
L’impatto devastante del brasiliano a Bologna e il rendimento top dell’italiano: la fascia sinistra nerazzurra è un vero e proprio lusso per Chivu
Tre è il numero perfetto. Come i gol segnati e i punti raccolti dall’Inter a Bologna, in un campo che in passato ha evocato incubi e scudetti sfumati. Sotto nel punteggio dopo l’iniziale vantaggio firmato dall’ex milanista Tommaso Pobega — propiziato da una palla persa da Luis Henrique e da una disattenzione difensiva —, i nerazzurri hanno saputo ribaltare la gara grazie alle reti di Marcus Thuram, Carlos Augusto e Ange-Yoan Bonny, espugnando un terreno ostico e scacciando i fantasmi.
Il duello sulla corsia mancina e il fattore Carlos Augusto
Il numero tre, storicamente legato alla leggenda di Giacinto Facchetti, è il simbolo di una fascia sinistra che oggi rappresenta uno dei punti di forza assoluti della squadra allenata da Cristian Chivu. Da un lato c’è Federico Dimarco, reduce da una passata stagione straordinaria chiusa con 7 gol e lo storico record di 18 assist che lo ha consacrato tra i migliori in assoluto del campionato. Dall’altro c’è un Carlos Augusto formato top player, capace di esprimersi su livelli altissimi e già a quota 3 reti in appena 6 presenze stagionali.
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Non è un caso che l’unico vero passaggio a vuoto stagionale, la debacle interna di Champions League contro il Bruges, sia coinciso proprio con l’assenza del laterale brasiliano, costretto in panchina da un problema fisico.
L’impennata di Bologna e il cambio di Dimarco
La profondità e la qualità di questa alternanza si sono viste chiaramente al Dall’Ara. Per segnare il gol del sorpasso decisivo, valso il premio di MVP della partita, a Carlos Augusto sono bastati appena una quarantina di secondi dal suo ingresso in campo, subentrando proprio a Dimarco.
L’uscita dal campo del laterale azzurro non è passata inosservata: le telecamere di bordo campo lo hanno immortalato visibilmente nervoso al momento della sostituzione. Resta da capire se la tensione fosse legata a un disaccordo con la scelta tecnica di Chivu o semplicemente alla rabbia per una prestazione personale sottotono. In ogni caso, la gestione di una concorrenza così alta e qualitativamente superiore rappresenta un lusso straordinario per l’Inter, al punto che blindare entrambi con un nuovo contratto appare ormai una mossa inevitabile.