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Indagine Rocchi, il quotidiano La Sicilia fa chiarezza su Schenone: citato ma non indagato. Cosa sta succedendo

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Indagine Rocchi, il quotidiano La Sicilia fa ulteriore chiarezza sulla figura di Schenone: solo citato dall’ex designatore. I dettagli

L’Inter di Cristian Chivu segue con estrema attenzione gli sviluppi dell’inchiesta che coinvolge il designatore Gianluca Rocchi. Emergono nuovi dettagli dalle pagine de La Sicilia riguardo alla posizione del club nerazzurro.

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Indagine Rocchi, Schenone e l’inchiesta: il dirigente dell’Inter citato nelle intercettazioni ma non è indagato. Il caso

Secondo quanto emerso dagli atti, Giorgio Schenone, attuale club referee manager dell’Inter, viene citato in una conversazione ambientale del 2 aprile 2025 captata a San Siro. È fondamentale precisare che Schenone non è coinvolto direttamente, non è indagato e non ha partecipato al colloquio incriminato; il suo nome viene semplicemente evocato da Rocchi e un collaboratore come presunto terminale delle preferenze societarie. La ricostruzione della Procura ipotizzava un tentativo di “schermare” l’arbitro Daniele Doveri per favorire Andrea Colombo, ma i dati sulle designazioni effettive smentiscono tale tesi:

  • Daniele Doveri: Definito “sgradito” nella sintesi del PM, ha diretto l’Inter ben cinque volte in stagione, incluse gare chiave contro Napoli e Parma, quest’ultima appena tre giorni dopo l’intercettazione.
  • Andrea Colombo: Considerato teoricamente “gradito”, è stato designato per i nerazzurri solo due volte in campionato, una frequenza sotto la media per un arbitro del suo livello.

Giorgio Schenone ricopre dal 2020 il ruolo di addetto agli arbitri per il club nerazzurro, una figura presente anche in altre società come Juventus, Lazio e Parma. Ex guardalinee e AVAR di lungo corso, Schenone funge da collegamento professionale tra la squadra e la classe arbitrale. Nonostante l’avviso di garanzia per frode sportiva notificato a Rocchi il 25 aprile, le indagini – che proseguono da 13 mesi – chiariscono che le espressioni “gradito” o “sgradito” sono semplificazioni del magistrato e non parole testuali pronunciate dal designatore.

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