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Condò duro sull’Inter: «Questa squadra è finita dopo quella partita. Ecco cosa serve adesso»

Condò duro sull’Inter nel suo editoriale al Corriere della Sera in seguito al derby perso contro il Milan. Le sue parole in merito
Nel suo editoriale del lunedì sul Corriere della Sera, il giornalista Paolo Condò ha commentato gli effetti del derby di Milano sulla corsa scudetto. La vittoria del Milan ha riaperto almeno in parte il campionato, mettendo pressione sull’Inter, che resta comunque avanti con sette punti di vantaggio in classifica.
LOTTA SCUDETTO – «Il risultato del derby ha davvero riaperto il campionato? Sì. O meglio, ha esposto l’Inter a un pericolo che non pensava di poter correre. Con 7 punti di margine continua a essere la chiara favorita, ma il derby era l’ultima chance di produrre una vittoria da ricordare. L’Inter sa che sta vincendo il titolo grazie alla straordinaria — questa sì — efficienza contro le squadre più deboli. Per un gruppo di campioni non è un discorso esaltante».
FINE DI UN CICLO – «Quest’Inter è finita dieci mesi fa, la sera della gara di ritorno col Barcellona: la prestazione leggendaria di un gruppo crepuscolare, unico nel suo genere per la capacità — firmata Marotta e Ausilio — di rigenerarsi per anni monetizzando campioni (Hakimi), ottimi giocatori (Lukaku) e meteore (Onana), e sostituendoli in pari (Dumfries e Thuram) o addirittura in meglio (Sommer, fino a quest’anno). Godendo della crescita del nucleo storico Lautaro-Barella-Bastoni-Dimarco e aggiungendo figure altrove deprezzate come Calhanoglu e Mkhitaryan. Perché questo gruppo sarebbe finito? Ribadiamo: lo è per gli altissimi livelli, cioè due finali di Champions. Ancora per quest’anno dovrebbe bastare per lo scudetto, ma sarà un frutto estremo da festeggiare senza lasciarsi fuorviare. Occorre una ristrutturazione molto profonda, che dia spazio ai Pio Esposito, congedi qualche ultratrentenne e si rassegni al fatto che non tutte le pescate sono riuscite».
CALO DI INTENSITÀ – «La quantità di infortunati spiega solo in parte il calo di intensità dell’ultimo mese, nel quale fra Bodo, Como in coppa e derby l’Inter ha smarrito aggressività e faccia tosta. Si è incartato sul caso Bastoni e i lamenti sui mancati riconoscimenti (ma quali?) non sono da Inter, ma la sua conferma non è certo in discussione. Piuttosto la proprietà dovrebbe varare una politica di mercato espansiva: non si può scoprire ogni anno un gioiello a basso costo».
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