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Il progetto Inter Campus: le parole dei mister di Tel Aviv

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Inter Campus Israele e Palestina: tre tecnici raccontano il loro incontro con il progetto nerazzurro e il loro impegno con i bambini profughi e non

Attraverso una nota ufficiale diffusa sul sito del club, l’Inter ha dato spazio alle parole dei tre tecnici impegnati in Israele e Palestina nel progetto Inter Campus. Ecco le loro testimonianze.

Il momento più significativo dell’esperienza Inter Campus – racconta Yorai, che è nel team di Inter Campus Tel Aviv e allena settimanalmente un gruppo misto di bimbi, profughi e non – è stato il camp estivo del luglio 2020. Dove per un’intera settimana i bimbi hanno passato molte ore insieme tutti i giorni tra attività di calcio, arrampicata, piscina: una integrazione a tutto tondo“,

Gi fa eco Simon, coetaneo di Yorai, 22 anni, che a 7 anni è arrivato in Israele coi suo genitori partendo da Asmara, Eritrea: “Amo lavorare per questo progetto. Non solo per il valore che si dà all’integrazione ma anche per la possibilità di offrire una speranza ai bimbi profughi che, come me, coltivano il sogno di partecipare a un campionato di calcio giovanile cosa ahinoi ancora non permessa ai profughi”.

Per finire, le parole di Salah, che ha lasciato il Sudan nel 2008 a piedi verso il Ciad, da lì in auto fino alla Libia. Dove ha ottenuto un altro passaggio per l’Egitto da cui è poi arrivato a piedi in Israele.  “Sono diventato allenatore Inter Campus fin dall’apertura del progetto di Tel Aviv nel 2013. E grazie all’intervento di Social Goal sono riuscito a evitare di essere recluso nel campo profughi di Holot, aperto nel dicembre 2013 e fortunatamente chiuso definitivamente 4 anni dopo”.

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