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Filippo Serantoni e la rinascita nerazzurra: la straordinaria storia del bomber che ha sconfitto il destino dopo l’incidente

Filippo Serantoni torna al gol 263 giorni dopo lo scoglio: il sogno del centravanti dell’Inter continua con il caschetto protettivo
“Se uno scoglio non può arginare il mare, figuriamoci i sogni di un ragazzo di 15 anni, pieno di passione e talento.” Con queste esatte parole, Luigi Garlando introduce sulle pagine de La Gazzetta dello Sport la straordinaria parabola di Filippo Serantoni, giovane promessa del vivaio dell’Inter. Una storia di terrore, speranza e rinascita.
Tutto ha inizio in una cornice estiva che si trasforma improvvisamente in incubo. È il 23 luglio 2025 e Filippo si trova a Cala Moresca, ad Arbatax, in Sardegna. Un tuffo, una scalata sugli scogli e poi la tragica caduta. La diagnosi medica, arrivata dopo il trasporto d’urgenza in elicottero all’ospedale di Nuoro, gela il sangue dei genitori: “Frattura infossata con emorragia cerebrale”. In quelle ore drammatiche, il ritorno al calcio giocato è l’ultimo dei pensieri.
Eppure, Filippo non è un ragazzo qualsiasi. Classe 2010, bergamasco, è il centravanti dell’Inter Under 15. Un talento cristallino reduce da due scudetti consecutivi dominati a suon di gol (35 in totale, di cui 3 in finale), descritto magistralmente da Garlando come “Alto, secco, tecnico, rapace: un giovane Spillo col fiuto di Pippo Inzaghi”. Un predestinato puro.
La risalita verso il campo e l’incontro con Chivu
La vera forza di Filippo, però, si manifesta fuori dal campo. Dopo 17 giorni di degenza, il ragazzo inizia a rimontare la china. Dapprima ottiene una “idoneità non agonistica” che gli permette di tornare a respirare l’erba con i compagni dell’Under 16. Poi, il 17 marzo, il via libera definitivo del neurochirurgo: può tornare a giocare, a patto di indossare un caschetto protettivo.
L’Inter lo riabbraccia ad Appiano Gentile, dove incontra il totem dell’attacco, Lautaro Martinez, e soprattutto Cristian Chivu. L’ex difensore, che conosce bene il peso e il significato di quel caschetto, gli regala un consiglio indimenticabile: «Non guardarti più indietro. Sorridi e vivi il sogno. E tagliati il caschetto sulle orecchie, così ascolti meglio…».
Il ritorno al gol contro il Südtirol
L’epilogo di questa favola si materializza di domenica, alla prima convocazione contro il Südtirol. Filippo si alza dalla panchina e lascia subito il segno: prima un palo, poi il gol. Il trionfo finale de “La vita, 263 giorni dopo lo scoglio. Che non può arginare i sogni”.