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Capello incorona Chivu: «Ha saputo gestire lo shock post-Monaco facendo sentire tutti i giocatori protagonisti»

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Capello analizza il successo nerazzurro: tra la leadership di Lautaro e le mancanze per il salto europeo

In collegamento a Sky Sport, l’ex allenatore Fabio Capello ha tracciato un bilancio profondo sulla vittoria dello scudetto dell’Inter, soffermandosi in particolare sulla figura di Cristian Chivu. Il tecnico friulano, che ebbe il rumeno come giocatore alla Roma, ha messo in luce le qualità umane e tattiche che hanno permesso all’ex difensore di trionfare al suo primo anno sulla panchina della prima squadra, pur individuando alcuni aspetti su cui sarà necessario lavorare per competere ai massimi livelli internazionali.

IL PERCORSO DI CHIVU E LA GESTIONE PSICOLOGICA – «Chivu lo acquistammo alla Roma perché era un giocatore che ci serviva, aveva grandi qualità tecniche. Credo che abbia avuto la fortuna di partire dal settore giovanile: cominciare alla base serve tanto per capire come motivare e affrontare le difficoltà. Ha trovato una squadra scioccata dopo la debacle contro il Psg e ha dovuto lavorare molto sulla testa, facendo capire ai giocatori che erano ancora forti. Io ho vinto subito al primo anno e lui ha ripercorso la stessa strada».

I MERITI TATTICI E I SINGOLI PROTAGONISTI – «Il suo merito principale è stato far sentire i giocatori protagonisti. Ha inserito elementi fondamentali come Akanji in difesa ed è stato bravo a far diventare Pio Esposito un giocatore da Inter in un momento difficile. Ha dato alla squadra personalità e ha reso ancora più importante Calhanoglu. Anche Dimarco e Lautaro hanno dato qualcosa in più: l’argentino è stato un esempio per come ha lottato, aiutando la squadra anche quando era infortunato».

LE CRITICITÀ E IL FUTURO IN EUROPA – «L’unica nota negativa è che non è quasi mai riuscito a far giocare la squadra ad alto livello per tutti i 90 minuti: ci sono stati momenti buoni alternati a pause. Se è pronto per l’Europa? No, non ancora. Gli manca un grande difensore centrale e un portiere, perché Sommer ha fatto bene ma l’età incide su riflessi e agilità. Serve anche un centrocampista che possa dare il cambio a Calhanoglu. Bisognerà poi vedere cosa accadrà al Mondiale, che può sempre portare risvolti imprevedibili».

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