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Klinsmann certo: «Inzaghi? Ecco che voto gli do, l’Inter ora ha questo chiaro obiettivo»

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Jurgen Klinsmann non usa mezzi termini, da Inzaghi a Barella e Lautaro, così svela l’ex attaccante dell’Inter sui nerazzurri

L’ex giocatore dell’Inter Jurgen Klinsmann così ha parlato dal palco della Milano Football Week. Tanti i temi affrontati dall’ex nerazzurro.

INZAGHI – «Il suo lavoro è stato fenomenale, da 10. Da fuori è sempre difficile giudicare il lavoro di un altro allenatore, ma possiamo giudicare lo stile della squadra, quello che fanno, come gestisce l’ambiente se le cose vanno un po’ male, e soprattutto quando arrivano le partite che contano di più, quelle di Champions League. L’Inter ha questo obiettivo: tornare tra i migliori in Europa, ed è già tra i migliori. Poi alla fine bisogna vincere… Auguro che questo momento arriverà».

LAUTARO – «È campione del mondo, è già arrivato tra i big. Giocatori come lui, Mbappé, attaccanti eccezionali, ci vogliono un po’ di titoli: con la coppa del mondo in Qatar ha vissuto questo momento indimenticabile per lui, e da lì ha preso più responsabilità quando è tornato all’Inter. È diventato molto più leader, è diventato capitano: devi essere focalizzato solo sul lavoro, e lo fa bene. Negli ultimi 2-3 anni è cresciuto molto. Thuram? Credo ci sia sempre qualcosa di un padre in un figlio. Quando parliamo di Lilian, io ho giocato 2 anni con lui al Monaco: era molto giovane, c’erano Djorkaeff, Petit, un paio di anni dopo hanno vinto il Mondiale nel ’98. Marcus è uno che vuole fare gol, è sempre con i piedi per terra, vuole dare tutto per la squadra, lo vedo bene con Lautaro come coppia».

BARELLA COME MATTHAUS – «Ci può stare. Matthaus era il tradizionale numero 8, andava su e giù per il campo con un’energia incredibile, non si è mai stancato. Aveva uno scatto incredibile, un tiro incredibile. Anche Barella fa queste cose: è dappertutto, a sinistra, a destra, poi va in area di rigore perchè vuole fare gol. C’è un pochino di Matthaus in lui, il paragone ci può stare. Brehme? Quando ci ha lasciato, un paio di mesi fa, ha lasciato un buco enorme nel mondo del calcio tedesco, ma anche qui: è stato un ragazzo favoloso, non solo un gran calciatore. Poteva giocare con il destro o con il sinistro, era uguale. Era sempre di buonumore, scherzoso, positivo: era l’equilibrio della squadra. Avevo litigato con Lothar, una volta anche con Zenga, eravamo tutti “maschi alfa”. Poi c’era Brehme: lui poteva correggere chiunque, era sempre lì per gli altri. Quando è morto siamo rimasti senza parole. Al suo funerale c’era mezza squadra: Pellegrini ha ordinato un aereo privato per 10-11 ragazzi della nostra squadra per essere lì. Se n’è andato troppo presto».

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