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Vocalelli: «Inzaghi si è tolto un’etichetta di dosso»

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Il giornalista Alessandro Vocalelli ha commentato l’ultima partita di campionato dell’Inter, dedicando un focus a Simone Inzaghi

Tra le pagine de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Alessandro Vocalelli ha commentato l’ultimo turno di Serie A, focalizzandosi sull‘Inter e Simone Inzaghi:

«Sono passati pochi mesi, tredici partite – poco più di un terzo di campionato – e ti accorgi, invece, che a comandare ci sono tre allenatori non scudettati e, forse anche per questo, molto meno reclamizzati: Stefano Pioli si è dovuto riprendere una panchina ormai destinata a Ralf Rangnick, Simone Inzaghi ha dovuto raccogliere la pesante e scomoda eredità di Antonio Conte – privata di due gioielli come Romelu Lukaku e Achraf Hakimi -, Luciano Spalletti è stato chiamato a guidare una squadra finita al quinto posto, con l’unica ispirazione – Frank Anguissa al posto di Tiemoue Bakayoko. Insomma, condizioni piuttosto complicate, a cui i nostri tre hanno risposto nel migliore dei modi. Aspirando, tutti e tre, a prendersi la prima e immensa soddisfazione della loro carriera: il tricolore. Per la verità è ancora presto per fare pronostici definitivi, perché qualcuno dei tre scudettati di cui abbiamo detto forse in cuor suo non si è ancora arreso o – ipotesi più che possibile – nel giro potrebbe rientrare il quarto allenatore, anche lui a caccia del primo scudetto della sua vita: Gian Piero Gasperini. Ma a questo proposito non ci sarà da aspettare moltissimo: sabato Juve-Atalanta ci dirà quasi certamente se c’è ancora spazio per un inserimento».

«Nel frattempo la lotta è fra quei tre, di tre generazioni diverse, che sognano il loro primo tricolore della carriera. Sarebbe una soddisfazione enorme per Spalletti, 62 anni, che diventerebbe (a dispetto del suo fisico atletico e di una freschezza di idee) il più anziano della Storia a fregiarsi del titolo. Sarebbe una soddisfazione enorme per Pioli, 56 anni, il più straordinario anti-personaggio della Storia recente, in cui bisogna urlare, strepitare, correre su e giù per la linea laterale. Sarebbe una soddisfazione enorme per Inzaghi, 45 anni, che si è felicemente strappato di dosso la storia (questa volta con la s minuscola) dell’allenatore fatto in casa. Di sicuro è una lotta, in attesa di registrare eventuali inserimenti, fra tre super-professionisti che hanno disegnato le squadre con i loro profili: pressing alto e velocità di pensiero per il Napoli, intensità e contro-pressing per il Milan, raddoppio costante e varietà di soluzioni offensive per l’Inter. Una corsa che dipende anche – e non è trascurabile – da ciò che potrebbe accadere in campo internazionale. Perché Spalletti ambisce all’Europa League, Inzaghi a regalare all’Inter gli ottavi di Champions e Pioli è lì a giocarsi le ultime chance a Madrid senza comunque far drammi, perché un’eliminazione potrebbe alla fine permettergli di concentrarsi sul campionato. Su quel primo titolo che lui, Luciano, Simone (e Gasperini?) inseguono come un esame di laurea. Dopo aver tanto, ma proprio tanto, studiato».