
Tronchetti Provera, grande tifoso dell’Inter, ha festeggiato lo scudetto nerazzurro numero 21 esaltando il grande lavoro di Chivu
L’Inter, che in questo lunedì 4 maggio 2026 si gode il titolo di Campione d’Italia con 82 punti, riceve il plauso di Marco Tronchetti Provera. In un’intervista rilasciata a Repubblica, lo storico dirigente ha analizzato il trionfo del 21° scudetto, esaltando il lavoro del tecnico e la solidità della società sotto la gestione Oaktree e Marotta.
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PAROLE – «Quanto sono felice? Tantissimo, soprattutto per Chivu. È stato un calciatore che ha dato molto all’Inter, era la sua prima stagione da allenatore e ci ha portato a vincere il campionato. È la sua Inter. Una stagione fra le più negative degli ultimi trent’anni per come si era conclusa. Chivu è stato due volte bravo, al di là delle mie simpatie per il suo passato. Ha saputo rigenerare una squadra demotivata e spenta portandola a vincere il campionato».
GIOCATORE CHE L’HA SORPRESO DI PIU’ – «Di Lautaro sapevamo già tutto, il suo valore è determinante. Chi mi ha sorpreso è stato Bisseck, un calciatore dal grande potenziale ma che non era in testa alla lista di quelli da Inter»
MAROTTA – «Beh, lui è un fuoriclasse. È un uomo che fa la differenza per qualità e profondità, al punto che gli si perdona anche il trascorso juventino».
PAURA PER L’INCHIESTA SUGLI ARBITRI – «No. Per come è strutturata la società, per il valore di Marotta non ho alcun timore. Gufi? Poverini. Ci sono dei casi che sono passati in giudicato, ci sono storie reali, questa qui è una storia della quale non si sa niente. Comunque sia, come dico, fiducia nelle persone, nelle loro qualità».
SIGNIFICATO DI ESSERE INTERISTI – «L’Inter è lo spirito di Milano e lo dico sempre anche ai milanisti, che sono nati prima di noi ma dalla parte sbagliata. Il successo è fatica, quando lo hai raggiunto sai che è solo l’inizio. Noi sappiamo che quando c’è poi può svanire e va riconquistato».
GIOCATORE DELL’INTER PREFERITO – «Giacinto Facchetti. Il simbolo dell’Inter come uomo, come storia personale, come serietà».
SI’ O NO AL NUOVO SAN SIRO – «Dal punto di vista emotivo, della passione, San Siro è la storia del calcio milanese, è la storia della mia vita da tifoso di calcio. Di stadi ne ho girati tanti nel mondo, ma da nessuna parte si gode il calcio meglio che a San Siro. Però non si può, diciamo, non prendere atto di quelle che sono altre esigenze. Io sono fra quelli che soffrono un po’ all’idea. L’augurio è che tutti abbiano fatto le giuste valutazioni e che tutto vada in porto in tempo per la scadenza degli Europei del 2032 che è decisiva».
SCUDETTO TRA I 5 PIU’ IMPORTANTI – «Per quello che ha significato diciamo sì, può stare tra i primi cinque, perché abbiamo visto anche del buon calcio. Magari per venti minuti, ma l’abbiamo visto. E di questi tempi, con il livello che c’è, venti minuti sono già tanti…».