Hanno Detto
Gervasoni nega: «Nessuna manomissione», ma l’inchiesta arbitrale si allarga

Gervasoni e il caso degli audio Var: la Procura di Milano indaga per frode sportiva e chiede altri sei mesi
Il sistema arbitrale italiano finisce nuovamente sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, in un clima di forte tensione che rischia di minare la credibilità delle istituzioni calcistiche. Al centro del ciclone si trova l’ex arbitro e supervisore Andrea Gervasoni, ascoltato recentemente dagli inquirenti in merito a presunte irregolarità nella gestione della tecnologia durante i match più delicati dello scorso campionato. La Procura di Milano sta cercando di fare chiarezza sulla trasparenza dei processi decisionali, concentrandosi in particolare sulla catena di comando che lega la sala Var al direttore di gara sul terreno di gioco.
IL PUNTO SUGLI INDAGATI SECONDO IL CORRIERE DELLO SPORT – «Va ricordato come al momento gli indagati siano cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale, di cui quattro per concorso in frode sportiva (Rocchi, Gervasoni, Nasca e Di Vuolo) e uno per false informazioni al pubblico ministero (Paterna)».
IL DUBBIO SUGLI AUDIO DI INTER-ROMA – «Allo stesso Gervasoni è stato chiesto anche di Inter-Roma, ma l’ex arbitro ha negato di essere intervenuto sul Var per scoraggiare l’idea di richiamare il direttore di gara al monitor, anche se la Procura di Milano – sospettando tagli artificiosi – vorrebbe entrare in possesso delle registrazioni integrali delle comunicazioni audio».
LA DIFESA DI ROCCHI E LA PROROGA DELL’INDAGINE – «Su Rocchi invece la scelta di non presentarsi davanti agli inquirenti è stata dettata dal suo legale, Antonio D’Avirro: non aveva in mano gli elementi per affrontare l’interrogatorio. La stessa Procura, infine, ha già chiesto la proroga di sei mesi dell’inchiesta, che era scaduta esattamente una settimana fa».