Connettiti con noi

Hanno Detto

Nuovo stadio, l’ex assessore Tasca: «Ristrutturare il Meazza è impossibile»

Pubblicato

su

L’ex assessore Tasca ha parlato della questione nuovo stadio di Inter e Milan

Roberto Tasca, ex assessore al Bilancio del Comune di Milano, sulle pagine del Corriere della Sera ha parlato della questione relativa al nuovo stadio di Inter Milan.

STADIO – «Potremmo iniziare parafrasando Boskov: «Investimento è quando qualcuno finanzia e si remunera con i flussi generati». Senza questa circostanza, tutte le parole cadono nel vuoto. È certo che sul Progetto Stadio convergono pareri da radici diverse: urbanistiche, economiche e politiche. Sulle prime e le ultime non intendo soffermarmi. Non sono di mia competenza. Le seconde sì.

Partiamo dal mettere ordine su alcuni concetti base. La possibilità di ristrutturare lo Stadio Meazza è ipotesi esclusa dalle squadre. Ci sono profili di rischio: dove giocano le squadre nel frattempo? Immaginate lo svolgimento di gare di campionato e Champions durante i lavori di ristrutturazione? Ipotizzate che per tre o quattro anni le squadre giochino in stadi più piccoli lontani da Milano? Certamente ristrutturare e giocare tre volte a settimana per quattro anni espone al rischio di vedere lavori interrotti per ragioni diverse. Nessun investitore si assumerebbe questo rischio. Giocare via dal Meazza per tre o quattro anni impone costi insostenibili alle squadre, già gravate dai minori incassi da biglietti negli ultimi due anni. Tutto ciò già ammanta di irrealismo l’ipotesi, ma non smuove nessuna considerazione particolare nei principali interlocutori. 

Quindi, è necessario uno stadio nuovo. È perciò indispensabile che sia assicurato un piano economico finanziario che renda attrattivo l’investimento. È chiaro che il significato di attrattivo implica la coniugazione di esigenze urbanistiche della città con obiettivi di redditività realistici, misurabili preventivamente e monitorabili nel tempo, e rispetti per compatibilità le richieste del territorio. Ma che cosa accadrebbe se, per ipotesi, le squadre decidessero di cercare un altro luogo dove costruire il proprio stadio di proprietà? Sono coloro che sostengono la ristrutturazione del Meazza disponibili a farsi carico delle conseguenze che il suo abbandono avrebbe per il bilancio del Comune? La convenzione in essere, predisposta da Sergio Scalpelli nel 2000, oggi tra i sostenitori del sì, prevede che le squadre paghino annualmente 10 milioni di euro al Comune. Metà con lavori di manutenzione e metà in contanti. Al Comune, il mantenimento annuale dello stadio costa circa 7/8 milioni, escludendo il campo da gioco. Chi coprirà i costi se le squadre dovessero andare altrove? Che ne sarebbe dell’infrastruttura?».