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Materazzi: «Inter Juve? Speriamo che Cuadrado non si tuffi questa volta»

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Marco Materazzi, ex difensore dell’Inter, ha parlato alla Gazzetta del Derby d’Italia di domenica sera

In un’intervista concessa a Gazzetta.it, l’ex difensore dell’Inter, Marco Materazzi, ha parlato del tanto atteso match di domenica sera tra i nerazzurri e la Juventus.

QUALE INTER MIGLIORE – «Ogni squadra cambia in base all’allenatore. Personalmente, preferisco sempre vincere. Se poi si gioca anche bene, tanto meglio».

COMPROMESSO – «Per trovare equilibrio mancano i risultati. Senza la sconfitta con la Lazio saremmo lì, invece ora dobbiamo recuperare punti su due squadre costruite per vincere. Zitto zitto, il Milan da due anni aggiunge pezzi».

DIFESA – «Un anno fa facevamo più contropiede perché c’era Lukaku, ora l’azione è più manovrata, il baricentro più alto e si rischia qualcosa».

LUKAKU – «Con Lukaku Inzaghi avrebbe giocato uguale a Conte? No, ci avrebbe comunque messo molto di suo. Simone mi piace, ma ora deve uscire dalla comfort zone di vent’anni di Lazio, dove vincere non era un imperativo».

JUVE – «Sembra una squadra di Conte… La loro solidità comunque è sempre stata soprattutto in difesa. Se siamo campioni d’Europa lo dobbiamo anche a Chiellini e Bonucci».

BONUCCI – «Leo ha detto una cazzata. Ormai è diventato juventino e come tale parla. Ma avrei potuto fare lo stesso errore. Loro hanno vinto per 9 anni e si sono meritati i complimenti. Ora però vanno fatti all’Inter. Chi dice che saper perdere è più difficile che saper vincere è Andrea Agnelli, non Massimo Moratti o Steven Zhang…».

VITTORIA SHERIFF – «E’ stato fondamentale perché era una gara decisiva. Ora l’opera va completata in Moldavia, la qualificazione era l’obiettivo minimo. Lo Sheriff non sarà un top club ma non si fanno 6 punti per caso. E se ci batte il 3 novembre di fatto ci elimina. Con lo Shakhtar così in ribasso, la corsa si fa su di loro. Si può passare anche pareggiando là e poi battendo lo Shakhtar, ma non rischierei. Anche perché all’ultima c’è Real-Inter. Ancelotti magari andrà a Tiraspol con le riserve, ma a noi non regalerà nulla. Come è giusto che sia, per provare ad eliminare una rivale pericolosa che potresti ritrovarti contro a marzo-aprile. Ricordiamoci che la Champions è una doppia manifestazione. Tra mercato, infortuni e condizione, una cosa sono i gironi, un’altra la fase ad eliminazione diretta, giocata tre mesi dopo».

DOVE SI DECIDE INTER JUVE – «Credo a centrocampo. Quello dell’Inter si fa preferire, ma loro ora sono molto quadrati e come al solito a Milano ci tengono a fare bene. Anche perché in uno stadio come San Siro non giocano spesso. Sanno che se fanno bene rientrano in corsa per lo scudetto».

BARELLA LOCATELLI – «Manuel nell’ultimo anno è cresciuto molto, ma con tutto il rispetto mi tengo stretto Barella. Ormai è un top mondiale. Anche se qualcuno che non capisce di calcio ancora non realizza che certi colleghi di Nicolò vengono esaltati perché hanno un ruolo definito, mentre lui sa fare bene tutto. Comunque se Inzaghi vuole andare a pizzicare la loro fonte di gioco, su Locatelli manderei Vidal».

CALHANOGLU – «Le ultime prestazioni parlano chiaro. Anche se non sai mai come va a letto e come si sveglia, Arturo al momento dà qualcosa di più. Il valore di Calha non si discute e mi aspetto che venga fuori, ma sembra di nuovo sull’altalena, come quando era al Milan. Credo che il suo sia un problema mentale più che fisico».

PERISIC CUADRADO – «Stimolato dal rigore dello scorso anno? Forse no, perché eravamo già campioni d’Italia. Ma se fossi stato al posto di Ivan, dopo che mi fischiano contro un rigore del genere avrei lasciato immediatamente lo stadio senza fare nemmeno la doccia. E poi mi dessero pure dieci turni di squalifica. Loro sono andati in Champions grazie a quell’episodio».

PRONOSTICO – «Vinciamo 3-1. I marcatori? Non esageriamo, ma io stravedo per Dzeko e Lautaro».

DZEKO LUKAKU – «Romelu è un fenomeno, ma soltanto nel campionato italiano. Dzeko è un fenomeno con caratteristiche diverse che però resta tale anche se lo metti in Inghilterra o in Spagna. Poi è chiaro che a 35 anni non puoi prenderlo per giocare in contropiede. Ma quando ha iniziato, nel Wolfsburg faceva reparto da solo».

DYBALA IN PANCHINA – «Meglio, contro di noi è sempre pericoloso».

CHIELLINI E CUADRADO – «Giorgio è Giorgio. Cuadrado ormai è una garanzia. Speriamo che non si tuffi… E che nel caso l’arbitro non abbocchi di nuovo».

ERRORI DIFESA – «Di sicuro ora la difesa è meno protetta, ma per quanto valgono i tre dietro dovrebbero evitare certe distrazioni. Dietro a Bonucci e Chiellini, che hanno più esperienza e sicurezza, Bastoni oggi è il miglior centrale italiano. Per la verità voleva fare un cambio gioco ma è scivolato… (l’assist a Barella dello scorso anno). Ma contro la Juve, soprattutto per lui che è proprio interista dentro, va bene anche un assist di ginocchio».

SCUDETTO – «Dico Milan. La probabile eliminazione dalla Champions può aiutarli ulteriormente. Il Napoli durerà, ma ha qualcosa in meno a livello di individualità. Ibra ha trasformato tanti ragazzi terribili in giocatori consapevoli. L’unico dubbio sulle due leader è legato al fatto che i loro allenatori non hanno mai vinto un trofeo. Inter e Juve fuori? Ovviamente no. Ma si sono messe nella condizione di dover recuperare tanti punti».

BARELLA – «Ho già detto quanto lo stimo. Pur in mezzo a una generazione di grandi centrocampisti, anche con l’Italia resterà sempre un titolare fisso».

BASTONI – «Un top. La coppia azzurra del futuro è quella composta da lui e Mancini della Roma. Si completano benissimo, uno più aggressivo in marcatura, Ale meno fisico ma con ottimi piedi che fanno girare la squadra. E può giocare a tre come a quattro. I nostri Azzurri sono il presente e futuro della Nazionale».

DIMARCO – «Altro interista vero. L’unico grande rammarico di questo inizio stagione è il rigore sbagliato contro l’Atalanta. Si sta meritando questo spazio, con Juric ha lavorato tanto, soprattutto sulla corsa e sulla quantità. All’Inter sta aggiungendo piede, duttilità e personalità».

SENSI – «Stefano è un mistero perché è un fenomeno, tanto che doveva essere all’Europeo. Credo che il suo sia un problema caratteriale e di testa. Ma si ricordi che c’è sempre tempo per svoltare. Glielo dice uno che era molto meno forte di lui e che ha vinto un Mondiale a 34 anni».

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