
Conferenza stampa Bastoni pre Inter Shakhtar: le parole del difensore dei nerazzurri alla vigilia del match del terzo turno di Champions League
La conferenza stampa di Alessandro Bastoni alla vigilia di Inter Shakhtar Donetsk, match valevole per il terzo turno della League Phase della Champions League: queste le parole del tecnico nerazzurro (che interverrà in compagnia di Cristian Chivu). La conferenza avrà inizio alle ore 14.30, noi di InterNews24 la seguiremo live.
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PARTITA CHE HA UN VALORE DIVERSO? – «Siamo obbligati domani a far risultato, altrimenti entrare nelle prime 8 diventa proibitivo. L’unica cosa che vorrei dire, che è un pensiero personale, è che dobbiamo guardare un po’ di più la realtà. Ormai è passato tempo dalle finali fatte e dai percorsi fatti: non è che non siamo più quella squadra, ma quello che ci sta dicendo il calendario e le partite fatte recentemente devono riportarci con i piedi per terra. Come hanno detto alcuni miei compagni e il mister, la Champions League è un sogno, come lo era nel caso delle due finali che abbiamo fatto. Da domani dobbiamo dare già una risposta importante».
LA RICETTA PER APPROCCIARE MEGLIO LE GARE – «Credo che non dipenda dal modulo, dall’allenatore o da fattori esterni, ma dipenda solo da chi va in campo. E’ tutto un aspetto mentale, che al suo interno racchiude un sacco di cose come la superficialità, la poca voglia, una giornata storta dovuta magari a fattori esterni… Quindi credo serva anche tanta onestà intellettuale da parte di ognuno di noi, di prenderci la responsabilità a livello personale. Perché se si va ad analizzare gli inizi di partita in cui abbiamo subito tanto, si va spesso su errori individuali. Se riusciamo a migliorare questa cosa è già un bel passo in avanti».
E’ SOLO UNA QUESTIONE MENTALE E DI ERRORI DEL SINGOLO O ANCHE TATTICA, COME LA DIFESA ALTA – «Sicuramente quando succede così tanto è un insieme di cose. Poi, analizzando anche col mister, poche volte abbiamo preso gol con la squadra schierata o con contropiedi, cosa che l’anno scorso magari succedeva spesso, che eravamo in 10 davanti e lasciavamo dei buchi incredibili. Quest’anno tante volte è successo proprio per errori individuali: è un aspetto mentale, che racchiude tante cose tra fattori esterni ed energie che si hanno in quel momento. Non credo sia una questione tattica».
PECCHIAMO DI SUFFICIENZA PER IL FATTO CHE GIOCHIAMO A MEMORIA DOPO LA VITTORIA DELLO SCUDETTO DELLO SCORSO ANNO? – «No, la sufficienza non credo. Non ho mai visto la squadra entrare in campo con sufficienza, non concentrata o con l’atteggiamento sbagliato. Forse abbiamo poca percezione del pericolo, pensiamo che farci gol sia sempre difficile e in realtà concediamo troppe cose banali, difficilmente l’avversario ci fa gol perché ha fatto cose belle o perché è stato più bravo di noi. Limitando queste cose qua, che è un aspetto importante ma anche complicato, siamo già ad un buon punto».
SENTO CHE LA PERCEZIONE SU DI ME SIA CAMBIATA DOPO I DUE GOL IN NAZIONALE, E’ TORNATO IL SERENO? – «Io andando negli altri stadi nessuno mi ha mai fatto gli applausi, nemmeno prima che succedesse tutto quanto. Quindi questa cosa del tifo penso non sia cambiata: fa parte del tifo e va bene così. Io, non che non dovevo dimostrare niente a nessuno perché non è vero, ogni volta va dimostrato il mio valore e sento la responsabilità di farlo, ma il mister e la società mi sono stati vicino. Quel periodo buio non l’ho vissuto così buio, perché ho una concezione del buio molto alta: non è morto nessuno, fortunatamente nessuno ha avuto qualche malattia grave. Quindi quello che voi considerate buio per me non lo era, magari era un buio sportivo ma grazie alle persone che ho vicino sono riuscito ad andare avanti, poi il tempo mette a posto le cose».
UN GIOCATORE CHE VIENE DA 7 SCONFITTE NELLE ULTIME 8 GARE DI CHAMPIONS AVVERTE DI PIU’ LA TENSIONE? – «No, io parlo per me stesso e ti dico di no. Il mio approccio come quello dei miei compagni non cambierà: come non è cambiato né col Real né col Brugge. Abbiamo approcciato molto bene, potevamo segnare in entrambe le partite, anche col Brugge ad inizio secondo tempo siamo partiti molto bene, poi gli episodi determinano l’andamento di una partita. Dobbiamo essere semplicemente noi stessi».
SE C’E’ UN MODO PER TRASPORTARE L’INTER DEL CAMPIONATO IN CHAMPIONS E SE ABBIAMO LAVORATO IN PARTICOLARE SU QUALCOSA – «Non credo ci sia tanta differenza tra l’Inter del campionato e quella della Champions. L’approccio è sempre quello, così come il nostro modo di giocare, indipendentemente dall’avversario. Limitando gli errori, poi in Champions sappiamo che le squadre hanno una qualità offensiva maggiore rispetto che in Italia, quindi si fa più fatica a rientrare e mettere sotto assedio una squadra. Abbiamo lavorato non tanto, perché abbiamo giocato pochi giorni fa col Bologna. Sappiamo la squadra che andiamo ad affrontare, piena di brasiliani, che hanno grande qualità e non hanno paura di giocare».
E’ CAMBIATO QUALCOSA QUEST’ANNO CON I MOVIMENTI CON DIMARCO? MI TROVEREI BENE DA CENTRALE? – «No, non è cambiato molto a livello tattico. Chiaro che facendo questo ruolo da 8 anni ormai non sono più una sorpresa: adesso anche le squadre che andiamo ad affrontare sanno cosa facciamo. Da centrale non avrei alcun tipo di problema, tanto mi ci trovo spesso anche nelle rotazioni che facciamo».