
Tutti lo aspettavano, pochi credevano nel suo successo. L’arrivo di Cristian Chivu sulla panchina dell’Inter nell’estate 2025 è stato divisivo tra i tifosi ma nessuno certamente avrebbe creduto nella sua capacità immediata di prendere le redini della squadra e portarla al successo. Eppure è successo e questo ha riaperto un paragone inevitabile nella memoria nerazzurra: quello con José Mourinho. Il tecnico rumeno, tra i protagonisti del Triplete del 2010 proprio sotto la guida dello Special One, si è trovato a raccogliere una sfida complessa nonostante una carriera ancora giovane da allenatore a livello senior. Dopo il percorso nel settore giovanile interista, culminato con risultati positivi e la valorizzazione di diversi talenti, Chivu ha mostrato personalità anche al primo impatto con la prima squadra. Le perplessità iniziali legate alla limitata esperienza sono state progressivamente ridimensionate dai risultati e dalla capacità di mantenere competitiva una rosa ambiziosa. Dopo aver perso lo Scudetto dell’anno scorso per un solo punto l’Inter sembra tornata alla grande e sebbene non manchi di essere talvolta criticata sui social continua ad essere sempre più attenzionata dai media come dal mondo dei pronostici, dagli addetti ai lavori come da qualche portale con bonus per scommesse sportive, anche se in Europa non sono arrivati risultati degni di nota. Le sue dichiarazioni pubbliche, spesso dirette e poco diplomatiche, hanno inoltre alimentato l’idea di un allenatore capace di reggere la pressione mediatica.
Chivu e Mourinho, stili diversi ma stessa mentalità
Il parallelismo con Mourinho nasce innanzitutto dalla componente caratteriale. Come il portoghese, anche Chivu tende a proteggere il gruppo, spostando l’attenzione esterna su di sé nei momenti delicati. Concetto che ha ammesso lo stesso José, spiegando che Chivu è stato in grado di gestire al meglio un periodo difficile dell’Inter, quando in campionato stava perdendo qualche colpo e aveva interrotto la sua corsa in Europa. Alcune conferenze stampa dell’allenatore romeno sono state interpretate proprio in questa chiave grazie ai suoi toni fermi, a messaggi diretti e alla volontà di compattare l’ambiente contro critiche e narrazioni esterne. Sul piano tattico emergono ulteriori punti di contatto. Mourinho costruì la sua Inter su equilibrio difensivo, transizioni rapide e massima valorizzazione delle caratteristiche individuali. Chivu sembra orientato verso principi simili con una precisa organizzazione nella fase senza palla, densità centrale, aggressività nei duelli e ricerca immediata della verticalità una volta recuperato il possesso. Anche la flessibilità di sistema rappresenta una convergenza rilevante, con moduli adattati in base all’avversario più che rigidamente imposti. In questo senso, il tecnico rumeno appare vicino alla scuola degli allenatori pragmatici, più interessati all’efficacia che all’estetica.
Quali differenze?
Nonostante i richiami simbolici, definire Chivu “il nuovo Mourinho” rischia di semplificare eccessivamente due profili differenti. E probabilmente non sarebbe giusto nei confronti dell’allenatore romeno, che ha una sua personalità e un suo stile. Mourinho arrivò all’Inter con una reputazione internazionale già consolidata, una Champions League vinta e un carisma globale costruito in anni di successi. Chivu, al contrario, è all’inizio del proprio percorso e sta costruendo gradualmente la sua identità tecnica. Anche nella gestione del gruppo emergono differenze sostanziali: Mourinho ha spesso fondato la leadership sul conflitto controllato e sulla contrapposizione con l’esterno, mentre Chivu appare più incline al dialogo interno e alla crescita progressiva dei singoli, anche grazie all’esperienza maturata nei vivai. Sul piano del gioco, inoltre, Chivu mostra talvolta maggiore attenzione allo sviluppo posizionale e alla formazione dei giovani, aspetti meno centrali nel primo Mourinho interista. Lo stesso Chivu ha respinto pubblicamente il paragone, sottolineando di voler essere riconosciuto per il proprio lavoro e non come imitazione di un modello storico. Ecco perché più che il nuovo Mourinho, l’attuale allenatore nerazzurro può essere considerato il primo Chivu dell’Inter moderna.