Dimarco, che fine hai fatto? L'esterno dell'Inter è irriconoscibile: i numeri a confronto e il motivo dell'involuzione
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Dimarco, che fine hai fatto? L’esterno dell’Inter è irriconoscibile: i numeri a confronto e il motivo dell’involuzione

Dimarco appare lontano dai fasti della passata stagione: tra calo fisico, l’addio di Dumfries e i nuovi compiti tattici chiesti da Chivu, ecco perché il suo rendimento è cambiato

Un rendimento inatteso che fa discutere l’ambiente nerazzurro. Federico Dimarco sta attraversando un momento di appannamento che non è sfuggito agli occhi dei tifosi e degli addetti ai lavori. L’esterno dell’Inter, autentico trascinatore e punto di riferimento assoluto della fascia sinistra nella passata stagione, appare oggi decisamente più lontano da quei livelli di eccellenza. Ma cosa sta succedendo realmente al laterale azzurro?

Il confronto con l’anno scorso: numeri e minutaggio a picco

Per comprendere la portata di questa flessione, basta analizzare i numeri a freddo e confrontarli con il rendimento che Dimarco aveva a questo stesso punto della passata stagione.

Lo scorso anno, il numero 32 nerazzurro viaggiava su medie realizzative e di assist straordinarie, chiudendo poi il campionato con un bottino leggendario fatto di 7 gol e ben 18 assist. Oggi, invece, il suo impatto sotto porta e nell’ultimo passaggio si è notevolmente ridotto, così come il suo peso specifico all’interno della manovra offensiva. Anche l’analisi dei minuti giocati evidenza una gestione leggermente diversa da parte di Cristian Chivu, costretto a dosare le sue energie a causa di una condizione fisica che non sembra brillare come un tempo.

Le motivazioni dell’involuzione: l’addio di Dumfries e il nuovo spartito tattico

Ma l’involuzione di Dimarco non è legata unicamente a una questione di forma fisica precaria. Alla base di questo cambio di rendimento ci sono soprattutto motivazioni di natura tattica e strutturale nate con la sessione estiva di mercato.

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Un fattore chiave è rappresentato dall’addio di Denzel Dumfries, la cui cessione ha costretto l’Inter a modificare radicalmente il modo di interpretare il gioco sulle corsie esterne. Nella passata stagione, il sistema nerazzurro sfruttava una precisa e micidiale asimmetria: la manovra si sviluppava prevalentemente a sinistra per poi chiudersi sul lato opposto, con frequenti cambi di campo e assist al bacio da un esterno all’altro, con l’olandese implacabile ad attaccare il secondo palo.

Oggi lo scenario è completamente stravolto: né Diouf né tantomeno Luis Henrique possiedono la stessa abitudine e tempistica nell’attaccare l’area avversaria sul secondo palo. Ancor più significativo è il ribaltamento delle zone di costruzione, con molte azioni che adesso nascono paradossalmente da destra anziché transitare dal sinistro educato di Dimarco.

Il nuovo ruolo: trequartista atipico al servizio dei compagni

A completare il quadro c’è una forte evoluzione nei compiti assegnati da Chivu in campo. Nelle ultime uscite, Dimarco si vede spesso svariare con grande libertà su tutto il fronte offensivo, agendo quasi da trequartista atipico e spingendosi perfino sul lato opposto del campo.

Un movimento che, se da un lato crea grande scompiglio e disordine nelle linee difensive avversarie, dall’altro finisce per penalizzare le sue doti balistiche personali. Questo continuo accentrarsi o allargarsi sul versante opposto si traduce spesso in un lavoro di “sacrificio” volto a liberare spazi preziosi per i compagni di reparto, più che a favorire il suo inserimento diretto per la conclusione o l’ultimo passaggio.

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