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Bonolis e la scommessa vinta: «Ho creduto in Chivu da subito, ha creato una mente alveare. Scudetto? Sarebbe stato da pazzi non vincerlo»

Bonolis, noto presentatore e tifoso dell’Inter, ha analizzato a Repubblica lo scudetto vinto dai nerazzurri di Chivu: le dichiarazioni
In una lunga intervista rilasciata a Repubblica, Paolo Bonolis ha analizzato il trionfo nerazzurro, sottolineando l’importanza del tecnico nel ricompattare un ambiente difficile.
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CHIVU – «Ho creduto in Chivu, da subito. L’avevo conosciuto di persona nel lungo viaggio in macchina di ritorno da Istanbul insieme a Zanetti dopo la finale col City. Soprattutto: una brava persona. Secondo: scegliere un giovane come lui nasceva da una scelta precisa. Uno con il suo passato, il calcio lo conosce di sicuro. E a noi serviva uno che avesse grande credibilità nel recuperare il rapporto con i giocatori. Ha funzionato, era davvero così. E non era semplice. Dopo Monaco, dopo le polemiche al Mondiale per Club, la squadra poteva sprofondare
POSSIBILE FRATTURA DOPO MONACO – «E invece Chivu si mette al lavoro e ricompone. Soprattutto con quei due: ma lei immagina due tipi umani più diversi? E però se non ci si metteva all’opera su quello, niente sarebbe servito. Chivu l’ha fatto, vincendo la sfida. E non solo ha convinto loro due, ma anche tutti gli altri: se alla fine si forma una vera mente alveare è merito tuo che hai saputo usare la tua credibilità con tutti quanti».
PERCORSO IN EUROPA – «Tornando al punto: ci tenevo sì ad andare avanti in Europa, poi arriva il calo a metà stagione, vai in Norvegia, prendi un gol assurdo, si fa male Lautaro. Il momento in cui gira tutto storto, normalmente lo paghi. E non dimentico che senza un rigore assurdo col Liverpool si andava oltre senza problemi».
ANCORA SU CHIVU – «Chivu mi sembra uno che interpreta uno schema che funzionava fino a non molto tempo fa: prendere il calcio e forse anche la vita rispettandone la natura, i cicli, senza abbattersi o esaltarsi troppo, mai. Oggi, in questo bellissimo mondo social, o è trionfo o è tragedia. Vale anche per tutto quello che si dice sul calcio italiano».
CALCIO ITALIANO – «Il catastrofismo non aiuta nessuno. Se Kean segna il due a zero con la Bosnia si va ai Mondiali, la Federazione è bellissima e magari si scopre che i ragazzini sono tornati a giocare a pallone in strada. Suvvia, diamoci una calmata tutti».
BASTONI – «Il problema è stato creato dal mondo esterno. Dalla bestialità dell’accanimento che si è scatenato su un ragazzo che ha sbagliato una cosa che, prima o poi, sbagliano tutti. Se fosse successo a un giocatore di un’altra squadra magari lo avrei demolito di sarcasmo e sfottò: ma l’odio puro che si è riversato su di lui non sta né in cielo né in terra. Fino ad arrivare alla sensazione precisa che, se lui è d’accordo, probabilmente è meglio cederlo. Farebbe tutti contenti. Ma insisto, è una storia assurda».
GLI AVVERSARI SPERANO IN UNA NUOVA CALCIOPOLI – «Quando non si vince, la tentazione del muoia Sansone coi filistei diventa irresistibile. Ci puntano in molti, certi media hanno bisogno di avvelenatori di pozzi, questi ultimi ci sguazzano. A me spiace, per loro. È chiaro che vivono male, dev’essere una vitaccia, guardi. Sto a quello che si sa finora. Una faida nell’ambiente degli arbitri. Succede ovunque, nei ministeri, nelle grandi aziende, ovunque. E cosa viene fuori? Che siamo la squadra più imbelle del mondo, diciamo così: ci sceglievamo gli arbitri che poi ci davano contro. È un po’ come… (qui segue metafora irripetibile)».
GLI INTERISTI RECRIMINANO SULLO SCUDETTO DELLO SCORSO ANNO – «Ma quello è naturale, lo perdi di un punto, lì viene spontaneo finire dentro le illazioni, magari proprio a livello di sfottò. Quando il campionato lo vinci di 10 punti, il mondo esterno invece si rilassa, un po’».
SCUDETTO VINTO – «Riconosco i guai del Napoli, con tutti gli infortuni. E la buona partenza del Milan, che però ha goduto di molti episodi fortunati: quando è così non dura mai a lungo. E la Juve in attacco non andava proprio. Sarebbe stato un peccato non approfittarne».
PROBLEMA SCONTRI DIRETTI – «Quello denota la nostra indole di squadra generosa. Abbiamo la cesta con le caramelle, ne abbiamo lasciata qualcuna anche agli altri».
CHAMPIONS LEAGUE – «Monaco non esiste, non è mai esistita. È qualcosa successo in una dimensione quantica, in un mondo parallelo. La consistenza europea era quella di una squadra che aveva eliminato in sequenza Bayern e Barcellona. Poi un raggio laser ci ha portato in un altrove che non riconosco».