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CalVARese e il silenzio degli innocenti: un’altra occasione sprecata in Serie A

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L’arbitraggio di Calvarese in Juve-Inter è finito nell’occhio del ciclone: perchè non dare l’opportunità al protagonista, in negativo, di parlare a fine partita?

Ancora una volta l’arbitro finisce per diventare il protagonista di una partita. Non Cristiano Ronaldo, non Lukaku, non Hakimi o de Ligt ma Gianpaolo Calvarese della sezione di Teramo. Il fischietto abruzzese è diventato l’antagonista della partita, macchiando fin da subito il confronto tra bianconeri e nerazzurri con alcune scelte a dir poco bislacche.  Dall’abbraccio Chiellini-Darmian nell’area dell’Inter al gol annullato a Lautaro Martinez per fallo (?) di Lukaku su Chiellini. Dai ruvidi interventi di Kulusevski all’autogol di Chiellini annullato momentaneamente, fino ad arrivare alla madre di tutti gli errori: l’assurdo rigore fischiato alla Juve per il contatto (?) tra Perisic e Cuadrado. Come saggiamente detto da Paolo Condò, più che una moviola ci vorrebbe un’autopsia per analizzare la sequenza interminabile di fischi errati da parte di Calvarese.

Senza scomodare vecchi fantasmi appartenenti a un calcio che – si spera – non torni mai più, abbiamo avuto prova per l’ennesima volta che in Italia piace alimentare la teoria del complotto e del sospetto. Non si spiegherebbe altrimenti la scelta di non far parlare gli arbitri in conferenza stampa (o davanti ai microfoni di Sky o DAZN) dopo le partite. Specie dopo match come quello dell’Allianz Stadium, dove il punto di vista dell’arbitro tornerebbe utile per chiarire e comprendere il perché di determinate scelte. Invece è più facile (e comodo) buttare tutto in pasto ai social e ai moviolisti del web, che dall’alto delle loro competenze (?) pontificano su cosa avrebbe e non avrebbe dovuto fare l’arbitro in campo.

La luce in fondo a questo infinito tunnel si è avvistata con l’elezione di Alfredo Trentalange a capo dell’AIA. L’ex direttore di gara è da sempre uno dei più grandi sostenitori del liberare gli arbitri dalla censura a cui sono sottoposti. Non è un caso che il primo arbitro a parlare in televisione (Daniele Orsato a 90° minuto) sia andato sotto la direzione di Trentalange.  L’esperimento ha dato ottimi riscontri, perchè non replicarlo – a caldo – anche con gli arbitri dopo le partite? Così facendo si eviterebbe di assistere a orrendi post partita come quello di ieri o comportamenti censurabili come quello del ds Foggia nei confronti di Mazzoleni.

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