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Klinsmann su Inter Bodo: «Serve pazienza, non vanno segnati tutti subito. Uno Scudetto non cancellerebbe nulla»

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Klinsmann intervistato da La Gazzetta dello Sport ha ricordato la rimonta contro l’Aston Villa del 1990, che sia di buon auspicio per questa sera

Per ribaltare il verdetto di Bodo, l’Inter decide di interrogare la propria storia. Il pensiero corre inevitabilmente al 7 novembre 1990, quando i nerazzurri cancellarono il 2-0 subìto a Birmingham contro l’Aston Villa con un secco 3-0. Uno dei grandi protagonisti di quell’impresa fu Jurgen Klinsmann. Ecco il suo pensiero raccolto da La Gazzetta dello Sport:

IL 1990 CONTRO L’ASTON VILLA «Dopo l’andata nessuno pensava di non farcela, anzi eravamo tutti convinti. Si parte sempre da lì, dall’ottimismo che ti convince di poter fare grandi cose. Il resto del merito lo ha avuto lo stadio perché c’era un’atmosfera semplicemente incredibile. È stata una delle partite con più energia che abbia mai visto: ancora oggi mi ricordo le bandierine con scritto Inter che la gente sventolava».

LA LEZIONE DI QUELLA VOLTA «Insegna che serve avere pazienza e non è necessario segnare subito tutti i gol necessari. Io l’avevo messa dentro presto, ma per il 2-0 di Nicolino (Berti, ndr) abbiamo dovuto aspettare metà secondo tempo. Poi, dopo un po’, è arrivato un gol favoloso di Sandrino (Alessandro Bianchi, ndr) su cross di Pizzi che, forse, aveva superato la linea di fondo. Il boato è stato incredibile».

L’EVOLUZIONE DEL CALCIO NORVEGESE «Premetto che è difficilissimo giocare lì a febbraio con quel clima e con quel campo. Quando siamo stati eliminati dal Malmö nella Coppa dei Campioni 1989-90, non avevamo neanche queste scusanti… Al di là di tutto, però, il calcio norvegese ha avuto negli ultimi dieci anni uno sviluppo incredibile. Non se ne parla abbastanza, ma sarà la squadra sorpresa al Mondiale: forse ci sono nazionali più esperte per la vittoria, ma la Norvegia ha tutto per arrivare fino in fondo. Il Bodo Glimt non fa che rappresentare ottimamente questo movimento».

L’ERRORE DA NON FARE «L’errore più grande è trattarli come principianti: non saranno intimoriti perché sono ormai un’ottima squadra con dimensione europea. E non sono forti solo in casa, ma hanno qualità per metterti in difficoltà anche a Milano: bisognerà attaccare tanto, ma senza scoprirsi perché sanno castigarti alla prima occasione».

PIO ESPOSITO «Pio è già lanciato, indipendentemente dal ruolo che avrà fino a fine stagione. Che entri in corsa o giochi dall’inizio, questo ragazzo ha fatto capire di che pasta sia fatto. Possiamo sperare che sia lui l’uomo del destino e della qualificazione, ma speriamo soprattutto che possa crescere ancora: finalmente un italiano così forte subito in campo».

LE SUE DOTI «A me piace perché non conosce minimamente la paura e mantiene sempre il giusto livello di fiducia: è la dote che serve per fare un’impresa come questa. Poi, se sbaglia un gol, si dispera solo con se stesso e mai con il compagno che gli ha passato il pallone: è davvero un trascinatore nonostante i suoi vent’anni. Ma mi aspetto la stessa leadership anche da altri interisti…».

A CHI SI RIFERISCE «A Barella, Bastoni più Dimarco, che sta facendo numeri da circo sulla fascia. È l’asse italiano che in una partita come questa deve alzare il livello e trascinare. Con le giocate, ma anche con le parole. Contro il Bodo devi anche urlare, accendere il pubblico: se c’è uno stadio in cui i miracoli possono sempre succedere, quello è a San Siro».

IL CASO BASTONI «È stato un finimondo… esagerato. Avrà pure sbagliato, ma può succedere a tutti. L’ha detto pubblicamente: era veramente dispiaciuto e questo basta per finirla qui. Ora si va avanti e non ha senso accanirsi ancora su di lui o continuare a fischiarlo».

GLI INFORTUNI «Tutte le squadre hanno degli infortunati, a maggior ragione in questo periodo, a cavallo tra febbraio e marzo. L’Inter non poteva essere diversa dalle altre, ma non bisogna considerare mai le assenze come una scusa: quelli che andranno in campo saranno tutti dei campioni».

YANN BISSECK «Continuo ad avere un debole per lui: è semplicemente fortissimo. Spero che vada al Mondiale con la Germania, ma anche che resti all’Inter a lungo. Immagino che grandi squadre busseranno alla sua porta, ma sicuro che possa trovarsi meglio lontano da Milano?».

BASTA LO SCUDETTO PER CANCELLARE UN’ELIMINAZIONE «Per me, no. Un campionato da vincere è sempre bello, soprattutto se metti dietro il Milan, ma credo che il popolo nerazzurro si meriti il sogno Champions. Dopo due finali in tre anni, uscire così presto sarebbe un’autentica delusione che resterebbe, a prescindere da tutto. Ma io penso positivo, anzi ci credo proprio: si può vivere un’altra notte magica come la nostra del 1990».

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