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Luis Henrique sulla lotta Scudetto: «Non dobbiamo fare come ci è successo al Botafogo! Sintetico? Non mi dà fastidio»

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Luis Henrique ha gli incubi del campionato perso con il Botago e avverte l’Inter. L’esterno nerazzurro chiede attenzione nel finale. Le sue parole

Intervistato da Placar, Luis Henrique, esterno offensivo dell’Inter ed ex Botafogo, ha affrontato due temi centrali del momento: il dibattito in Brasile sull’utilizzo dei campi sintetici e la lotta scudetto che vede protagonista la squadra nerazzurra. Il brasiliano ha offerto una riflessione equilibrata sulla questione dei terreni di gioco, senza nascondere le differenze tecniche rispetto ai campi naturali, e ha poi analizzato un’esperienza passata che oggi può rappresentare un insegnamento importante per il presente.

CAMPI SINTETICI«A me non dà fastidio, ma ci sono altri giocatori con qualche problema che lo risentono di più. Ora, per quanto riguarda lo stile di gioco, cambia parecchio, sì. Chi non ci è abituato lo trova molto difficile. In Europa l’ho visto col campo del Bodo/Glimt in Champions League: cambia il modo in cui controlli la palla e persino il dribbling. A volte è meglio avere un buon campo sintetico che uno naturale scadente. In Brasile ho giocato su molti campi pessimi, anche al Nilton Santos, prima che installassero quelli sintetici».

L’ESPERIENZA AL BOTAFOGO«Ci scherzo anche sopra, per quanto me lo permettano, perché purtroppo avevo una clausola che limitava il mio minutaggio a un certo numero di partite e un obbligo di riscatto. Avrei voluto giocare ancora di più, ma è stato positivo per me, ho fatto bene, ho dato un grande contributo. Purtroppo, la gente cerca di dimenticare perché eravamo troppo avanti, ma abbiamo giocato una prima parte di stagione molto buona. È un’esperienza formativa».

IL PARALLELO CON L’INTER«Qui all’Inter, ci troviamo in quella situazione, con qualche punto di vantaggio, e c’è quella sensazione di: ‘Dobbiamo vincere, non possiamo farcela scappare’, quindi non perdiamo la testa come è successo al Botafogo».

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IL PASSATO E IL BOTAFOGO«Volevo davvero restare al Fogao. Ero molto triste nei primi giorni in Francia, ma oggi ripenso a quel periodo con gratitudine. Forse, se fossi rimasto, oggi non sarei all’Inter. Quindi, il sentimento di gratitudine rimane».

L’ADATTAMENTO TRA MARSIGLIA E INTER«A Marsiglia, pur giocando da esterno, mi muovevo con maggiore libertà, più avanzato. Qui all’Inter partecipo di più alla costruzione del gioco, alla distribuzione della palla. All’inizio è stato più difficile, ma con il passare delle partite mi sono adattato. Oggi mi sento molto più a mio agio e sto migliorando. All’inizio ero un po’ preoccupato, per via dell’aspetto difensivo, visto che ero un attaccante che non dava molto supporto in marcatura (ride). Ora è qualcosa su cui lavoro quotidianamente. Ci sono partite in cui l’allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti in campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità».

L’INSERIMENTO IN ITALIA«In campo è andato come previsto. Il primo anno è sempre una fase di adattamento. Penso di essermi trovato bene con gli altri giocatori, sono stato accolto molto bene. È stato positivo che ci fosse già un brasiliano come Carlos Augusto in squadra, mi ha aiutato molto. Anche fuori dal campo è stato molto facile. L’Italia è un Paese che mi è piaciuto, anche più della Francia. È stato più facile adattarmi al cibo, alla gente, che è più calorosa. È stata un’esperienza molto positiva».

IL CALCIO ITALIANO E LA TATTICA«Sì, assolutamente. Prima di venire qui, mi sono allenato già con due allenatori italiani (Gennaro Gattuso e Roberto De Zerbi, ndr), quindi lo sentivo già. Ci siamo sempre allenati molto sull’aspetto tattico. Quando si è presentata l’opportunità di venire qui, lo staff mi ha avvertito che sarebbe stato ancora più tattico, ed è vero. Si percepisce che le squadre sono molto ben preparate sotto questo aspetto. C’è molta marcatura a uomo, e questo fa una grande differenza».

IL LAVORO TATTICO ALL’INTER«All’Inter lavoriamo molto con i video. Li guardiamo sempre prima degli allenamenti e delle partite. Ci alleniamo basandoci su quelli: ci dividiamo in due squadre, una simula l’avversario. È un lavoro molto basato sull’analisi. Ogni partita richiede un approccio tattico diverso, soprattutto nelle azioni, pur mantenendo la stessa formazione».

LIBERTÀ IN CAMPO«Dipende molto dalla partita. Ci sono partite in cui l’allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti sul campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità. Durante la partita, riusciamo ad avere una certa libertà, ma sempre nel rispetto del piano».

SPOGLIATOIO E COMPAGNI«Sono più legato a Carlos Augusto, che mi ha aiutato molto da quando sono arrivato. Ma ho anche un buon rapporto con Lautaro Martinez, che mi ha accolto benissimo. Mi ha persino mandato un messaggio quando tutto si è sistemato. È un ragazzo che scherza molto e cerca di parlare portoghese».

IL SOGNO BRASILE«Assolutamente. È un sogno. Sono in un club che mi dà visibilità, quindi dipende molto dalle mie prestazioni quotidiane. So che essere convocato per questo Mondiale è difficile, ma sto già pensando al prossimo ciclo. Voglio essere pronto. Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità».

Inter Roma

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