
Tiribocchi, intervistato in esclusiva da Internews24, analizza il momento dei nerazzurri: da Thuram a Pio Esposito, passando per i problemi difensivi, la crescita di Carlos Augusto e le insidie del derby contro il Milan
Simone Tiribocchi, intervistato in esclusiva da Internews24, ha fatto il punto sul momento dell’Inter, soffermandosi sui principali temi che riguardano la squadra nerazzurra. Dalla crescita di Marcus Thuram, chiamato a trascinare l’attacco in assenza di Lautaro Martinez, alle difficoltà difensive, passando per il momento di Pio Esposito e la concorrenza tra Carlos Augusto e Dimarco. Spazio anche alle prospettive in vista del derby contro il Milan e al Pallone d’Oro assegnato a Harry Kane.
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Thuram si sta prendendo l’Inter in assenza di Lautaro. Che cosa pensa di questo avvio di stagione e quali differenze vede rispetto all’anno scorso, quando il francese era apparso un po’ sottotono?
«Thuram ha avuto un momento, lo scorso anno, in cui secondo me mentalmente non era forte come nella stagione precedente. Prima, soprattutto fino a gennaio, aveva avuto davvero molti problemi. Credo che abbia pagato l’inserimento di nuovi giocatori e il cambiamento delle gerarchie, che può averlo condizionato anche dal punto di vista mentale.
Adesso è ripartito forte e, in questo momento, l’Inter senza il suo attaccante principe si sta appoggiando molto su di lui. È una fortuna per i nerazzurri che sia tornato a questi livelli, perché, considerando i gol che la squadra sta subendo, avere un attaccante e un gruppo capaci di continuare a segnare rappresenta un’opportunità importante».
L’Inter continua a subire gol con una certa facilità. È un problema legato al diverso modo di giocare rispetto alla scorsa stagione oppure dipende anche da alcune lacune individuali? Quanto pesa l’assenza di un difensore come Acerbi?
«Non credo sia un discorso legato agli uomini. Se a inizio stagione si fosse prospettata la possibilità di sostituire Acerbi e De Vrij con Stones e Pavard, probabilmente tutti sarebbero stati d’accordo. Anche Carlos Augusto, in alcune occasioni, sta giocando sul centrosinistra. Secondo me, quindi, l’Inter ne esce addirittura rinforzata.
Il problema riguarda piuttosto la squadra nel suo complesso. Passare cinque volte in svantaggio nelle prime otto partite è un dato che deve far riflettere. È vero che puoi recuperare una situazione di svantaggio, ma andare così spesso sotto significa che forse c’è una sottovalutazione dell’avversario oppure, a livello inconscio, una preparazione alla partita non corretta.
La forza dell’Inter si vede in tutte le gare, ma non si può trascurare questa tendenza. Ci sono partite in cui, per diversi motivi, potresti non riuscire a segnare: subire così tanti gol non è positivo per una squadra che vuole vincere lo scudetto».
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L’Inter può permettersi di far riposare Thuram e schierare davanti la coppia formata da Pio Esposito e Bonny? Come giudica l’avvio di stagione di Esposito, apparso più complicato rispetto alla scorsa annata?
«Credo che sia soprattutto una questione di aspettative. L’anno scorso nessuno si aspettava un campionato del genere da Pio Esposito, soprattutto un inizio così positivo. Quest’anno, invece, ce lo aspettavamo tutti. Di conseguenza, se non segna per una giornata, ha più pressione addosso, più occhi puntati e viene inevitabilmente giudicato anche da noi opinionisti.
Penso che sia soltanto un momento da superare. È un ragazzo che lavora tanto per la squadra, e anche i gol di Thuram sono spesso il risultato del lavoro che Esposito svolge in campo.
Sicuramente gli manca il gol, ma non credo sia un problema esclusivamente suo né della squadra, che ormai ha una propria identità. È una fase che deve attraversare, anche a causa delle aspettative che sono aumentate nei suoi confronti».
Carlos Augusto sta guadagnando spazio, mentre Dimarco ha perso il posto da titolare nelle ultime partite. Che differenze vede tra i due e come spiega il momento dell’esterno italiano?
«Dimarco ha numeri straordinari, un piede eccezionale, una grande facilità di corsa e una capacità importante di produrre assist e gol. Ama l’Inter e questo non va messo in discussione, così come non va messo in discussione Barella.
Dopo tanti anni di prestazioni ad altissimo livello, però, può esserci la necessità di recuperare energie, sia dal punto di vista mentale sia da quello fisico. È normale, quindi, che attraversino un momento in cui un compagno di reparto possa andare più forte.
Carlos Augusto, avendolo allenato, me lo aspettavo già nella scorsa stagione. Serve un anno per adattarsi e capire il contesto, poi si acquisisce consapevolezza e nel terzo anno si può fare un ulteriore salto di qualità. È un giocatore forte, con grande gamba e maggiori capacità difensive rispetto a Dimarco, anche se non possiede lo stesso piede.
Finalmente sta facendo quello che immaginavo potesse fare già l’anno scorso. Per l’Inter è una fortuna avere un giocatore come lui: nella passata stagione ha giocato relativamente poco, ma sai che quando scende in campo può fare la differenza. Per una grande squadra, questa è una risorsa importante».
Che partita si aspetta nel derby contro il Milan, considerando anche la diversa filosofia calcistica del nuovo allenatore rossonero Amorim?
«Credo che si continuerà su questa direzione, soprattutto perché Allegri è un allenatore che presta grande attenzione alla fase difensiva, mentre il Milan quest’anno con Amorim sta cercando di proporre un calcio diverso rispetto alla scorsa stagione. Sarà sicuramente una bella partita e, forse come non mai in questa stagione, anche imprevedibile.
Il Milan è passato da prestazioni molto positive a partite in cui ha fatto fatica contro chiunque. Se dovesse trovare la giornata giusta, l’Inter si troverebbe davanti un avversario forte. È vero che i rossoneri hanno attraversato diversi momenti complicati, ma dispongono comunque di una rosa importante.
Sarà un bellissimo derby, importante anche per la competitività del campionato, considerando che il Milan è risalito in classifica. In questo momento l’Inter sembra favorita, ma proprio per questo mantenere aperta la sfida è nell’interesse di tutti».
Harry Kane ha vinto il Pallone d’Oro dopo giorni di incertezza. Ritiene che sia stato il verdetto giusto oppure avrebbe premiato un altro calciatore?
«No, assolutamente. Kane tutta la vita. Penso che sia stato il calciatore più decisivo nella propria squadra e che lo sia stato anche con la nazionale. Ha segnato tantissimi gol.
Credo sia un premio giusto, anzi finalmente un riconoscimento assegnato al giocatore giusto. Spesso, infatti, si tende a premiare soprattutto i trofei vinti dalla squadra, piuttosto che il valore individuale del calciatore.
In questo caso sono assolutamente d’accordo con chi ha votato e ha assegnato il Pallone d’Oro a Kane».
SI RINGRAZIA SIMONE TIRIBOCCHI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA