Conferenza stampa Chivu pre Inter Napoli LIVE: le parole
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Conferenza stampa Chivu pre Inter Napoli: «Gara che può indirizzare una stagione, stimo Conte e c’è da imparare da lui. Con Luis Henrique ho commesso un errore»

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Conferenza stampa Chivu pre Inter Napoli: le parole del tecnico nerazzurro alla vigilia della sfida valevole per il 20° turno di Serie A 2025/26

La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Inter Napoli, match valevole per la ventesima giornata del campionato di Serie A 2025/26: queste le parole del tecnico nerazzurro. La conferenza avrà inizio alle ore 14:00, noi di InterNews24 la seguiremo live.

INTER CRESCIUTA RISPETTO ALL’ANDATA, COM’È CRESCIUTA LA SQUADRA? – «Col lavoro, dando continuità a quello che di buono era stato fatto. Direi che che con alti e bassi, abbiamo fatto cose buone e meno buone, ma sempre con la consapevolezza di voler migliorare sempre».

COME CAMBIERA’ LA PARTITA RISPETTO ALL’ANDATA, CON UN NAPOLI TOTALMENTE DIVERSO? – «E’ passato poco tempo. Vero che nel frattempo hanno cambiato il sistema di gioco e che hanno qualche interprete in più o in meno. All’andata c’era Anguissa e non c’era Hojlujnd, stavolta al contrario. Hanno una rosa importante, un gruppo di giocatori forti. Sarà una partita difficile da affrontare, sia per noi che per loro. La massima attenzione sarà nella mente di tutti per cercare di fare meno episodi, sarà una partita che vivrà di episodi».

PREVALE LA VOGLIA DI ANDARE A +7 O IL TIMORE CHE IL NAPOLI SI AVVICINI A -1? CHI HA PIU’ PRESSIONE TRA NOI E LORO? – «Dipende sempre a chi viene rivolta la domanda. Noi vogliamo andare a + 7 e loro vorrebbero andare a -1. Però dalla voglia ai fatti c’è tanto, c’è l’impegno, l’ambizione, tutto quello che riesci a mettere in campo. Concentrazione, equilibrio. Sono cose che determinano l’andamento della partita. Ultimamente stiamo dando continuità di risultati e anche nell’interpretare le partite, ma non vuol dire che siamo sicuri di cosa accadrà domani. L’unica certezza è che in questo periodo abbiamo sempre lavorato bene per superare determinati momenti. L’ambizione la voglia di questa squadra c’è sempre stata, forse ora è aumentata visto tutto quello che è accaduto nell’ultimo mese. Saremo pronti a fare una grande gara, consapevoli del fatto che questa è una partita che può indirizzare veramente il cammino dentro una stagione».

QUANTO MI STIMOLA IL CONFRONTO CON CONTE? – «Ho una grande stima di Conte allenatore, ero ancora giocatore quando lui allenava alla Juve, l’ho affrontato un paio di volte. Gli ho fatto anche i complimenti, da giocatore, per quello che lui riusciva all’epoca a trasmettere alla squadra. Nel frattempo è evoluto, fa cose più adatte al calcio di oggi e le fa bene. Ha vinto tanto, noi giovani allenatori abbiamo tanto da imparare da lui, questa è la realtà. Per me non esiste il confronto Chivu-Conte, sono due allenatori che cercano di dare il massimo per la propria squadra. Ultimamente l’allenatore è diventato forse troppo rispetto a quello che deve rappresentare in questo sport, i protagonisti sono i giocatori e non vanno dimenticati i tifosi. Poi ovvio che incide, è il responsabile e il leader di un gruppo».

COSA MI ASPETTO IN PIU’ DALLA MIA SQUADRA DAL PUNTO DI VISTA MENTALE – «Non è che il Napoli è più importante di quello che è stato il Parma, perché per arrivare al Napoli in queste condizioni devi passare anche dal Parma, dal Bologna, dall’Atalanta. Abbiamo cercato di trasmettere la consapevolezza di trattare tutte le partite in maniera seria, senza venire a far proclami davanti a qualcuno. Non vorrei nemmeno farlo prima della partita contro il Napoli. Sappiamo che il campionato è una maratona, bisogna affrontare 38 partite e bisogna dimostrare che meriti di essere competitivo. Noi abbiamo avuto la forza di rialzarci da momenti un po’ meno fortunati, ci siamo messi sempre a lavorare, rimboccandoci le maniche, dimostrando che questo gruppo vuole ancora dimostrare qualcosa. Speriamo di far meglio di quanto fatto ad ottobre, anche se poi è stata un po’ condizionata da certi episodi dove credo che in questi 2 mesi siamo migliorati anche nel non pensare troppo alle ingiustizie».

BISOGNA MIGLIORARE NEL TENERE LA TESTA FREDDA NEGLI ULTIMI 15 MINUTI? – «Nel calcio c’è sempre da migliorare e da imparare a gestire determinati momenti. C’è la maturità di una squadra, quella individuale e quella di un allenatore che deve fare delle scelte. Troppo facile parlare di scontri diretti non vinti solo perché i numeri dicono questo. La realtà mi dice che sono primo in classifica, ho più punti di altri che negli scontri diretti mi hanno battuto, anche più gol fatti o meno gol subiti. Siamo consapevoli anche noi dell’importanza di queste partite, ma anche che tutte le partite sono importanti».

PERCEZIONE CHE IL CICLO DI VITTORIE ABBIA ESORCIZZATO UN PO’ LA PAURA NELLO SPOGLIATOIO? UN PAREGGIO SAREBBE UN RISULTATO NEGATIVO? – «Non abbiamo mai parlato di paura e non l’ho mai vista negli scontri diretti con i miei giocatori, questo ciclo di 6 partite dice poco o nulla, si lavora per dare continuità alle prestazioni e ai risultati. Siamo consapevoli che magari a livello mentale o di convinzione siamo migliorati molto rispetto a 1-2 mesi fa, questo è merito dei ragazzi, una squadra che è migliorata molto capendo che bisognava aggiungere qualcosina. Una volta aggiunte, la bellezza del gioco è venuta fuori. Così cresce la fiducia e l’autostima. Il pareggio? Me lo dite voi, io non so cosa vuol dire vincere, perdere o pareggiare. Io so il lavoro, so cosa vuol dire entrare in campo con una determinata mentalità».

L’IMPORTANZA DI BISSECK ALLE SPALLE DI LUIS HENRIQUE, RISPETTO AD AKANJI – «Bisseck avanza poco, perché glielo chiedo io di non avanzare sempre, di dare la mobilità in determinati momenti. Di là abbiamo la mezzala destra e l’esterno che devono fare qualcosina in più, poi Bisseck aggiunge qualcosa nella mobilità che ci offre da quella parte. Per me Luis Henrique è migliorato tanto dal punto di vista tattico. Ci dà una grossa mano in quel ruolo, è importante per noi e sono felice per lui. Anche se molti giocatori dicono che non leggono e non sentono, non è vero. Sono sempre lì a sentire, c’è stato tanto rumore per lui ed era impossibile che non arrivasse a lui. Forse anche da parte mia, un errore di comunicazione l’ho fatto quando ho detto che non era pronto, ma mi riferivo a quel momento. Poi col lavoro, con l’umiltà e la dedizione, si è sempre messo a disposizione del gruppo e dell’allenatore, cercando di mettere in mostra quanto gli viene detto. Siamo contenti di vederlo in campo con quel sorriso e quell’eleganza, poi siamo consapevoli che può migliorare ma non è mai semplice vestire la maglia dell’Inter e giocare a San Siro con 80 mila persone. Mi tengo sempre Luis Henrique, gli faccio anche i complimenti per la persona ch è, ha dimostrato di avere le spalle grosse e non si è mai lamentato».

SU DARMIAN, SUL RIENTRO DI DUMFRIES E SU QUANTE PARTITE DI FILA PUO’ FARE LUIS HENRIQUE – «Giocare ogni 3 giorni non è semplice, ma abbiamo soluzioni e alternative, ci inventeremo qualcosa come sempre. Gli allenatori devono esser abituati a sistemare i problemi e a non crearli. Questo non vuol dire che non dica la mia opinione e quello che penso nelle sedi opportune, ma non vengo mai a piangere per quello che ho o non ho. Darmian si allena col gruppo da 2 giorni, sta abbastanza bene però ovvio che è passato molto tempo, ci vorrà un po’ per averlo. Domani non sarà convocato ma spero di reintegrarlo al più presto, magari contro il Lecce. Dumfries ancora non l’ho visto, dovrebbe tornare a fine gennaio, sta facendo il suo lavoro nel processo di riabilitazione in Olanda, seguito dal nostro staff medico. Quando tornerà inizierà la parte atletica. Spero che per fine febbraio possa averlo a disposizione, ma non sono un medico e non l’ho visto. Questo è ciò che spero».

DUBBI DI FORMAZIONE – «Io ho sempre dubbi di formazione, devono mettermi a confronto con le difficoltà di un gruppo che si allena sempre al massimo. Oggi sono buono e vi dico che Luis Henrique giocherà domani».

DOPO LA PARTITA D’ANDATA CONTE DISSE CHE NON AVREBBE MAI PERMESSO AD UN SUO DIRIGENTE DI PARLARE DI ARBITRI, QUANDO LO FECE MAROTTA, MA IERI NE HA PARLATO MANNA. PARLARE TROPPO DI ARBITRI TOGLIE SERENITA’ AI GIOCATORI E ANCHE AGLI ARBITRI STESSI? – «Questo non lo so. Noi abbiamo scelto, la nostra società ha scelto con me che quello che fanno gli arbitri a noi non deve interessare, noi dobbiamo pensare a noi. Ho parlato spesso che dobbiamo esser più forti delle ingiustizie, di avere una disciplina mentale, io ho cercato di trasmettere questo e sto ancora combattendo. Non voglio che i miei giocatori cerchino alibi. Se perdo, devo farlo a modo mio. Non si tratta solo di vincere nella vita o nel calcio, le persone vengono prima di tutto. Anche gli arbitri, come i dirigenti e gli allenatori, prima di tutto sono persone».

QUANTO E’ STATO UTILE PERDERE LA FINALE COL PSG IN QUEL MODO PER RIPARTIRE? NE PARLIAMO ANCORA? – «Non auguro a nessuna squadra al mondo di vivere quello che questa squadra ha vissuto. Lo dico onestamente. Non è mai semplice presentarsi in finale di Champions e perdere. Ma con loro non ne parla, non mi sembra giusto. Devono essere consapevoli del fatto che l’anno scorso hanno provato in tutti i modi ad esser competitivi, non devono perdere quella cosa. Quella voglia di andare ad ottenere i risultati che sono al limite del pensiero a me fa piacere, non vanno a nascondersi dietro a qualcosa. Loro hanno perso, ma la cosa più importante è che sono riusciti a rialzarsi. I campioni, quelli forti, si mettono subito in gioco e non puntano il dito nel cercare errori o scuse».

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