
Il giornalista Florent Gautreau critica le parole di Diouf, centrocampista nerazzurro, dopo la convocazione con i Bleus
Le recenti dichiarazioni rilasciate dal centrocampista dell’Inter Andy Diouf in merito al proprio posizionamento in campo («Anche all’Inter gioco in una posizione non mia, ma l’importante è aiutare la squadra») non sono passate inosservate in Francia, suscitando una dura presa di posizione da parte dei media transalpini.
Durante il podcast After Foot trasmesso su RMC Sport, il giornalista Florent Gautreau ha criticato l’atteggiamento mostrato dal classe 2003 nerazzurro: «Non mi è piaciuta molto la sua frase a fine partita. Il contesto riguarda il ruolo e la sua posizione. Ha detto che, in effetti, anche all’Inter non gioca nel suo ruolo e si percepisce che è deluso dal fatto di non giocare nel suo ruolo. Ha insistito molto su questo, dicendo che preferisce giocare altrove. Ho trovato curioso che, quando vieni convocato in nazionale francese, dove attualmente ti viene chiesto di giocare in una posizione più simile a quella che ricopri all’Inter, tu faccia un po’ lo schizzinoso e abbia questo tipo di atteggiamento. Il suo ruolo all’Inter non esiste nella nazionale francese. Quello che voglio dire è che ho trovato che quello che ha detto un po’ fuori luogo. Capirei maggiormente se in un club ti battessi nel corso del tempo per trovare il ruolo che preferisci. Ma se arrivi in nazionale, tra virgolette, miracolosamente, perché è cambiato il commissario tecnico che ha voglia di vedere facce nuove, non credo che questa sia la prima cosa da dire».
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L’analisi sulla gestione di Zidane e le parole sul comportamento dei giovani calciatori
In seguito, l’opinionista ha proseguito la sua riflessione richiamando l’attenzione sull’opportunità di mantenere un profilo più cauto e collaborativo di fronte alle decisioni della guida tecnica della Selezione transalpina: «In quel caso pensi: “Farò quello che mi viene chiesto”, perché a lui non importa, ti può mettere a sinistra o come terzino sinistro, non lo so. Del resto, non conosco ancora abbastanza il modo di lavorare di Zidane. Può darsi che possa perdonarglielo, può darsi che possano parlarne. D’altra parte, però, c’è una questione reale sui centrocampisti che vengono arretrati o spostati di posizione. Camavinga, Zaïre-Emery, persino Tchouaméni, quando ha giocato difensore centrale con il Real Madrid: ogni volta che parlano, il concetto è: “Sì, sì, mi adatto, ma io voglio giocare a centrocampo”. È una cosa che spesso viene espressa anche in maniera piuttosto aggressiva, come se vedessero questo spostamento come un arretramento, come una bocciatura, mentre i giocatori che abbiamo citato sono spesso molto bravi proprio in quei ruoli. Molto bravi. Ma soprattutto, insisto sulla giovane età del ragazzo. Ha la fortuna di essere convocato, di essere coinvolto in una nuova avventura. Io punterei tutto sulla comunicazione, dicendo: “Nessun problema, può farmi giocare dove vuole, io gioco”. Insomma, il classico atteggiamento. Quello di dire: “Se mi fai giocare portiere, vengo e gioco portiere”. Al contrario, se ti chiami Dembélé o Olise, sì, forse puoi dire: “A volte è vero, preferisco giocare qui o lì”».