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Chivu a DAZN: «Felice per questo gruppo e per questi meravigliosi tifosi ma sto già pensando alla finale di Coppa Italia. Ero già nella storia dell’Inter»

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Chivu ha festeggiato lo scudetto vinto al primo colpo sulla panchina dell’Inter presentandosi ai microfoni di DAZN: le dichiarazioni

L’Inter di Chivu celebra ufficialmente la conquista del suo 21° scudetto grazie alla vittoria contro il Parma. L’allenatore nerazzurro ha espresso tutta la sua soddisfazione ai microfoni di DAZN.

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PAROLE – «Sono nella storia dell’Inter? Credo che lo ero anche prima. Ma sono felice per questo gruppo e per questi meravigliosi tifosi. Non posso dire quella che è stata la narrativa dell’anno scorso, chi ha cercato di denigrare questa squadra e questa società. Questi ragazzi si sono rimboccati le maniche e hanno fatto una stagione importante e questa è una tappa importante nella storia del club. Il merito è di questi ragazzi, sono stati meravigliosi. Quando ho capito di aver vinto? Avevamo l’obbligo di provarci ed essere competitivi. Per fortuna ce l’abbiamo fatta, dando continuità a quello che abbiamo fatto dall’inizio e accettando qualche sconfitta. Ma ci siamo sempre rialzati e abbiamo inseguito fino in fondo il nostro obiettivo. Tra gennaio e febbraio in 15 partite abbiamo fatto 14 vittorie e abbiamo capito di potercela fare. Siamo usciti dalla Champions e abbiamo perso il derby, ma siamo sempre rimasti a testa alta. Festeggiamenti? Sono felice e contento, ma sto anche pensando alla finale di Coppa Italia. Giusto che i calciatori festeggino. Avevamo l’opportunità di chiudere il discorso davanti ai nostri tifosi. Io a un certo punto sono sceso negli spogliatoi a fumare una sigaretta. Questi giocatori se lo meritano davvero. Un mio merito? Sono atipico, perché ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e lì ho perso l’ego, non parlo di me. Questi ragazzi a volte hanno bisogno di bastone, a volte di carota, cerco di capire i momenti e non fare errori che ho subito da giocatore. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, di essere empatico e non pensare al consenso. Penso sempre a quelli che mi vogliono bene e a dare il massimo. So cosa vuol dire essere allenatore, magari fra un mese se le cose non vanno bene verrò messo in discussione. Lo accetto col sorriso. Parlo anche del mio staff, che merita i ringraziamenti. Volevamo essere sempre propositivi, poi in base all’avversario facevamo dei cambiamenti. Bisogna adattarsi e capire i momenti della partita. Siamo stati bravi, anche perché i miei predecessori hanno fatto un grande lavoro e bisogna dare meriti anche a loro. Per me è stato tutto più semplice. I miei avversari sono grandi allenatori che hanno fatto la storia, ho solo da imparare da loro».

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