti possono essere molto variegati e per certi versi imprevedibili».

Rimanendo su questo filone e partendo dal presupposto che è un comportamento scorretto da regolamento, in qualche modo giustifichi l’atteggiamento correttivo di Rocchi in sala VAR?

«La mia risposta è assolutamente no. Il fine non giustifica il mezzo. Lasciando da parte l’accusa di arbitri graditi o meno a questo a quel club perchè una cosa del genere aprirerebbe anche a scenari clamorosi, ma io mi chiedo: come fa un gruppo di lavoro, come fanno gli arbitri a sentire la fiducia e a svolgere il loro lavoro con serenità se sai già che il tuo designatore si presenterà là facendo dei gesti o andando a insinuarsi dento le tu valutazioni mentre le stai facendo. Te arbitro che sei in campo non solo sai che i Varisti possono influenzarti ma sai pure che i Varisti stessi potrebbero essere influenzati dal designatore… Io credo che ogni anno sia sempre il peggiore dal punto di vista arbitrale però in questa stagione la scarsa serenità degli arbitri si è vista soprattutto nelle tante incoerenze. L’errore in sé ci sta, quello oggettivo clamoroso capita 2-3-4 volte in un anno, non sono mai 40. Però ripeto, quest’anno il clima di scarsa serenità ha contribuito ai pasticci sul campo che abbiamo visto».

Infine una considerazione su Chivu, in particolare sulla sua comunicazione un pò ballerina in questa annata. Come valuti questo suo aspetto e più in generale il suo lavoro in nerazzurro al primo anno?

«Sulla comunicazione di Chivu si può dire che ci sia stato un importante cortocircuito a partire dall’episodio Bastoni-Kalulu che era un fatto totalmente imprevedibile. Lì Chivu è stato costretto a smentire un pò se stesso anche rispetto a tutto quello che aveva impostato a livello comunicativo. Ripeto, è stato un cortocircuito gigantesco. Va ricordato che lui fa parte di una società quindi quando parla porta avanti la linea editoriale di quella società. Si è autosmentito e per certi versi è sembrato anche un pò impacciato. C’è stato dunque un pre e un post Bastoni-Kalulu per Chivu, peraltro totalmente inaspettato. Una sorta di spartiacque. Questo ha portato successivamente Chivu ad ironizzare su altre squadre. Vorrei però ricordare che Spalletti quando si siede sulla panchina della Juve a stagione in corso e in parte compromessa a livello di corsa scudetto, la parola scudetto nella prima conferenza stampa la cita. Poi c’è un’opera di realismo durante la stagione visto che appena è partito Spalletti non è riuscito a fare subito filotto e poi passi per pazzo se parli di scudetto stando a -15 dalla prima. La stessa cosa è valsa per Allegri secondo me. Si è reso subito conto di non essere mai stato realmente in corsa per il campionato e quindi ha tenuto un profilo basso, lo stesso che teneva nel secondo ciclo alla Juve. Non è mai stato un uomo da grandi proclami. Quindi io non ho elementi per dire se Chivu sbagli o meno, dico solo che c’è un Chivu prima e un Chivu dopo Kalulu-Bastoni. Per quanto riguarda la stagione in generale, se vincerà il campionato al primo tentativo in una big sicuramente bravo ma visto che recentemente l’ho sentito dire che si possono vincere i campionati anche perdendo tutti gli scontri diretti e non avendo la miglior difesa o il miglior attacco sappia che se rifà così l’anno prossimo non lo rivince più».

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