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Zazzaroni sul silenzio dell’Inter: «Marotta conosce la permalosità degli arbitri. Si è mostrato vittima, non ha fatto come la Juventus…»

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Zazzaroni, sulle colonne del Corriere dello Sport, parla così del silenzio stampa dell’Inter dopo il pareggio interno contro l’Atalanta

Nell’ultimo editoriale sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha analizzato con la consueta schiettezza il post-partita di Inter-Atalanta, soffermandosi sulla scelta del club di adottare il silenzio stampa. Secondo il direttore, dietro la decisione di Beppe Marotta si cela una precisa strategia politica volta a gestire la pressione e il rapporto con la classe arbitrale: «Dai suoi, Marotta ha preteso il silenzio in pubblico. Quello che avevano da dire al Manganiello di turno è rimbalzato negli spogliatoi di San Siro. Marotta conosce gli equilibri e la permalosità degli arbitri, il mondo e noi. Ha voluto dimostrare che lui, loro non fanno come la Juve dopo il caso Kalulu: nessun interista ha dato in escandescenze in favore di telecamere e smartphone. Forte del vantaggio in classifica, ha inteso celebrare così la fine della sua evocatissima League. È stato furbo, sé stesso. Si è mostrato vittima, mai beneficiato».

Zazzaroni, la moviola e il richiamo di Rocchi all’uniformità

Spostando l’attenzione sugli episodi contestati, Zazzaroni si schiera nettamente a favore delle lamentele nerazzurre, confermando come la direzione di gara sia stata deficitaria nei momenti chiave della sfida contro la Dea: «Gol del pareggio irregolare per dinamica; rigore evidente». Nonostante il vantaggio di 8 punti sul Milan di Allegri, il clima resta incandescente, tanto da richiedere l’intervento dei vertici arbitrali per tentare di placare le polemiche.

Il direttore ha infatti riportato la posizione di Gianluca Rocchi, chiamato a fare da scudo ma anche da giudice critico verso il proprio organico: «Anche Rocchi è dovuto intervenire in numerose occasioni: ha evidenziato la necessità di migliorare l’uniformità e la qualità delle decisioni, pur difendendo i suoi uomini. In sintesi, le critiche non sembrano rivolte tanto a una presunta “corruzione”, quanto a una carenza di palle e di “applicazione uniforme delle regole” in un contesto in cui il VAR dovrebbe ridurre al minimo i guai». Una bocciatura che, secondo Zazzaroni, evidenzia più un limite caratteriale e tecnico degli arbitri che una malafede di fondo.

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