Inter, zero minuti per Spence e Stankovic: Chivu rischia di spremere sempre gli stessi
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Inter, zero minuti per Spence e Stankovic: Chivu rischia di spremere sempre gli stessi

La rimonta contro la Fiorentina regala tre punti pesantissimi, ma lascia aperti interrogativi sulla gestione delle risorse: perché non dare spazio a Spence con Luis Henrique indisponibile? E perché Zielinski continua a essere preferito a Stankovic in mezzo al campo?

L’Inter batte la Fiorentina 2-1 in rimonta, trova ancora una volta la forza di ribaltare una partita complicata e raggiunge la Lazio in vetta alla classifica. I gol di Marcus Thuram e Piotr Zielinski, arrivati nel recupero dopo il vantaggio viola firmato da Jimenez, consegnano a Cristian Chivu una vittoria dal peso specifico enorme. Eppure, dietro l’entusiasmo per un successo conquistato con il cuore, resta una domanda che merita attenzione: è davvero sostenibile gestire la rosa in questo modo con una stagione così lunga davanti?

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La questione non riguarda il risultato, né la capacità della squadra di reagire alle difficoltà. Riguarda le scelte dell’allenatore, soprattutto quando si tratta di coinvolgere quei giocatori che, almeno sulla carta, dovrebbero rappresentare alternative preziose nel corso di un’annata ricca di impegni tra campionato e Champions League.

Spence, un’occasione che meritava di essere sfruttata

Il primo caso è quello di Spence, rimasto in panchina per tutti i novanta minuti più recupero. Una scelta che lascia perplessi soprattutto considerando l’assenza di Luis Henrique e la prestazione di Andy Diouf sulla corsia destra.

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Il francese ha offerto una prova generosa, ma non particolarmente brillante. La sua interpretazione del ruolo, inoltre, presenta caratteristiche che sembrano più adatte a un centrocampista dinamico che a un esterno capace di garantire ampiezza e incisività negli ultimi metri.

Diouf tende a partecipare alla manovra e ad accompagnare l’azione, ma non sempre riesce a interpretare quei movimenti tipici di un quinto di centrocampo: attaccare il fondo, mettere cross pericolosi e inserirsi sul secondo palo. Non sono dettagli secondari in un sistema come quello nerazzurro, nel quale gli esterni devono contribuire in maniera determinante alla produzione offensiva.

Proprio per questo, l’assenza di Luis Henrique avrebbe potuto rappresentare un’opportunità per Spence. Anche concedergli soltanto una porzione di gara avrebbe permesso a Chivu di valutare una soluzione differente, dando contemporaneamente respiro a un giocatore chiamato a svolgere compiti non sempre naturali per le sue caratteristiche.

Non si tratta di sostenere che Spence avrebbe necessariamente fatto meglio, ma di chiedersi perché non sia stato utilizzato nemmeno per pochi minuti, soprattutto in una partita nella quale l’Inter aveva bisogno di trovare nuove energie e maggiore pericolosità sulle fasce.

Stankovic, il talento che aspetta mentre Zielinski arretra

L’altro interrogativo riguarda Aleksandar Stankovic, ancora rimasto in panchina nonostante la necessità di gestire le energie del centrocampo. Anche contro la Fiorentina, Chivu ha scelto di inserire Zielinski al posto di Calhanoglu, confermando una gerarchia che, almeno in questa fase, sembra lasciare poco spazio al giovane centrocampista.

Il polacco offre qualità tecniche, esperienza e capacità di gestire il pallone sotto pressione. Tuttavia, il suo rendimento migliore sembra arrivare quando può agire da mezzala, partecipando alla costruzione offensiva, accompagnando l’azione e sfruttando la propria sensibilità negli ultimi trenta metri. Utilizzarlo da mediano significa chiedergli compiti differenti, che può certamente svolgere, ma che rischiano di limitarne alcune delle qualità più importanti.

Stankovic, invece, rappresenta un’alternativa che meriterebbe di essere valutata con maggiore continuità. Non necessariamente da titolare in ogni partita, ma attraverso minuti che gli consentano di crescere, prendere confidenza con i meccanismi della squadra e dimostrare di poter essere utile anche in contesti impegnativi.

La gestione dei giovani richiede pazienza, ma la pazienza non può trasformarsi in attesa perpetua. Se un giocatore viene considerato una risorsa per il presente e per il futuro, deve trovare occasioni concrete per entrare nelle rotazioni. Altrimenti, il rischio è quello di ritrovarsi con alternative poco rodate proprio nel momento in cui gli impegni si moltiplicano.

Vincere oggi senza compromettere domani

La rimonta sulla Fiorentina dimostra che l’Inter possiede carattere e qualità per lottare fino all’ultimo pallone. Ma le partite non si vincono sempre negli ultimi minuti e, soprattutto, non tutte le difficoltà possono essere risolte affidandosi agli stessi uomini.

Chivu ha il merito di aver costruito una squadra capace di non arrendersi, ma il passo successivo consiste nel rendere più profonda e funzionale la gestione della rosa. Far riposare i titolari, coinvolgere le alternative e sperimentare soluzioni differenti non significa indebolire l’Inter: significa prepararla alle inevitabili difficoltà di una stagione lunga.

Spence e Stankovic non sono necessariamente le risposte a ogni problema nerazzurro, ma lasciarli sistematicamente fuori dalle rotazioni rischia di limitarne la crescita e di ridurre le possibilità di scelta dell’allenatore.

La vittoria contro la Fiorentina va celebrata, perché tre punti così conquistati possono dare una spinta importante al gruppo. Ma proprio quando tutto funziona sul piano del risultato bisogna avere il coraggio di interrogarsi sulle scelte. L’Inter ha bisogno di vincere oggi, certo, ma anche di arrivare ai mesi decisivi con più giocatori pronti, più alternative credibili e meno dipendenza dai soliti protagonisti.

Perché una stagione infinita non si affronta soltanto con il cuore. Si affronta anche con una rosa utilizzata nel modo giusto.

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