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Scudetto Inter, Marotta a ruota libera: «Con Fabregas ci fu solo un contatto preliminare e su Chivu mai avuto dubbi. Bastoni? L’interesse del Barcellona c’è»

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Scudetto Inter, Giuseppe Marotta, intervistato a Radio Anch’io Sport, ha parlato così dopo la festa tricolore della squadra nerazzurra

Nel bel mezzo dei festeggiamenti per il 21esimo scudetto, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta ha rilasciato dichiarazioni importanti ai microfoni di Radio Anch’io Sport, dopo il successo del tricolore, il lavoro di Chivu e le vittorie della squadra nerazzurra. Ecco, di seguito, tutte le sue parole.

SUL PROGETTO NERAZZURRO – «Abbiamo dato spazio alla continuità di un progetto che portiamo avanti da alcuni anni. Sottolineo con umiltà ma con molto orgoglio il fatto che questo management ha vinto 3 scudetti in 5 anni con 3 allenatori differenti. A dimostrare come le proprietà erano diverse ma entrambe hanno dato delega ampia al management. Abbiamo costruito questo modello che contiene dei valori importanti che ha dato la possibilità a questi tre professionisti di vincere lo scudetto».

SUL TENTATIVO FATTO IN ESTATE PER FABREGAS – «Vorrei essere preciso in questo: stimo moltissimo Fabregas che è molto bravo, ma c’è stato solo un contatto preliminare. Quando in un’azienda devi assumere un direttore generale fai delle consultazioni, noi abbiamo avuto un contatto ma mai andati oltre. Abbiamo scelto Chivu perché poi c’erano degli impedimenti oggettivi dall’altra parte. La nostra scelta è caduta su Chivu perché rappresentava il profilo che cercavamo ed era adatto al modello di riferimento dell’Inter di queste stagioni».

SE LA CHAMPIONS SARA’ L’OBIETTIVO DELLA PROSSIMA STAGIONE – «La Champions sul piano personale che sul piano dell’Inter è un obiettivo straordinario che tutti vogliono vincere. Io ho avuto fortuna e sfortuna 4 finali e purtroppo le ho perse tutte, è un traguardo che mi manca e che sarei orgoglioso di raggiungere però non ci si può lamentare. Sono molto contento di quello che ho fatto, Il prossimo anno proveremo a migliorare le performance in quella competizione».

SULL’AVERE PIU’ GIOCATORI ITALIANI IN ROSA – «Secondo me l’Italia è una fucina di talenti interessanti. Noi abbiamo perso con la Nazionale maggiore ma in quelle inferiori siamo a livelli alti di risultati. Il lavoro fatto dietro è importante. L’Italia esprime talenti, è una strada che vogliamo percorrere, noi vogliamo creare uno zoccolo duro di italiani. C’è già, ma alcuni sono avanti con l’età ed è giusto inserirne altri. L’italiano conosce meglio la realtà, il senso di appartenenza lo ha un po’ più forte. Coi campioni dall’estero possono creare un mix, ma per lo scudetto occorre uno zoccolo duro di italiani che conosca il ruolo di una squadra di calcio in Italia, con grandi pressioni mediatiche».

SULLA SCELTA DI CHIVU – «Non abbiamo mai avuto dubbi per due motivi: primo perché è nella cultura nostra e soprattutto nella mia il non utilizzare lo strumento dell’esonero. Non l’ho mai fatto a stagione in corso, l’allenatore è il leader e spesso si prendono colpe che non hanno. Di mio sono convinto di questa riflessione. L’inizio è coinciso con qualche sconfitta ma non ha coinciso con prestazioni negative. Con Udinese meritavamo di vincere, a Torino stavamo vincendo, nel derby meritavamo di vincere. Abbiamo proseguito tranquillamente forti del fatto che accanto a lui c’era una squadra era forte e una società lo supportava sempre».

SU BASTONI E LE VOCI SUL BARCELLONA – «E’ un talento, è stato sfortunato negli episodi o nelle manifestazioni che ha avuto. Su di lui c’erano gli occhi puntati da parte di tutti. Si è reso protagonista di quella ingenuità con la Juventus con la simulazione, sicuramente è stato il primo ad accorgersene ma noi lo abbiamo aiutato. Quando un giovane sbaglia va aiutato a ripresentarsi ai nastri di partenza. E’ un grande campione, su di lui ci sono gli occhi puntati così come su altri da parte di club prestigiosi in Europa. Non nascondo un interessamento da parte del Barcellona, ma ancora superficiale e non concreto. Un giocatore va via se esprime la volontà di andarsene, in questo momento è un nostro giocatore, ha voglia di rimanere e noi siamo felici di lui».

SUI TANTI RUMORS ATTORNO A LUI – «Ho le spalle più larghe con l’avanzare dell’età, cerco di analizzare tutto con saggezza. In questo periodo l’Inter e io abbiamo vinto tanto, spesso imperversa la cultura dell’invidia ma io non ci faccio caso. Sarei risentito se ci fosse disistima dalle persone che stimo. Il mio è un ruolo pubblico, i social sono pieni di leoni da tastiera che scrivono ingiurie e riflessioni non gradite. Fa tutto parte del mio ruolo e lo accetto, vado avanti facendo esperienze nuove e cercando di migliorarmi. Sono molto tranquillo, contento, questa è stata un’impresa storica di tutta l’Inter, mi sto godendo questo momento».

SULLA FINALE DI COPPA ITALIA – «L’Inter fa parte di quei club che devono partecipare alle competizioni cercando di vincere sempre. Abbiamo meritato la finale e ora vogliamo onorarla nel migliore dei modi, sarebbe bello anche di più per Chivu vincere anche questa competizione e metaforicamente avere il diritto alla stellina delle 10 Coppe Italia. Un appuntamento importante e affascinante».

SULLE PAROLE DI BERGOMI SU CHIVU – «Condivido quanto detto da Beppe. Tra le prerogative, le caratteristiche belle, ci sono i valori umani importanti. E’ un ragazzo che a volte si considera ancora calciatore. Ha questo metodo. Siamo davanti a un profilo del calciatore diverso rispetto a quello di alcuni anni fa quando ho iniziato io. Al di là dell’aspetto tecnico, l’allenatore deve gestire la parte mentale, bisogna allenare la mente e in questo Chivu è molto bravo. Si è immedesimato in questo ruolo di allenatore moderno e l’intelligenza è una delle sue caratteristiche».

SULLA POSSIBILE FIGC CON MALAGO’ – «Se ne potrebbe parlare molto. Innanzitutto dobbiamo eliminare quell’aspetto di litigiosità all’interno del nostro mondo, conflittualità che hanno poco a che fare con un gioco che ha anche un riferimento sociale. In Italia siamo in un momento di involuzione, dopo il 2006 è cominciata una sorta di crisi. La base di reclutamento è cambiata, prima tutti si avvicinavano al gioco del calcio, oggi ci sono tante attività che distraggono i giovani. I veri campioni sono nati e sbocciati nei ceti medio-bassi, oggi giocare a calcio significa un esborso di rette mensili e non tutte le famiglie possono permetterselo. Il primo principio è che lo sport sia un diritto e che sia gratuito. Cominciamo anche nelle scuole Così avremmo una base di reclutamento maggiore. Poi le strutture, poi gli insegnanti. I maestri non si devono dedicare solo all’aspetto tattico, ma anche a quello tecnico. Sono tante cose che vanno analizzate in modo migliore».

SULLE AVVERSARIE DELLA PROSSIMA STAGIONE – «Sono sempre le stesse. C’è stata alternanza fra Inter, Milan e Napoli, la Roma sta crescendo, la Juventus con l’arrivo di Spalletti ha ritrovato continuità e non può che migliorare. Saranno queste le squadre da considerare in ottica scudetto, poi attenzione alle outsider tipo l’Atalanta che negli ultimi anni ha fatto grandi risultati».

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