Conferenza stampa Chivu pre Inter Bruges: «Solo una botta per Calhanoglu, Bastoni un patrimonio nostro e dell'Italia. A Sommer possiamo solo dirgli grazie, Spence era arrabbiato»
Hanno Detto

Conferenza stampa Chivu pre Inter Bruges: «Solo una botta per Calhanoglu, Bastoni un patrimonio nostro e dell’Italia. A Sommer possiamo solo dirgli grazie, Spence era arrabbiato»

Conferenza stampa Chivu pre Inter Bruges: le parole del tecnico dei nerazzurri alla vigilia del match del secondo turno di Champions League

La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter Club Bruges, match valevole per il secondo turno della League Phase della Champions League: queste le parole del tecnico nerazzurro (che interverrà in compagnia di un calciatore). La conferenza avrà inizio alle ore 14.30, noi di InterNews24 la seguiremo live.

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E’ CAMBIATO QUALCOSA A LIVELLO DI PERCEZIONE SULLA CHAMPIONS, C’E’ UNA CONSAPEVOLEZZA MAGGIORE QUEST’ANNO? – «E’ lo status di una società che te lo impone, di cercare di raggiungere tutti gli obiettivi di una stagione di una squadra come la nostra. Quando si tratta di sogno, questo non vuol dire che si possa anche raggiungere. Bisogna che si trasformi in responsabilità, nel fare un gran bel lavoro, nel cercare di migliorarsi per avere un’opportunità. Parlare di sogni non significa che si parla di vincere, ma di una certa responsabilità nel capire lo status di una società che ti costringe ad importi grandi obiettivi. Non esiste una ricetta, esiste solo il lavoro quotidiano: non ci sono soldi che possano comprare un trofeo così importante, nemmeno allenatori o giocatori».

IL PUNTO SU INFORTUNATI E TURNOVER – «Qualche cambio si farà. Calhanoglu sta bene, ero rimasto stupito anche della domanda che mi era stata fatta postgara dopo il Parma per il fatto che avesse il ghiaccio, non ne ero a conoscenza, per me è uscito sano, integro. Non ha mai avuto problemi: aveva solo preso una piccola botta e precauzionalmente ha messo il ghiaccio, ma è a disposizione».

LE CONDIZIONI DI SPENCE E DI BASTONI – «Djed ha una settimana di allenamento più 25 minuti di partita di sabato, più la rifinitura di oggi. Sta crescendo di condizione, mi fa piacere che si sta facendo sciogliere un po’ di pressione e rabbia che ha avuto perché appena è arrivato ha avuto un po’ di problemi fisici che non gli hanno permesso di partecipare in questo primo mese. Aver avuto la possibilità di giocare 25 minuti sabato, credo a livello di adrenalina, autostima e fiducia della sua responsabilità nei confronti dei suoi compagni è aumentata a dismisura e sono contento di averlo a disposizione. Bastoni? Non torno indietro a parlare dell’ingiustizia di tutto quello che ha dovuto vivere, delle reazioni per l’accaduto e per quello che è stato anche il playoff in Nazionale. Il valore di Ale lo sappiamo tutti, la sua personalità, il suo valore individuale messo a nostra disposizione ma anche dell’Italia, come ha fatto vedere nelle ultime partite in cui ha fatto due gol importanti. Ma non aveva bisogno di dimostrare nulla, è sempre stato un giocatore di un certo valore. A volte ci si dimentica che bisogna prendersi cura dei nostri calciatori e di quelli che rappresentano l’Italia, visto che non è tutto rosa le problematiche che ha affrontato la nazionale soprattutto con la mancata partecipazione al Mondiale. Ale è un patrimonio importante nostro, dell’Inter, e anche dell’Italia».

L’INTER HA UNO STANDARD DI MIGLIORAMENTO SEMPRE ALTO, MA IN COSA DEVE MIGLIORARE? – «Abbiamo imparato e sappiamo che dobbiamo dar valore alle cose che facciamo con tanta fatica, che niente è scontato, non sottovalutiamo nessuno. Abbiamo raggiunto una mentalità che ci porta ad entrare in campo con tanta responsabilità. A volte con l’atteggiamento giusto, anche se quello si può migliorare, con la determinazione giusta, la voglia di essere dominanti e nello stesso tempo di divertirsi. Abbiamo margini di miglioramento perché sono cose nelle nostre idee, in quella che è la nostra visione e la nostra ambizione, dove le cose si possono e si devono migliorare. Parlo di un gruppo di giocatori di livello assoluto, la competizione all’interno di questa squadra alza davvero il livello in allenamento e in quelle che sono le nostre ambizioni, era quello che volevamo. D’altronde una società importante che ha certe ambizioni deve avere questo tipo di ragionamento e deve costruire una rosa come la nostra, anzi anche lì dal mio punto di vista si può sempre migliorare, e non è una critica nei confronti della società».

LE PROSSIME 4 PARTITE IN CHAMPIONS NON PERMETTONO DISTRAZIONI? – «Noi prendiamo partita per partita, se parliamo di mettere dentro tutto quello che manca in questa mini competizione sono 7 partite, ma noi pensiamo alla prima. Anche perché non ci permettiamo di guardare troppo in avanti visto che si gioca ogni 3 giorni. Oggi la partita più importante è domani. Affrontiamo una squadra ambiziosa, propositiva in entrambe le fasi, hanno una mentalità propositiva nel venirti a prendere alti, nell’attaccare con tanti uomini quando sono in possesso. Non sarà una partita semplice, siamo consapevoli di tutto ciò perché in Champions nessuna partita è semplice».

CHE EFFETO FA RITROCARE SOMMER CON CUI ABBIAMO VINTO UNO SCUDETTO E UNA COPPA ITALIA LO SCORSO ANNO? – «Non è tanto ciò che abbiamo vinto lo scorso anno, ma quello che lui ha fatto nei 3 anni all’Inter, il livello che ha raggiunto, la professionalità e la serietà, il rispetto nei confronti di una società importante e nei confronti dei tifosi. Bisogna ringraziarlo per quei tre anni meravigliosi, ha permesso di vincere trofei e anche di raggiungere palcoscenici importanti a livello europeo. A Yann bisogna solo dirgli grazie».

RENDIMENTO DIVERSO IN CHAMPIONS RISPETTO AL CAMPIONATO, SE PENSO CHE IN EUROPA SERVA UN ATTEGGIAMENTO DIVERSO RISPETTO A QUELLO CHE ABBIAMO IN ITALIA? – «Non decidiamo noi quello che dobbiamo fare. Noi partiamo nell’avere la mentalità e mantenere la nostra identità, e poi c’è l’avversario che ti porta a fare determinate scelte, o anche il momento della partita. Tornando a Madrid, nei primi 20 minuti non abbiamo subito niente e abbiamo quasi dominato una partita dove abbiamo creato anche tre occasioni da gol. Poi è arrivato l’1 a 0 loro che ci ha costretto ad avere un atteggiamento diverso nell’andare a ribaltare la partita. Io voglio trasmettere coraggio, fiducia, la forza di questo gruppo che ha come obiettivo quello di mantenere un livello alto, ha mantenere la loro fiducia. Se io vengo davanti la squadra dopo che predico da mesi di essere propositivo, coraggioso ecc, e in una sola partita vengo a dire “oggi no, oggi speculiamo, andiamo dietro e aspettiamo, facciamoci il segno della Croce e vediamo cosa ci regala il Signore”… Noi raccogliamo ciò che ci meritiamo, è questa l’essenza di una partita di calcio. A volte si fanno errori, ma si va avanti con determinazione, ambizione e consapevolezza di poter ribaltare le partite, a volte non riesci a farlo. Però quello che non voglio perdere è il modo di perdere: se dobbiamo perdere, dobbiamo scegliere noi il modo di perdere, e non come ti mettono gli altri in difficoltà».

LA CRESCITA DELLE SECONDE LINEE, POSSONO ESSERE DETERMINANTI ANCHE IN CHAMPIONS? – «A me non piace parlare di titolari e di seconde linee, non mi piace parlare di status. Mi piace parlare di un gruppo, che si sceglie in base all’energia, al lavoro, all’avversario e alla programmazione quando si deve giocare ogni 3 giorni, in base all’aspetto mentale di tanti ragazzi che magari nelle ultime 3 settimane sono stati lontani dalla realtà Inter. Sono tante cose di cui si parla. Io non parlerei mai di prime o seconde linee. Parlo di un gruppo di giocatori che vuole essere competitivo, che alza il livello in allenamento, che migliora il suo compagno di reparto e quello con cui si contende lo stesso determinato ruolo, ma al contempo sottolineo l’importanza dei 5 cambi, che spesso sono determinanti. Col Monza l’abbiamo vinta con i cambi, anche col Napoli chi è entrato ha fatto la differenza, lo scorso anno col Como in semifinale di Coppa Italia… Sono sicuro che questo gruppo, siccome sa l’importanza di remare tutti dalla stessa parte, di un gruppo solide, capisce l’importanza di tutti queanti perché la stagione è lunga e c’è bisogno di energie per quella che è la nostra identità».

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