Hanno Detto
Milito si racconta: «Mourinho è il miglior gestore che io abbia mai avuto, Lautaro un campione straordinario»

Milito analizza il suo passato nerazzurro e il presente della squadra: le parole del Principe sul Triplete e il legame con Lautaro
Diego Milito è stato il protagonista dell’ultimo episodio di Giorgia’s Secret, trasmissione condotta da Giorgia Rossi su DAZN. Il Principe ha concesso una lunga intervista dove ha ripercorso le tappe più emozionanti della sua carriera, dalla genesi del suo soprannome fino alle notti leggendarie di Madrid. L’ex attaccante dell’Inter ha parlato a cuore aperto non solo del passato, ma anche del presente nerazzurro, soffermandosi sulla crescita dei suoi ex compagni e sul talento dei nuovi leader della squadra di Cristian Chivu.
SOPRANNOME – «Mi hanno dato il soprannome di Principe in Italia, in virtù del paragone con Enzo Francescoli, uno dei miei idoli. È sempre stato un orgoglio. Non mi pento di essere arrivato a una squadra come l’Inter a quell’età, mi sono goduto tutto nella mia carriera e ho fatto di tutto per arrivare in alto».
GOL PESANTI – «Avevo dei grandi compagni, campioni che mi hanno accompagnato. Ho avuto la fortuna di segnare io i gol nelle finali con l’Inter, ma avevo anche un condottiero come Mourinho che ci ha dato forza e consapevolezza».
CHIVU – «Sta facendo molto bene. Lo percepivo all’epoca, anche con Thiago Motta e Stankovic. Si vedeva potessero essere grandi allenatori. Anche il Cuchu ha tutto per esserlo, anche se non ha ancora avuto la possibilità di dimostrarlo».
MOTTA-JUVENTUS – «A volte è difficile spiegare certe cose. Lui sicuramente ha commesso qualche errore, è giovane e continuerà a imparare, ma ha le sue capacità. Ogni tanto ci sentiamo, gli voglio bene e lo conosco bene. So cosa pensa e come è fatto, non ho dubbi che sia un grande allenatore».
ICARDI – «Mauro ha fatto benissimo all’Inter. Poteva fare di più, soprattutto per il modo in cui lui è andato via. È stato un giocatore che ha fatto benissimo, peccato per come è finita. Mi dispiace non abbia avuto la possibilità di continuare a fare una grande carriera in nerazzurro».
LA NOTTE PRIMA DI MADRID – «Ho tanti ricordi, soprattutto con gli argentini. Eravamo sempre insieme prima delle partite, guardavamo un film e bevevamo il mate. Prima della finale di Madrid ricordo che guardammo un film molto bello e forte che riguardava le Malvine. Ci dicemmo che avremmo dovuto l’ottare per arrivare anche noi al nostro traguardo. Me la ricordo quella serata, mi emoziona ancora».
ADDIO MOURINHO – «Lo sapevamo già, era un segreto a voce che potesse partire. Quello era un motivo in più per giocare la finale come l’abbiamo giocata: quella storia doveva finire come è finita. Lui è un grande leader e un grande allenatore. Per me lui è stato speciale, sa in ogni momento la parola giusta o la bastonata giusta da dare. Nella gestione è il migliore che ho avuto».
INFORTUNIO AL GINOCCHIO – «È stata una delle cose più brutte della mia carriera. Quella sera in Inter-Cluj mi resi subito conto di quanto fosse grave, fu molto doloroso. Ero distrutto, ma dopo le tante dimostrazioni d’affetto dall’Inter, dalla famiglia e dai tifosi, mi dissi che sarei dovuto tornare prima possibile per restituire tutto ciò che mi era stato dato dal club».
LAUTARO – «Lo conosco da tanto tempo. Lui ha esordito in prima squadra entrando al mio posto, pensa com’è la vita. Si vedeva che era un grandissimo campione, aveva tutto chiaro. Sapeva ciò che voleva. Era straordinario. Non mi sorprende tutto quello che ha fatto finora, sono orgoglioso che sia un prodotto del Racing. Mi piacerebbe riportarlo a casa un giorno, lui lo sa. Quando vorrà, sa che a casa sua le porte sono aperte».